Fermare il declino… passa per l’Europa

di FABIO GHIA

Vi ricordate l’effetto avuto sull’opinione pubblica per la comparsa di “Oscar Giannino” sul palcoscenico politico e il boom preelettorale di Fare per Fermare il Declino (FID)? Eravamo arrivati a un gradimento del 4.8% e le previsioni erano rosee, quando per merito (demerito) dello stesso Oscar, per mere questioni di master “fantasma”, alle elezioni il FID ottenne a stento l’1,5%. Ora, dopo il congresso di Bologna e l’adunata di Perugia, il neo Presidente Michele Boldrin sta aprendo a una nuova fase: “Bisogna far capire agli italiani che votare per questa finta destra e per questa finta sinistra porta solo al disastro più totale. Bisogna far capire agli italiani che non devono seguire chi gli racconta il sogno più incredibile ma chi dimostra di saper costruire almeno un pezzo del loro futuro.… Fare è … a sostegno del lavoro, contro la politica della pressione fiscale che finanzia la spesa pubblica improduttiva e per una politica concreta di tagli che liberino risorse da destinare a imprese, lavoratori e famiglie”.

Al tempo stesso Boldrin spende il suo tempo indefessamente alla ricerca di “dialogo” con altre componenti politiche, proprio per meglio comprendere e indirizzare su un unico percorso il popolo dei “dissidenti” e dei non più “credenti” (a Roma più del 50% di astensioni!). Tutto giusto, giustissimo! Ma, quali riscontri ci sono sul terreno?  Il problema della mancanza di visibilità del FID è alquanto evidente. Ne ho sentore continuo e riscontri nel quotidiano parlarne con gli amici. Certamente non si tratta né di credibilità, né tanto meno di carisma: Boldrin, da eccellente professore universitario in USA, ne ha entrambi da vendere. Allora cosa manca al FID per riaffermare la propria politica e il proprio pensiero? Cosa manca per scuotere la coscienza di quei venti milioni (a tanto ammonta il “sommerso”) dell’elettorato che a tutt’oggi ha perso fiducia nella classe politica dirigente e di Governo della nostra Italia? Grillo e i suoi 5 stelle ci dimostrano che, certamente, la sola azione di contestazione non basta. Anzi è deleteria perché oltre a far perdere di credibilità al movimento (giustamente perché non si può improntare il tutto sulla sola azione disgregante e il “decrescita felice”!), non fa altro che stimolare la classe politica dirigente a fare tutto il possibile per mantenere lo status quo che assicura a loro e al loro entourage una posizione di privilegio che in nessun altro modo potrebbero avere.

Di conseguenza, bisognerebbe andare oltre che sulla denuncia delle cose che non vanno, sulla propugnazione di “obiettivi” concreti che possano divenire il punto di riferimento per la “ricostruzione” integrale del Sistema Italia. Uno di questi è sicuramente l’Unione Europea e l’ottimizzazione del sistema paese al suo interno. La politica monetaria della BCE e l’interdipendenza sempre più evidente sulle economie dei singoli stati, la scomparsa dal contesto internazionale dell’Europa (si badi a quanto accaduto per le rivoluzioni arabe e la guerra civile in Siria) ed il profondo mutamento del quadro geostrategico mondiale e il declino di quello economico per l’occidente, sono tutte indicazioni che invitano a riflettere. A prescindere dalla prossima tornata elettorale per il Parlamento europeo, prevista nel prossimo maggio, le scelte a livello nazionale che saranno fatte per il futuro dell’Unione coinvolgeranno sempre più il futuro stesso degli stati membri. Nella sostanza dell’Europa non se ne può fare a meno!

