Finanziamento partiti? “Aggirare” i bilanci si può…

simboli_partiti_rimborsidi ANGELO VALENTINO – “L’abolizione del finanziamento pubblico diretto alla politica ha contribuito a rivoluzionare completamente la materia. A farne i danni è stata soprattutto la comprensione del sistema, e quindi la sua trasparenza. Se da un lato infatti lo stato spende meno, dall’altro l’attuale sistema è talmente complesso da renderne il monitoraggio molto più complicato”. Ecco, la fondazione Openpolis ha detto tutto in poche righe.

E in questi tempi in cui si parla di finanziamenti a destra e a manca, è interessante leggere che “mentre prima i movimenti politici si organizzavano, economicamente e logisticamente, unicamente attraverso i partiti, ora il numero di soggetti coinvolti si è moltiplicato… Più attori vuol dire più complessità, e quindi meno trasparenza”. Parole sante.

Openpolis ricorda che con la riforma del 2013 sotto il governo Letta in Italia è stato progressivamente eliminato il finanziamento pubblico diretto ai partiti. Questo consisteva principalmente nei cosiddetti rimborsi elettorali, che sono stati definitivamente aboliti nel 2017.

Questa transizione, durata dal 2013 al 2017, ha fatto sì che le entrate dei partiti più che dimezzassero nel giro di poco tempo.

Ora il finanziamento èpubblico diretto è stato sostituito da uno basato sul finanziamento indiretto. Su base volontaria, privati che donano o cittadini che destinano il proprio 2 per mille ai partiti. Il sistema, però, è fermo al palo.

Anzi, le donazioni provate solo scese, fa sapere il dossier. Si è passati dai 5,3 milioni del 2017 a 14,1 milioni di euro del 2018.
E allora, tolto il finanziamento pubblico, in disgrazia il due per mille, da dove arrivano i soldi per fare politica?

Svelato l’arcano nel dossier: “L’ammontare di soldi che hanno incassato i gruppi parlamentari tra il 2013 e il 2017 è stato di gran lunga superiore a quello ricevuto dei partiti. E, non a caso, questo ha portato molti partiti ad utilizzare i fondi dei gruppi parlamentari per svolgere attività più politiche che istituzionali. Soldi dei gruppi parlamentari che quindi vengono utilizzati per pagare manifestazioni del partito, staff e personale interno, come anche materiale di comunicazione per campagne elettorali”. 

Ecco allora il solo delle fondazioni. “L’ascesa politica di Matteo Renzi e della sua fondazione Open ne è stato un perfetto esempio. Una struttura parallela al partito di appartenenza, in questo caso il Partito democratico, utilizzata per raccogliere fondi, organizzare eventi e aggregare la base elettorale. Non rappresentano solo un modo per affermarsi politicamente, ma anche un strumento per tessere rapporti trasversali tra partiti”.

Poi, attenti bene, leggete con attenzione…. oltre alle fondazioni ci possono essere “Associazioni che possono diventare anche il terreno “neutrale” in cui instaurare relazioni con rappresentanti del mondo accademico, politico e giornalistico. L’ultimo esempio in ordine di tempo è la kermesse SUM, organizzata dall’associazione Gianroberto Casaleggio, in cui Davide Casaleggio, esponente di spicco del Movimento 5 stelle, ormai da due anni mette assieme vari esponenti del dibattito politico pubblico. Il Movimento stesso, non essendo un partito nel senso ufficiale del termine, basa la stragrande maggioranza della sua organizzazione su una rete di associazioni, tra cui anche l’associazione Rousseau”.

Domanda spontanea: e la Lega?! Quale o quali associazioni ha per agire?

Specifica però lo studio che fino all’approvazione della legge anticorruzione sotto l’attuale governo Conte, tutte queste strutture ricevevano lo stesso trattamento di qualsiasi altra associazione e fondazione presente nel paese. “Questo implicava che a loro non fosse richiesto quel livello di trasparenza generalmente richiesto ai partiti, non permettendo quindi di analizzare né i loro bilanci, né le donazioni che ricevevano”.

