Ferrari Nasi: Prima i cristiani, poi le dighe

12 cristiani in islam 271215di ARNALDO FERRARI NASI – E’ successo ancora, questa volta nelle Filippine, dove ancora una volta una comunità cristiana ha subito un attacco mortale da parte di fanatici mussulmani. Gli studiosi ci parlano di 150-200 milioni di cristiani perseguitati sull’intero pianeta. Non si parla solo dei cristiani “recenti” quelli convertiti dalle Missioni: Maroniti, Caldei, Melchiti, Copti cattolici ed ortodossi, Siriaci, Nestoriani, Ortodossi di Antiochia, Armeno-cattolici e Gregoriani, sono i nomi delle principali chiese cristiane nel mondo arabo. Alcune sono confessioni ben più antiche della nostra, di parecchi secoli, nate dopo i primi concilii di Efeso, del 431, o di Calcedonia, del 451. I cristiani del mondo arabo, sono lì da sempre, certo da prima dell’Islam, e da sempre innalzano chiese e pregano il nostro stesso Dio.

 

Molte delle missioni militari internazionali degli ultimi anni, alle quali la stessa Italia a vario titolo ha partecipato, hanno di fatto restituito stati formalmente laici, come l’Irak, la Libia, ma anche l’Egitto e la Siria, a fondamentalismi islamici, più o meno incontrollati. Quando prima vigeva una sorta di pacificazione confessionale, oggi stiamo assistendo a sempre più frequenti irruzioni, devastazioni e anche stragi in chiese e missioni cristiane. Su questo aspetto, in Italia, la politica non ha mai preso una posizione decisa, mentre invece il cittadino si interroga e si risponde: secondo tre italiani su quattro (73%) “l’occidente dovrebbe organizzare missioni internazionali per proteggere le comunità cristiane perseguitate nei paesi islamici”. Un dato molto trasversale a livello politico, che nel centrodestra raggiunge mediamente quote attorno all’80% e nel centrosinistra attorno al 70%, con la punta minima in Sel che comunque non scende sotto il 60%.

Insomma, i cittadini italiani se devono muovere i soldati in Medio Oriente, vogliono proteggere i fratelli cristiani, non solo le dighe. Un approccio molto valoriale, rispetto a quello materialista dei loro politici.

Per gentile concessione di Analisipolitica.it

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