Mercati finanziari: l’Italia è di nuovo a rischio contagio

di REDAZIONE

Nell’Eurozona la ripresa rimane abbastanza fragile, a causa dell’elevata disomogeneita’ tra i diversi paesi: lo sostiene il rapporto “Risk Outlook”della Consob, presentato oggi all’Universita’ Bocconi di Milano, basato su dati disponibili al giugno 2013 e relativi ai prossimi sei mesi. Secondo gli analisti Consob, l’attivita’ economica dei paesi periferici (in particolare Italia e Spagna) e’ contraddistinta da un mercato del lavoro debole e da una forte disoccupazione: la debolezza del ciclo economico mette a rischio le misure adottate per il risanamento dei conti pubblici, provocando anche il rischio di un circolo vizioso. “Dai mercati finanziari – sostiene inoltre il dossier – si evince un possibile riacuirsi di fenomeni di contagio”. Per Italia, Germania e Spagna la quota di debito complessivo in scadenza nel secondo semestre del 2013 si colloca intorno all’11%.

 Il rischio di credito delle banche quotate italiane si attesta su livelli piu’ elevati rispetto a quelli rilevati nell’Eurozona, per quanto in flessione rispetto al 2012: e’ quanto emerge sempre dal rapporto “Risk Outlook”della Consob. Il rapporto considera un campione di grandi banche europee di Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito: secondo gli analisti della Consob, a fine 2012 i gruppi bancari francesi e inglesi hanno registrato un’esposizione leggera verso il debito pubblico interno ed estero (prossima al 3%), mentre le banche tedesche sono esposte attorno al 6% e gli istituti di credito spagnoli e italiani sono contraddistinti da un’esposizione oscillante tra il 9% e il 10%.  Le banche italiane, inoltre, continuano a mostrare una minore redditivita’ rispetto ai principali competitors tedeschi,francesi e inglesi: tale situazione, insieme all’elevata correlazione tra CDS (credit default swap) del debito sovrano e CDS delle banche tricolore, spinge gli analisti a definire i rischi del credito delle banche italiane “piu’ bassi rispetto a quelli registrati nei periodi di maggiore instabilita’ sui mercati, sebbene ancora superiori rispetto a quelli di un campione di grandi banche europee”.

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