Ferrari Nasi: le sorprese del voto di maggio. Pd e Lega: cosa li rende così uguali…

di STEFANIA PIAZZOferrarinasi_arnaldo

Arnaldo Ferrari Nasi, sociologo, analista politico, lo aveva già scritto in tempi di pace. I sondaggi valgono quel che valgono, se fatti ad uso e consumo di politica e tv: piccoli campioni, a costi bassi, giusto per sedare la fame di protagonismo dei talk show e per assecondare spesso e volentieri la corsa dei partiti. Insomma, un conto sono i numeri, altra cosa è il paese reale che si riversa dentro le urne. Cerchiamo di capire con lui non tanto vincitori e vinti quanto lo scenario che abbiamo e avremo comunque davanti da qui ai prossimi anni.

Sondaggi, i giornali anche in questa tornata li usano a piene mani. Quanto sono attendibili e quanto gioca il fattore opinione pubblica nelle società a cui vengono commissionati?

“Li usano, per poi lamentarsene, visto che non avranno funzionato (futuro anteriore!). Perche’ li utilizzano in una funzione sbagliata di come andrebbero utilizzati. Mi spiego, non ha nessun senso parlare di possibili risultati elettorali sulla base di un sondaggio fatto su mille casi, venti giorni prima del voto, al quale rispondono il 60% degli intervistati. Assolutamente nessun senso. Ci sono troppe variabili che influenzano il risultato finale, inutile spiegarle qui,
sarebbe troppo lungo e accademico. Semplicemente, occorre dire che non sono lo strumento per ipotizzare delle previsioni di voto. O meglio, per essere uno strumento utile allo scopo ci vorrebbe un investimento in tempo e soldi che per i modi della politica e dei media non potrebbero essere accettabili. In questo senso la parola “sondaggio” puo’ voler dire tutto o niente. Come la parola “medicina”.
Se ho il mal di testa e prendo un’aspirina, il mal di testa mi e’ passato e la medicina ha fatto effetto. Se prendo l’aspirina ed ho la malaria sono morto di malaria e la medicina non e’ servita ad un tubo.

Forza Italia, stiamo per assistere alla caduta definitiva degli dei?

Le cose succedono e ci sono ragioni affiche’ succedano. Un recente ed eclatante esempio: l’avventura di Fini. Nel 2010 e anche dopo, osannato. Sondaggi
amichevoli lo davano anche al 12%, voci dall’interno prevedevano anche un 20% in caso di elezioni. La verita’ e’ che il mondo della politica e’ (quasi) totalmente autoreferenziale.
Dall’esterno si vedeva:
1. una non chiara direzione politica
2. il leader naturale che aveva abdicato ai piccoli potentati interni
3. litigiosita’ interna
4. leader maggiormente apprezzati nel bacino
(Berlusconi e addirittura Casini, dopo un certo periodo) E altro. Tutti errori politici, che Fini avrebbe pagato con l’esclusione dal Parlamento dopo 30 anni e partendo dalla posizione di Presidente della Camera.

La situazione di FI e’ la stessa. Ci sono tutte le ragioni perche’ questo partito non sopravviva.
1. Berlusconi e’ ormai anziano e non piu’ efficiente come prima: non ispira piu’ la stessa fiducia
2. ha trovato uno bravo come lui, sul suo terreno, trent’anni piu’ giovane
3. non ha saputo costruire negli anni una struttura di partito per dare continuita’ alle sue idee (che pur esistono e sono forti nella societa’ italiana)
4. litigiosota’ totale fra i colonnelli
5. fine del ciclo, nel senso che ormai appare chiaro che quando abbia avuto l’occasione di governare non sia riuscito o non abbia voluto mettere in pratica le sue idee”.

Pd e Lega, cosa li accomuna nella ricerca del consenso?

Quello su cui piu’ spesso accomuno i due partiti e’ che siano oggi gli unici due veri partiti politici. Strutturati come li abbiamo sempre conosciuti e come li hanno intesi i Padri Costituenti. Ovvero, associazioni libere di cittadini i quali detengono il diritto di amministrare democraticamente la vita politica nazionale, in cui la strategia principale e’ l’occupazione di cariche elettive. Incentrati su un apparato stabile e preordinato, con una differenziazione tra iscritti e simpatizzanti, un potere di direzione nelle mani di una cerchia ristretta di dirigenti politici, l’esistenza di una disciplina di partito, ecc..
Questo, ad esempio, ha fatto si che siano stati in grado di dare le corrette risposte ai loro elettorati in termini di rinnovamento. Si pensi ai momenti traumatici del passaggio Bersani/Renzi o Bossi/Maroni-Salvini. Perfettamente e democraticamente gestiti con gli strumenti dell’organizzazione interna”.

