Figli di Toscana: Ciampi, Spadolini, Fanfani, Ricasoli. Ma anche Gelli, e lo studente Sofri a Pisa

toscana

di SERGIO BIANCHINI – Nel mio, forse vano, tentativo di evidenziare l’esistenza politica oltre che sociale delle tre Italie voglio soffermarmi un po’, ancora una volta, sulla toscana che dell’italia centrale è la spina dorsale.

Ciampi era toscano, di Livorno. Mise in moto la linea del ripristino dell’idea nazionale che prima di lui aveva toccato il punto più basso con l’abolizione della festa della repubblica e del giuramento alla costituzione degli insegnanti, cose di cui oggi la sinistra forse si vergogna. Anche il famigerato Licio Gelli era toscano, di Pistoia. Non parliamo poi del famosissimo Fanfani di Arezzo.
Ma anche Spadolini, primo capo del governo non democristiano, era toscano di Firenze. Ha lasciato una fondazione che si occupa della storia d’Italia dove si sottolinea il ruolo che la Toscana ebbe nel costringere i Savoia a scendere “sotto gli appennini” e fare l’unità d’Italia.
Il ruolo della Toscana nella vicenda unitaristica è ben segnalato dal fatto che il primo capo del governo Italico dopo Cavour, Bettino Ricasoli, era fiorentino.
Ma venendo alle vicende dell’estremismo sessantottino vediamo che Capanna era di Città di Castello, in Umbria, la silente Umbria di San Francesco, da sempre ancella dell’ETRURIA.
Anche il capo di Lotta Continua, Adriano Sofri, pur di origini meridionali ha studiato alla normale di Pisa ed a Pisa si è laureato. In Toscana ha costruito la sua base politica. Ancora oggi vive lì circondato di rispetto nonostante la controversa ma più volte confermata condanna per l’omicidio, assieme ad altri due toscani Bompressi e Pietrostefani, del commissario Calabresi. Lotta Continua dopo l’alluvione di Firenze si estese rapidissimamente a livello nazionale e cercò anche di vincere a Milano mandando qui i più importanti dirigenti.
Ma la “nordicità” del Movimento Studentesco milanese era così forte che invano sia Lotta Continua che altre formazioni tentarono di conquistare Milano. Capanna fu espulso dal MS pur essendo stato uno dei principali capi di immagine e il più famoso simbolo. Lotta Continua, che  allora proponeva la bontà delle droghe leggere, si scontrò anche fisicamente con il servizio d’ordine del MS che si ispirava allo Stalinismo e che aveva in Giuseppe Alberganti un veneratissimo dirigente onorario. Alberganti originario di Stradella nell’oltrepò pavese era un vecchio capo comunista e sindacale eminentissimo a Milano nel dopoguerra ma emarginato con la destalinizzazione. Nel 70 il PCI non gli rinnovò la tessera perchè si era schierato con il movimento studentesco milanese che si ispirava sia al maoismo che (a differenza di Avanguardia Operaia, l’altro gruppo della milanesità studentesca) allo stalinismo e criticava l’Unione Sovietica “revisionista”.
Molti estremisti provenienti da tutta Italia come Scalzone, Piperno, Negri….., tentarono di conquistare la platea giovanile e studentesca milanese, ma invano. Con le mie orecchie sentii dire allora da uno di questi: “qui a Milano c’è una cappa di piombo, non si riesce a passare”.
Non voglio con questo dare adesso una valutazione sul ’68 milanese ma sottolineare che nelle tre Italie che cerco di evidenziare esistono sensibilità culturali e politiche molto specifiche e differenti che andrebbero comprese, liberate e responsabilizzate costruttivamente per mettere fine al caos permanente della vita del paese.
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