Tra Della Valle e Marchionne c’è di mezzo il solito contribuente

di MATTEO CORSINI

Della Valle non ha lesinato botte da orbi alla Fiat: “Sono loro che stanno facendo le scelte sbagliate o, peggio ancora, le scelte più convenienti per loro e i loro obiettivi, senza minimamente curarsi degli interessi e delle necessità del Paese. Paese che alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo”. Nei giorni scorsi, ne avrete sentito parlare un po’ tutti, Diego Della Valle ha criticato piuttosto aspramente Sergio Marchionne e John Elkann, rei, a suo dire, di essere inadeguati perché hanno cambiato idea sul progetto “Fabbrica Italia”. Probabilmente Della Valle si sarebbe risparmiato questi commenti se non fosse in aperto contrasto con la famiglia Agnelli in merito agli assetti proprietari di RCS, società editrice del Corriere della Sera. Si sa, in Italia pare che non ci si possa considerare un buon imprenditore se non si possiede (in tutto o in parte) un giornale.

A parte le frizioni preesistenti tra Della Valle ed Elkann, il ragionamento di fondo dell’azionista di riferimento di Tod’s non mi pare condivisibile nel merito. Peraltro, pare che Della Valle sia in questo caso in perfetta sintonia con tutti i partiti politici, i sindacati e larga fetta dell’opinione pubblica. Su una sola cosa sono d’accordo con Della Valle: il Paese (sarebbe meglio dire: il contribuente italiano) alla Fiat ha dato tanto, tantissimo, sicuramente troppo. Per decenni, aggiungo io. E quello è stato certamente un errore e uno scempio, uno dei tanti, compiuti in questo Paese ai danni della maggior parte dei cittadini. Della generosità nei confronti della Fiat hanno beneficiato certamente in primo luogo i suoi azionisti di riferimento (ossia la famiglia Agnelli), ma pure i suoi manager e, per quanto ciò possa non essere condiviso da molti, i suoi dipendenti. Alcune migliaia di posti di lavoro non sarebbero mai esistiti se non fosse stato per la generosità forzata del contribuente italiano. Aspettarsi o pretendere adesso una forma di riconoscenza da parte degli Agnelli è, però, nella migliore delle ipotesi ingenuo. E temo che arriverebbe anche l’ennesimo conto a carico degli italiani.

Il ragionamento di Marchionne è semplice: produrre le auto in Italia non conviene e porta perdite. Cosa dovrebbe fare un manager, se non ridurre o eliminare del tutto un ramo di attività in perdita? Ci si aspetta che l’amministratore delegato di una società privata curi gli interessi dei suoi azionisti o, come pare di capire dal ragionamento di Della Valle, quelli di altri soggetti? Io penso che il compito dell’amministratore delegato di una qualsiasi società sia quello di perseguire gli interessi dei propri azionisti. Quanto al piano “Fabbrica Italia”, non mi pare che siano stati firmati dei contratti, nel qual caso sarebbe possibile intraprendere un’azione legale nei confronti della Fiat. Se il contesto di fondo è cambiato rispetto a un paio di anni fa (qualcuno può negarlo?), sarebbe saggio effettuare investimenti che potrebbero portare al dissesto finanziario della società (tra l’altro, dovrebbero essere fatti in gran parte a debito, e indebitarsi oggi per un’azienda italiana, neppure tanto florida, costa parecchio)? Se davvero si arrivasse al dissesto, crede forse qualcuno che non toccherebbe ancora una volta ai contribuenti salvare la Fiat?

Perché, in sintesi, è questo l’ennesimo bivio davanti al quale ci si trova: o la Fiat riduce la sua capacità produttiva in Italia, oppure – e di questo si può essere certi – toccherà di nuovo ai contribuenti mettere mano al portafoglio per mantenere lo status quo. Per quanto si possa solidarizzare con i dipendenti del gruppo, credo che questa seconda ipotesi sarebbe la peggiore, oltre che difficilmente sostenibile. Ognuno è ovviamente libero di criticare Marchionne e di condannarne moralmente la prospettata retromarcia sul progetto “Fabbrica Italia”, ma sarebbe bene che tenesse presente che il prezzo della coerenza sarebbe con ogni probabilità a carico dei contribuenti. E’ quello che si vuole? Io ne farei volentieri a meno.