La legge elettorale di fatto riproporrà un lungo elenco di nominati. In più, chi primo arriva si porta a casa tutto. Da qui al voto, che non è dietro l’angolo, questo farà cambiare la strategia dei partiti, per sfruttare più a lungo i benefici dello status quo?

“Mi pare che non cambi molto rispetto ad ora. Probabilmente si vedranno comportamenti simili ad oggi, da parte delle dirigenze, dei quadri e degli eletti.
Per la gente, invece, penso che sia un po’ una fregatura. Da anni richiedono a gran voce le preferenze. Oggi sembrano esserci, ma in realta’ sappiamo che
non sono effettive. Il capolista e’ bloccato e multicandidado e le ripartizioni avvengono su base circoscrizionale. Significa che se io,
candidato del Friuli, prendo il massimo di preferenze del mio partito, ma il mio partito in Friuli va cosi’ cosi’, mentre in Sicilia va bene, passa il candidato siciliano, anche con un terzo di preferenze rispetto alle mie, purche’ sia messo bene nella propria corcoscrizione. Ingannevole. I politici lo sanno, i cittadini non ancora”.

Centrodestra, chi ha gli arnesi per dimostrarsi leader?

“In questo momento non vedo nessuno. Forse un’opzione transitoria potrebbe essere quella di riunire tutti in un calderone di centrodestra, tanto per fare un po’ di massa contro il centrosinistra. E magari approfittarne per cercare di costruirsi delle strutture da partito. In questo senso, Grillo e’ messo molto meglio”.

Grillo è finito o è l’araba fenice?

“Appunto. No, non e’ finito. Essenzialmente per due ragioni. Gli altri non hanno risposto alle esigenze per cui il M5s e’ nato. Non il centrodestra, che in questo momento gioca il ruolo del morto che cammina. Non il centrosinistra: inizialmente Renzi sembrava poterlo fare, difatti lo scorso anno i sondaggi e
i risultati elettorali davano in calo i grillini, ma oggi, secondo una certa ottica, il suo gioco e’ stato scoperto. Fare il 20% delle cose, per poi portarsi via tutto. Puo’ andar bene per molti, forse perche’ abituati all’assoluta non-azione degli ultimi anni. Ma molti altri avrebbero voluto qualcosa in piu’. Ecco, Grillo per costoro rimane appetibile”.

Essere antieuropeisti, cioè uscire dall’euro, paga ancora elettoralmente?

“Non solo non paga. Non ha mai pagato. Lo scorso anno pubblicai dei dati, sia miei che dell’Eurobarometro, che mostravano chiaramente come la grande maggioranza degli italiani volesse piu’ Europa e non meno. Solo una parte residuale voleva staccarsi dall’Europa (16%) ed uscire dall’Euro (14%). Certamente in crescita, rispetto agli anni precedenti, ma certamente residuali, confrontati con il 66% citato precedentemente. Uno zoccolo duro che poteva servire a Salvini per muovere i primi passi, ma che certo gli impedirebbe di diventare un vero leader del centrodestra. In questo, Renzi sta facendo decisamente meglio. Giovane, aggressivo, risponde ai tedeschi. Magari non ottiene nulla, ma e’ quello che la gente vuole: un’Europa forte, che faccia l’Europa nel mondo e in cui l’Italia si faccia rispettare ai massimi livelli”.

 

Nota

Ferrari Nasi & Associati (FN&A) è uno studio indipendente, di proprietà interamente nazionale, la cui principale attività è l’analisi sociopolitica e della pubblica opinione e la relativa consulenza verso enti, aziende, partiti politici, singoli candidati.

E’ diretto dal sociologo Arnaldo Ferrari Nasi, membro della Società Italiana di Scienza Politica, già docente di Analisi della Pubblica Opinione presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Giornalista pubblicista, firma i propri articoli a commento dei sondaggi realizzati dall’istituto su importanti testate come Panorama e Libero. 
Le oltre 200 ricerche pubblicate dall’anno 2004 pongono Ferrari Nasi & Associati tra le prime realtà per numero di uscite su stampa nazionale (fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri/Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni).

Ferrari Nasi & Associati è oggi parte del gruppo Remtene Srl.

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