Ferrovia Varese-Stabio: anziché litigare ci si mobiliti verso Roma

di STEFANO CAVALLIN*

Gentile direttore mi permetta di intervenire su un tema che mi sta molto a cuore,

in questi giorni in Valceresio la cittadinanza tutta è allarmata per le notizie che sono circolate circa l’imminente sospensione dei lavori della linea ferroviaria Arcisate – Stabio, anzi sarebbe meglio chiamarla Varese – Stabio, perché i lavori interessano anche, in minima parte, il comune di Varese e, in maniera molto più invasiva, quello di Induno Olona.

La questione è molto intricata e per riuscire a districarla ci vorrebbero ore di spiegazione, in sostanza possiamo affermare che sicuramente ci sono stati due errori di base in fase di progettazione, il primo quando non si è previsto che dagli scavi eseguiti per realizzare l’opera, sarebbero emerse terre con una concentrazione di arsenico superiore alla norma e che, quindi, le stesse dovessero essere smaltite seguendo una procedura particolarmente costosa; il secondo quando non si è previsto di dividere l’opera in due grandi lotti, dando priorità 1 al tratto Varese – Arcisate e priorità 2 al restante tratto Arcisate – Stabio.

Ora ci troviamo con due paesi letteralmente tagliati a metà da una ferita di cemento e fango, con un’altrettanta ferita che deturpa la valle della Bevera ed un buco che ferisce nel cuore la montagna e con la Valle che rimarrà senza rete ferroviaria per almeno altri cinque anni.

In questo scenario ci troviamo gli amministratori locali che ci hanno amministrato negli ultimi dieci anni che si stracciano le vesti, che chiamano i cittadini a mobilitarsi al loro fianco per protestare contro chi? …..Non contro RFI  (Rete Ferroviaria Italiana) che ha progettato l’opera, non contro loro stessi che hanno dormito e sognato ad occhi aperti, ma contro l’ultimo arrivato, contro il Presidente Maroni che è alla guida della Regione Lombardia da poco più di due mesi.

Quello che mi lascia amareggiato di tutta questa vicenda è vedere che questi amministratori pubblici e/o politici della zona al posto di impegnarsi a risolvere il problema cercano di mettere in cattiva luce gli avversari politici per un puro calcolo elettorale (fra un anno si dovranno rinnovare le amministrazioni comunali).

Ebbene io dico a questi amministratori che forse si dovrebbero fare un piccolo esame di coscienza, dovrebbero spiegarci perché non sono riusciti a difendere gli interessi dei loro cittadini, perché non hanno preteso (nonostante fosse stato loro suggerito) la divisione del progetto in due lotti in modo che le risorse per concludere i lavori del primo lotto fossero sicuramente garantite, perché non hanno preteso da RFI la garanzia della continuità territoriale anche della rete viaria secondaria e perché non hanno preteso la garanzia che una volta conclusi i lavori il tratto Arcisate – Porto Ceresio verrà riattivato e non verrà smantellato per recuperare risorse da speculazioni edilizie sul sedime ferroviario.

Sicuramente RFI è la principale responsabile di questi errori e dal conseguente scempio causato, questo modo di condurre le opere è tipico del modo di fare italiano dove chi è più grosso pensa di poter calpestare con le proprie ruspe qualsiasi comunità che si trovi sul proprio cammino; di esempi ne è piena la storia, anche quella più recente; solo che ora questa prassi viene a colpire le nostre terre e le nostre comunità, la nostra regione Insubre subisce uno sfregio che rimarrà sanguinante per parecchi anni.

I cittadini, gli amministratori ed i politici del territorio, al posto di litigare ed accusarsi l’un l’altro, devono far emergere l’orgoglio della nostra gente e pretendere immediatamente una soluzione per risolvere il problema, magari affidandosi proprio al Presidente Maroni, il quale deve poter contare sul supporto unanime del territorio per poter pretendere dal potere centralista romano, rappresentato da RFI, la gestione finanziaria e tecnica dell’intera opera.

 

*Cittadino Insubre

Membro consiglio Nazionale Lega Nord – Lega Lombarda

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3 Comments

  1. Filippo says:

    Leggendo questo articolo rimango ancora una volta allibito dalla solita gestione delle opere da parte dei nostri amministratori Italiani.
    Vorrei anche replicare all’ultimo commento riguardo la inutilità del collegamento Bellinzona Malpensa via Varese dicendogli che questo collegamento e di essenziale utilità per molti frontalieri che si recano in Svizzera quotidianamente e a oggi sopportano ore di traffico snervanti,sottolineando che il Varesotto gode ancora di prosperità economica grazie a tutte questi lavoratori.

  2. giorad says:

    Ovviamente non è colpa di Maroni, sto casino.

    Ma Maroni, per il ruolo che ha conquistato (governatore della Lombardia), e la sua provenienza politica (diciamo … pro-Nord), deve farsi carico del problema: coordinare tutti gli sforzi possibili per arrivare alla soluzione – che è far ripartire il progetto.

    Questo significa, se si vuol fare in fretta, un braccio di ferro col governo romano dato che, alla fine della fiera, è principalmente questione di danee (che mancano).

    Che sia così, e magari si attivi – una benedetta volta – la minaccia dello sciopero fiscale, anche solo del Varesotto, per coartare Roma, quindi RFI e/o chi altri sia parte in causa, a completare l’opera ferroviaria.

    Maroni – ecco l’occasione per passare dalle parole (macro regione (?), 75% di tasse in loco) ai fatti.

  3. giovanni mele says:

    Gentile direttore, vorrei aggiungere che la Stabio-Arcisate non si doveva neppure iniziare, ma utilizzare la linea di Luino, già esistente per collegare Bellinzona- Luino a Malpensa. Il che da settembre 2011 è già realtà con 14 treni TILO. Quel pasticcio è stato voluto da politici italiani e svizzeri in unione con studi professionali dei due paesi per scopi facilmente intuibili.
    Giovanni Mele

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