Financial Times: stipendi banchieri italiani fuori dal mondo. 850mila euro per consigliere d’amministrazione

banchedi Spartaco Ferretti –  Il Financial Times denuncia: “Le banche italiane buttano soldi, 850mila euro a un consigliere”. Troppi consiglieri, troppi consigli di amministrazione e con stipendi decisamente troppo alti. Il Financial Times approfondisce quello che tempo fa il governatore della Bce Mario Draghi aveva fatto capire: le banche italiane buttano soldi. Lo fanno perché hanno tutte un consiglio di amministrazione. E perché, sempre o quasi, quei consigli di amministrazione sono troppo numerosi rispetto alla dimensione del bene da amministrare. Per non parlare delle retribuzioni dei consiglieri. Del resto basta guardare i numeri, come fa il Corriere della Sera (http://www.corriere.it/economia/16_marzo_31/banche-italiane-consigliere-costa-media-850mila-euro-1be4eb00-f71c-11e5-bb62-9cf2392b520a.shtml)  in un pezzo firmato da Fabio Savelli: Il Banco Popolare ha 24 rappresentanti in consiglio. Banca Popolare dell‘Emilia Romagna ne ha 18. Intesa Sanpaolo è da poco passata al sistema monistico, ma ha avuto per lungo tempo un sistema dualistico con 28 membri nel doppio board. Ubi banca ha 23 persone nel suo consiglio di sorveglianza e altre nove nel comitato di gestione. Sempre secondo il Financial Times, questi consigli di amministrazione ipertrofici brillano, si fa per dire, per la scarsa rappresentanza di donne e stranieri. La foto, insomma, è quella di un microcosmo chiuso e vecchio, teso a conservare rendite di posizione.

E poi c’è il discorso stipendi. Con una punta di pudore il Financial Times si limita a definirli “stravaganti”. Ma sembrano qualcosa di peggio:  Secondo lo studio la retribuzione media dei membri del consiglio, tra cui gli amministratori delegati, è stata di 850mila euro. Ma il tempo sta per scadere per questo vecchio modo di fare le cose. Quindici mesi fa il governo ha approvato una riforma che sta costringendo le prime 10 banche di credito cooperativo italiane a diventare società per azioni, innescando i processi di consolidamento auspicati. Quindi l’attacco finale: non solo i consiglieri sono troppi e troppo ben pagati. Lavorano anche male. Sono, per dirla con il quotidiano americano, “debolmente redditizi” visto che molte banche hanno dovuto ristrutturare. Infine il capitolo “sofferenze bancarie”: Il settore ha anche 360 miliardi di euro di sofferenze lorde – pari a circa un quinto del prodotto interno lordo – che sta trascinando verso il basso anche l’anemica ripresa economica del Paese. Una recessione terribile e un decennio di stagnazione sono in parte responsabili, ma lo è anche stato una cultura del credito clientelare. Esperti di corporate governance sostengono che ciò sia da ascrivere ai processi di selezione delle classi dirigenti. Influenzati dalle fondazioni bancarie azionista che hanno nominato notabili locali senza grandi competenze in ambito bancario. Si tratta spesso di persone con connessioni con la politica locale. Nulla di più. Capitalismo di relazione.

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2 Commenti

  1. Renzo says:

    Il cancro catto-comunista-mafioso-statale-ienesco, ha quasi finito la propria opera infame, ma la maggioranza dei cittadini, soprattutto padani, a dir poco RINCOGLIONITI dal giullare di turno.
    WSM

  2. Giancarlo says:

    E’ chiaro come il sole che nessuno ascolta o frega niente di chi continua a lanciare segnali sulle assurdità italiane nel settore bancario. Per decenni si è aiutato gli amici e si facevano soffrire tutti gli altri arrivando anche a farlo fallire se faceva comodo a qualcuno.
    Come imprenditore so di cosa parlo.
    Il fatto che si continui a dare emolumenti stratosferici ai consiglieri, per non parlare dei presidenti e vice presidenti e direttori generali e managers vari con liquidazioni pazzesche anche quando fanno disastri come quelli delle banche che tutti sappiamo…è perché è chiarissimo che il sistema bancario italiano tirerà le cuoia prima o poi e quindi i “grandi banchieri” continuano a mangiare soldi prima che tutto finisca.
    Non si capisce altrimenti questi atteggiamenti da sordi, ciechi e muti e che nulla cambi.
    Quando Draghi avrà finito di stampare euro si accorgerà di aver contribuito a far fallire la moneta unica.
    Guarda caso la deflazione continua nonostante tutto. Ma certo…la fiducia degli italiani, ma anche degli Europei sull’euro, sulle banche e sulla stessa Europa è ai minimi storici ma si continua….si persevera…avanti ad ogni costo…….i nodi stanno già venendo al pettine e ne pagheremo tutti le conseguenza nefaste e disastrose di un continente portato alla rovina da una classe dirigente che di dirigente non aveva nulla se non le cariche !!!
    WSM

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