Finanziamento ai partiti. Sarà la volta buona?

di OPENPOLIS – Un aspetto importante su cui interviene la riforma in discussione alla camera è la disciplina delle forme di finanziamento e rendicontazione dei partiti. Vediamo quali sono le novità principali contenute nelle bozze di legge.

 

Due anni fa, con la legge 13/2014, il finanziamento pubblico diretto ai partiti è stato sostituito da forme indirette, attraverso la scelta volontaria del 2×1000 da parte dei cittadini e le detrazioni fiscali per le donazioni liberali. I bilanci dei partiti sono dunque in trasformazione. Per esempio nel giro di un anno, tra 2013 e 2014, è più che quintuplicato il peso dei contributi da persone giuridiche, tra cui rientrano anche le aziende.

E questa è materia di notevole interesse pubblico, utile per esplicitare i potenziali conflitti di interesse. Attualmente però non è necessario rendere noti i nomi o le ragioni sociali dei finanziatori: i contributi superiori ai 5.000 euro vanno dichiarati alle isituzioni, ma possono essere resi pubblici solo con l’autorizzazione del diretto interessato.

Ad oggi inoltre è impossibile avere un quadro completo dei movimenti finanziari attorno alle formazioni politiche, tra bilanci dei partiti e dei gruppi parlamentari, spese in apparenza “collaterali” (per esempio i media di partito), o entrate per mezzo di fondazioni e think tank di stretto riferimento. Non è dunque possibile avere una visione d’insieme o anche solo pensare di ricostruire il puzzle economico di cui si nutre la vita politica italiana.

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Questi aspetti sono presi in considerazione da molte delle proposte di legge in discussione alla camera, anche se – prevedibilmente – con notevoli differenze. Il testo a firma di Andrea Mazziotti di Celso (deputato di Scelta civica per l’Italia) propone  di “registrare l’identità di tutti i soggetti che effettuano donazioni a loro favore, anche sotto la soglia attuale di 5.000 euro”. Inoltre al comma dell’articolo 5 si propone di estendere gli obblighi di trasparenza attualmente previsti per associazioni e fondazioni i cui direttivi sono deliberati dai partiti, anche per quelle in cui compaiono iscritti a partiti e movimenti politici, visto che è molto frequente – si legge nelle righe introduttive – “la creazione di fondazioni da parte di parlamentari o altri iscritti a partiti politici, che svolgono attività politica in favore del partito, pur non partecipando direttamente il partito all’elezione degli organi direttivi“.

Inoltre la stessa proposta prevede che “ai bilanci dei partiti vadano allegati non sono i bilanci delle fondazioni, associazioni e comitati, ma anche quelli dei gruppi parlamentari di riferimento, in modo da garantire un quadro di insieme”.

La proposta di Gianpiero D’Alia, deputati di Ap (Ndc-Udc), introduce anche meccanismi per l’attribuzione di immobili pubblici ai partiti che non dispongano di una sede di proprietà con un affitto a canone agevolato. Nessun riferimento invece, così come le proposte dei parlamentari Pd, alle fondazioni o alla trasparenza del mondo economico che ruota attorno alle formazioni politiche.

Il testo firmato dal deputato Andrea Toninelli parte dal divieto di accettare contributi o altre forme di sostegno da quanti non ne autorizzino la pubblicità dei relativi dati, compresa l’identità dell’erogante. Inoltre reintroduce l’obbligo di dichiarazione congiunta per le donazioni superiori a 1.000 euro rispetto agli attuale 5.000 euro. Inoltre la bozza dei 5stelle “riduce il limite massimo per i contributi erogati dalle persone e dalle società da 100.000 a 18.000 euro annui; riduce da 30.000 a 5.000 euro l’importo dei contributi in favore dei partiti a cui si applica la detrazione nella misura del 26 per cento; esclude che tale agevolazione si applichi ai contributi erogati in favore dei partiti da eletti o candidati”. Infine lo stesso testo  propone una ridefinizione delle associazioni e fondazioni politiche, comprendendovi anche quelle che eroghino somme o finanzino iniziative e servizi di importo pari o  superiore a 5.000 euro a favore di una formazione politica.

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One Comment

  1. Padano says:

    Bisogna uniformare il 2, 5 e 8 per mille, dando la possibilità di erogare ai partiti dallo 0 fino al 15 per mille complessivo.
    Senza aggravi di costo.

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