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15 Comments

  1. sandro boccali - roma says:

    Ragazzi aspettate, spero non sia tardi per rispondere. Il problema della fiat non potete capirlo perche’ siete troppo giovani. E’ cosi. per decenni la fiat si e’ riempita ( come qualsiasi altro grosso ente in italia) di gentaccia che ha preso tutti i posti a basso ed alto livello. Perche? semplicemente perche in italia per decenni e’ sto fatto tutto male. Ora la fiat e’ ingestibile con questo personale interno. Lo stesso accade in tutte le grandi organizzazioni di lavoro in italia a cominciare dagli enti pubblici. Cosa puo fare un nuovo amministratore delegato? licenziare tutti ? e’ impossibile in italia quindi chiudera’ e riaprira anni dopo immettendo personale selezionato con criteri piu’ europei, o americani o giapponesi …….come volete voi.

  2. lucafly says:

    F = Fabbrica.
    I = Italiota.
    A = Automobili.
    T = Torino.

    Le perdite si sono sempre Statalizzate Brandendo il ricatto dei Licenziamenti, gli utili agli azionisti (famiglia agnelli….Lapo) al popolo calci in culo,se chiudesse i battenti domani sarebbe una liberazione per il nord e al sud cominceranno a rimboccarsi le maniche che le ura.
    la fiat deve chiudere per una ragione molto semplice non sa fare le AUTOMOBILI.
    Tutto il resto è NOIA !!!!!!!!!!!!!

  3. Marco says:

    Non hai capito un kazzo: non ho bisogno di lezioncine sulla storia della Fiat assistita, la conosco già; la mia era solo un’oggettiva e amara considerazione sul rischio a cui va incontro la divisione produttiva di Mirafiori (Torino); se dovesse chiudere mi dispiacerebbe, tutto qui.

    • Marco says:

      Ops, è la risposta a Unione Cisalpina.

    • Unione Cisalpina says:

      tu dicevi …l’ultima fabbrica d’auto (non di lusso) presente in Padania …

      la lezione vertiva sul fatto ke la fiat , x i cisalpini, non è un’industria foresta, d’importazione, ke si stabilizza su un territorio, kome lo fa, ad esempio, allokandosi all’estero a termini imerese, pomigliano , brasile, polonia etc. o kome lo fa l’amrikana alcoa in sardegna … ma è fondata, kresciuta, sviluppata, gestita in padania da cisalpini … è un simbolo del lavoro Piemontese, è una parte di Padania stessa …

      la fiat può essere presente in italia, ma non puoi dire la stessa kosa in Padania xkè è cisalpina … e ke gli italiani hanno kondotto al frakasso x le vicessitudini e kause ke ti dicevo e ke, x miglior komprensione, riporto:”

      makkè presente in Padania… era la fabbrika cisalpina x eccellenza, nostro orgoglio… sbranata da roma x elimentare le bokke famelike, strazianti e voraci italike…

      tutti kuei centri di produzione italici sorti koi kontributi elargiti da roma ladrona ke li rapinava e rapina in Padania (x di + a mano armata dei vari banditi GdiF, karabbineri, magggistrati, etc.) sono state una gran fregatura e burla alla nostra voglia e sapere del fare…

      hanno annientato fiat koi kontributi pagati da noi x kùi si ha il doppio imbroglio, ci hanno prima sottratto risorse e poi, finalmente, kol parassitismo delle sovvenzioni x lo sviluppo del Merdione, hanno ucciso la fabbrika piemontese…

      si riesce a kapire o debbo rispiegare !?

      Marco, sii meno arrogante …

      • Marco says:

        Arrogante? Mi sembra di essermi solo adeguato al tono che hai usato tu.