Per contro, sembrerà strano ma siamo solo all’inizio di un lungo percorso che, apertosi nel 1957, ancora oggi stenta a concretarsi. Questa crisi, infatti, evidenziatasi come “crisi dell’Euro zona”, ai fini italiani si è manifestata anche come crisi del “sistema politico”. Sia la sinistra, sia la destra sia il centro, non sono stati in grado di dare risposte tali da poter portare il Sistema Italia fuori dal guado, mentre emergono sempre più necessità di omogeneizzare le soluzioni attuate nel welfare, previdenza, funzionamento dello Stato, Giustizia e così via. Ci sono voluti quarantadue anni di storia europea (nascita CEE: 1957) e la lungimiranza di solitari uomini per creare la Moneta Unica: unica “entità sovrannazionale” cui gli Stati membri hanno delegato interessi seppur parziali. Lo scenario politico interno, per scuotersi dall’allontanamento affettivo di massa, deve solo orientarsi su un’Europa maggiormente rappresentativa e unitaria. Un’Europa Stato che, in barba al fallimento della Costituzione Europea (definitivamente abbandonata nel 2009 a seguito dell’esito negativo dei referendum sulla ratifica in parecchi Stati dell’Unione), faccia riferimento a un unico “Popolo” e a un unico “Ordinamento”. Il processo d’integrazione ha trovato utile terreno in Europa e oggi si va sempre più a enfatizzare la comune matrice culturale: le radici giudaiche – cristiane che, legate al positivismo giuridico Romano e al pensiero filosofico Greco, sono alla base del nostro essere Europei.

Così come non si può prescindere dalla Rivoluzione francese, i cui valori, adattati (purtroppo) alla contrapposizione di matrice Marxista all’individualismo liberale di John Locke, hanno dato origine alla moderna socialdemocrazia che è alla base della maggior parte dei paesi europei. In definitiva, grazie a queste comuni radici culturali, i rumeni, gli ucraini, i polacchi, gli italiani, i tedeschi ecc., non hanno alcuna difficoltà a integrarsi in altri paesi dell’Unione. Bisognerà dunque adire a una politica estera comunitaria, alla Sicurezza e alla Difesa Comune, a un modello unificato di Forze Armate. Magari tale da eliminare qualsiasi dubbio sulle scelte di politica industriale, quale il tanto criticato F35 A e B della nostra Aeronautica. Così come lo stesso va detto sul sistema giudiziario, sanitario etc. Lo scenario internazionale esige sempre più un’Europa che si manifesti all’unisono. Mi auguro quindi che la linea di condotta suggerita possa essere fatta propria da FID, così come per l’iniziativa dell’Opinione sulla “Rifondazione del Centro Destra”, i Radicali Italiani, il PLI, PRI, i fuoriusciti dei 5 stelle, gli scontenti e gli scoraggiati di sinistra e di destra e tutti coloro che continuano a soffrire per quella strana dittatura del “potere da poltrona” di cui da anni ormai l’Italia è affetta.

(*) è iscritto a Fare per Fermare il Declino

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16 Comments

  1. Alessandro F. says:

    Cos’ha di liberale il programma di fare per fermare il declino? L’autore ha letto veramente Locke le cui teorie sono la base del moderno anarco-capitalismo (Rothbard, Hoppe)? L’ulteriore delega di poteri ad entità sovranazionali e irresponsabili come la BCE e l’Unione Europea non farà che ridurre ancora i già esigui spazi di libertà individuale che restano. Un programma autenticamente liberale sarebbe, invece, molto semplice (ma in realtà illusorio): atteso che l’unico Stato moralmente giustificabile è quello minimo, ossia che limiti il suo intervento alla difesa della libertà e proprietà individuali contro le aggressioni (polizia, tribunali ed esercito), lo scopo di un partito liberale, almeno a breve-medio termine, dovrebbe essere quello di un programma di abrogazioni (di leggi inutili e liberticide: c’è l’imbarazzo della scelta), riduzioni e abolizioni di imposte, drastico taglio della spesa pubblica e poi, in prospettiva: uscita non dall’Euro, ma dal monopolio di Stato sulla produzione della moneta ed istituzione di un sistema di libera attività bancaria.
    Ad esempio un partito liberale potrebbe almeno combattere per il principio che una riduzione d’imposta non deve lasciare i saldi invariati perché altrimenti è una presa per i fondelli. Che vantaggio hanno i cittadini dalla sbandierata abolizione dell’IMU sulla prima casa se poi i medesimi denari vengono loro rubati attraverso altre imposte?
    Questi sarebbero temi liberali, ma credo che né l’autore dell’articolo né Boldrin abbiano la benché minima idea di cosa sia il liberalismo. Almeno Giannino aveva scritto un pregevole saggio intitolato “Contro le tasse”.

  2. Albert Nextein says:

    Questi non contano un tubo.
    Non fanno la differenza.
    Tempo perso.

