Ferrari Nasi: cari segretari di partito, occhio: i social network non spostano voti

arni social

 

di ARNALDO FERRARI NASI – In Italia solo il 63% delle persone usa Internet, dato Istat di dicembre; un po’ di più del Marocco (61%) e molto meno della Francia (86%), dato We Are Social di gennaio. Ancora peggio i social network: la piattaforma più diffusa, Facebook, incide appena per il 33% sugli utenti della Rete; Twitter il 12%. Ovviamente sovrapposti, cioè chi usa Facebook, usa anche Twitter.

Con poco più di 60 milioni di Italiani ed un corpo votante di 50 milioni, sono in Internet più o meno 31 milioni di elettori. Soprattutto, sono solo 10.000.000 quelli su Facebook e poco più di tre milioni e mezzo quelli su Twitter. Senza contare che la fascia tra gli 11 e i 17 anni, stimata al 95%, sottrae molti “individui utili”. La comunicazione politica su Facebook, quindi, coinvolge direttamente solo il 21% dell’elettorato, quella cinguettata il 7%.

L’ago ipodermico di Harold Lasswell, quello che vede i messaggi in grado di inoculare le singole persone, sui social non ha proprio i numeri. E non funziona neanche la relazione tra opinion leader e gruppo affine, quella descritta da un altro grande teorico della comunicazione, Paul Lazarsfeld, con il Two Step Flow: Saveria Capecchi, docente di Sociologia della Comunicazione Multimediale all’Università di Bologna, sottolinea come “nessuna delle più recenti analisi sia riuscita a correlare gli stimoli circolanti nelle reti sociali in azioni concrete, come le decisioni di voto”.

Sui social si formano per lo più “isole omogenee di pensiero, dove al massimo è presente qualche hater, che entra nella discussione con lo stesso spirito con cui certa gente segue Sanremo, solo per andarvi contro”. In breve, chi partecipa a discussioni politiche sui social ha già le proprie convinzioni e non è quello il mezzo per fargliele cambiare.

Una prova provata è il voto a Grillo, che si dice essere tutto costruito in Rete. Invece il Movimento non ha un elettorato particolarmente giovane, dove vi è un tasso di connessione prossimo alla totalità; sono molto più giovani gli elettori del Pd e quelli di Fdi (questi ultimi in proporzione quasi del doppio). Ciò che gli garantisce quel costante 25% non è il semplice messaggio on-line, ma piuttosto l’azione politica, amplificata dai media tradizionali, TV in primo luogo.

Mi sono di recente trovato a seguire l’intervento di un comunicatore che dibatteva sulla grande importanza, per la campagna di un partito politico, di puntare ed investire sui Social Network. Viste le premesse, però, i danari sarebbero meglio spesi stampando volantini e rimborsando giovani militanti per una capillare distribuzione sul territorio, come si faceva un tempo.

Per gentile concessione dell’autore da http://www.liberadestra.com/

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