Poi qualcosa è cambiato. “Con l’approvazione della legge anticorruzione un po’ di cose sono cambiate, ma il tema principale non è risolto. Inserendo degli obblighi di trasparenza per queste strutture, si sta di fatto certificando l’aumentata complessità dello scenario politico italiano. Formalizzando il bisogno di avere maggiori e migliori informazioni su fondazioni e associazioni politiche, si è confermato il loro ruolo nelle dinamiche politiche del nostro paese. Strutture che poi variano anche in caratteristiche. Sono infatti state equiparate ai partiti tutte le fondazioni, associazioni e comitati che:

 

  • hanno organi direttivi determinati in tutto o in parte da partiti o movimenti politici;
  • hanno organi direttivi o di gestione sono composti per almeno 1/3 da membri di organi di partiti o movimenti politici ovvero persone che sono o sono state, nei 6 anni precedenti, membri del Parlamento nazionale o europeo o di assemblee elettive regionali o locali di comuni con più di 15.000 abitanti, ovvero che ricoprono o hanno ricoperto, nei sei anni precedenti, incarichi di governo al livello nazionale, regionale o locale, in comuni con più di 15.000 abitanti;
  • hanno erogato donazioni a titolo liberale in misura pari o superiore a 5.000euro a partiti o movimenti politici.Altra domanda spontanea: trovare qualche somiglianza tra questi requisiti e il rapporto della Lega con qualche associazione

    Interessante questa specificazione: “con il decreto crescita infatti il governo Conte ha di fatto abolito il divieto per queste strutture di ricevere finanziamenti dall’estero, come è invece per i partiti. Una confusione normativa che se da un lato vede “un’equiparazione” tra partiti e fondazioni/associazioni politiche, dall’altro per quest’ultime prevede meno divieti proprio nel campo dei finanziamenti.

    Il presunto caso dell’Associazione Lombardia Russia – scrive infatti Openpolis – prova che comunque la nuova normativa non riesce ad intercettare le tante dinamiche in ballo.

    Una questione poi, quella del rapporto tra associazioni e politica, che non necessariamente è stata risolta con le ultime riforme.Il recente caso dell’Associazione culturale Lombardia Russia, e dei suoi presunti legami con la Lega, ne sono in qualche modo una prova.

    Nessuno vieta infatti, più in generale, che organizzazioni senza politici negli organi apicali, e quindi non coinvolte dagli obblighi di trasparenza ora imposti, possano avere dei forti legami con partiti politici”.

    Il campo dei finanziamenti e delle spese si allarga nel dossier a prendere in esame anche  la propaganda online: “Qui il parlamento deve ancora intervenire per normare la materia. Ad oggi infatti per la propaganda politica online non valgono le stesse regole già in campo per la tradizionale propaganda politica”. Incredibile ma vero. i saprebbe, per esempio, chi paga per il determinato contenuto di propaganda, ma non chi ha fornito quei soldi a quella persona o a quella struttura.  i saprebbe, per esempio, chi paga per il determinato contenuto di propaganda, ma non chi ha fornito quei soldi a quella persona o a quella struttura.

    “Partiti con meno soldi, vuole anche dire più strutture non ufficiali che fanno propaganda politica. Un problema soprattutto online”.  Chiarissimo. La magistratura che ne pensa?

    “Il quadro è complesso, e gli attori sono tanti, ma alcune regole per rendere più tracciabili i finanziamenti alla politica sono già in essere. Il problema però è che nessuno monitora sul loro rispetto o, in altri casi, chi dovrebbe non ha i mezzi per farlo”.

    “Si saprebbe, per esempio, chi paga per il determinato contenuto di propaganda, ma non chi ha fornito quei soldi a quella persona o a quella struttura”.

    In altre parole, Openpolis ci sta dicendo che le leggi ci sono ma la politica poi fa la gnorri. “Approvare una legge per la trasparenza, e poi non controllare sul rispetto, rende l’approvazione della legge stessa inutile”.

    “E ancora, il caso della commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici. La struttura ha più volte denunciato, nella sua relazione annuale, carenze organiche ed economiche. Una situazione che non le permette di svolgere pienamente, e autonomamente, il suo lavoro di controllo sui bilanci dei partiti. Una situazione resa ancora più grave dal fatto che ora la commissione dovrà anche, in seguito alla loro equiparazione ai partiti, vigilare su fondazioni e associazioni politiche. È stata approvata una legge per rendere più trasparenti i bilanci dei partiti, e soprattutto le donazioni che ricevono, ma all’organo che è stato predisposto per monitorare non sono stati dati i mezzi per farlo”.

    Questa pubblicazione è stata prodotta nell’ambito del progetto ESVEI, co-finanziato da Open Society Institute in cooperazione con OSIFE/Open Society Foundations, e promosso da OBC Transeuropa.”

 

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