        Spero che anche tu abbia capito l’equivoco: non mi riferivo all’azienda Fiat in generale ma proprio, nello specifico, allo stabilimento produttivo di Mirafiori che è in effetti l’ultimo ancora operativo in territorio padano.

        Se mi fossi riferito alla Fiat in generale non avrei certo utilizzato quell’espressione visto che, logicamente, condivido il tuo punto di vista.

    • lucafly says:

      a me invece se chiude non me ne frega una beata MAZZA.

  4. Andrea says:

    Della Valle ha le idee confuse. O è in malafede?

  5. Alberto Pento says:

    Meno FIAT manco Taja, sperem ke sia la volta bona!
    Dapò la FIAT via anca Roma ke la gà da tornar on canpamento de tajani e de singani come entel’800.

  6. Arsem says:

    Il ragionamento del Minchionne è semplice, troppo semplice, fin troppo semplice per essere un normale ragionamento.
    Invece di seguire le fregniacce che portano al nulla di costui al pari di una questione domestica, proviamo a chiederci se il problema della fiat non sia lui. Ma spingiamoci oltre, proviamo a chiedergli come mai tutte le altre case europee non abbiamo gli indici negativi come i suoi.
    Proviamo a chiedergli come sia possibile pretendere di vendere auto se non si rinnovano da anni i modelli e le tecnologie applicate.
    Proviamo a chiedergli come mai il mercato libero, quello tanto osannato, la libera concorrenza, quello dove i clienti sono i veri proprietari dell’azienda, non lo stanno premiando.
    La prossima balla quale sarà, che è in corso azione speculativa e che i mercati non lo capiscono deprezzando i suoi prodotti?
    Costoro stanno solo cercando un alibi per avere la faccia pulita con le mani sporche e uscire di scena, una melina a nostre spese in ogni caso – perché i lavoratori in qualche modo andranno sostenuti almeno fino alle prossime elezioni – e con il governo da una parte che si straccerà le vesti in pubblico recitando il mantra dell’europa che non permette aiuti di stato, per quanto i più sostengano e ci vivacchino sostenendo il contrario.

  7. Ema says:

    citando direttamente Marchionne: il costo della manodopera è il 10% del prezzo di una vettura. pari al costo della pubblicità.
    considerato che sono anni che la fiat non lancia un modello nuovo, potrebbe anche risparmiarsi la pubblicità. e anche lasciando perdere la retorica, visto che le autovetture sono assemblate con pezzi provenienti da tutto il mondo, il fatto che il mercato italiano sia trascurabile, non significa un tubo. le auto le può costruire in italia e vendere dove gli pare. anche perchè non mi risulta che la serbia sia un mercato più florido. più semplicemente, essendo la fiat un azienda avida come tutte, cerca manovalanza a basso costo e poche tasse statali. insomma, senza una vera politica, fiat, come chiunque, fa quello che gli pare. e affossa l’italia.

  8. Marco says:

    Purtroppo temo che Marchionne, date le sue ultime uscite, stia preparando la chiusura di Mirafiori, l’ultima fabbrica d’auto (non di lusso) presente in Padania…

    • Unione Cisalpina says:

      makkè presente in Padania… era la fabbrika cisalpina x eccellenza, nostro orgoglio… sbranata da roma x elimentare le bokke famelike, strazianti e voraci italike…

      tutti kuei centri di produzione italici sorti koi kontributi elargiti da roma ladrona ke li rapinava e rapina in Padania (x di + a mano armata dei vari banditi GdiF, karabbineri, magggistrati, etc.) sono state una gran fregatura e burla alla nostra voglia e sapere del fare…

      hanno annientato fiat koi kontributi pagati da noi x kùi si ha il doppio imbroglio, ci hanno prima sottratto risorse e poi, finalmente, kol parassitismo delle sovvenzioni x lo sviluppo del Merdione, hanno ucciso la fabbrika piemontese…

      si riesce a kapire o debbo rispiegare !?

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