  3. Nazione Toscana says:

    Per carità, dimentichiamoli.

  4. Diego Tagliabue says:

    Allora consiglierei a quelli di FARE, di approdare nel porto di PANEUROPA (l’associazione del fu Otto von Habsburg).

    Non lo dico ironicamente.

    L’unico difetto di FARE consiste nel voler insistere su una “cura” per un malato in curabile, detto Fallitaglia.

  5. Diego Tagliabue says:

    Lungimiranza di una politica di STABILITÀMONETARIA, già attuata da decenni da tutti i Paesi dell’Europa Centro-Nord e rifiutata dai PIGS, il quali ora sono in crisi per colpa della loro malpolitica e del loro debito astronomico!

  6. Marco Mercanzin says:

    Matrice culturale comune ?
    Ma cosa vuole questo? Un’altro stato centralista, e sto giro a livello europeo ?
    Fumato roba buona eh ?

  7. LucaF. says:

    Questo articolo (peraltro già apparso anche su altre testate http://www.opinione.it/politica/2013/07/05/ghia_politica-05-07.aspx , come si nota anche dalla lettura nel testo dei suoi destinatari) è francamente imbarazzante e può essere il manifesto di quel libbbberalismo incoerente e cripto-statalista più volte criticato in questa testata da vari redattori (compreso il sottoscritto).

    Iniziamo a sfatare il primo mito: Fare-FiD prima delle rivelazioni stampa sul conto del millantatore Giannino, non era dato nei sondaggi al 4,8% (tranne che nell’autosuggestione mentale dei suoi animatori), ma da settimane viaggiava nei sondaggi nazionali (aventi margine d’errore del +/- 2%) tra l’1 e il 3%, in progressivo calo man mano che si giungeva a pochi giorni dal voto:
    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/politica/2013/01/23/Bersani-Cav-Monti-attenti-questione-sociale_8124960.html
    http://www.lastampa.it/2013/02/01/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-sondaggio-swg-cala-il-pd-crescono-monti-pdl-e-grillo-QzDFnsbL20ITra7XUjUzcO/pagina.html
    ergo chi lo voleva votare (e ha aderito in termini di tessera e candidatura ad esso) lo ha votato a prescindere da tale questione Giannino (comunque non edificante) emersa sul suo candidato premier,ergo le rivelazioni sul CV di Giannino non hanno inciso significativamente sul vero ed effettivo peso specifico di Fare.
    Capisco che i declinisti boldriniani debbano giustificare il loro flop alle urne trovando un evento-capro espiatorio al fine di evitare ben più serie autocritiche di metodo e di ordine ideologico interno sull’intero loro progetto, ma attribuire il presunto crollo di consensi al laureato immaginario è una narrazione alquanto surreale e poco veritiera.

    Secondo mito: Fare manca di visibilità ma Boldrin è la soluzione.
    Ritenere che un partito liberal con un programma progressista socialdemocratico teso a tagliare poco le tasse e la spesa pubblica (proponendo solo un grillismo teso a proporre un Welfare State efficientista e “politici virtuosi” al comando del baraccone tricolore), sia un soggetto politico liberale e che possa interessare all’area lib-lib-lib o indipendentista è un peccato di presunzione che di certo è tipica di chi è abituato a far accademia nelle università e nei salotti tv, ma che al produttivo non interessa affatto.
    Boldrin non è certo la soluzione dato che il personaggio oltre a non contestare la legittimità dello Stato, presenta una storia politica nella FGCI (http://www.movimentolibertario.com/2012/10/boldrin-non-mi-pare-un-uomo-capace-di-fermare-il-declino/) la cui visione è tutto fuorché liberale o di laissez faire di mercato (il prof è per la nazionalizzazione di MPS, solo per citare una sua proposta http://www.fermareildeclino.it/articolo/monte-dei-paschi-nazionalizzare-per-liberalizzare ) inoltre è notoriamente assai poco propenso al dialogo, come parte dei declinisti in fuga hanno avuto modo di verificare nelle varie assemblee.

    Terzo mito: serve più centralismo europeo e un SuperStato continentale.
    Citare la CEE del 1957 senza comprendere la sua differenza sostanziale con l’Ue attuale, asserire mitopoieticamente una “lungimiranza di solitari uomini per creare la Moneta Unica”, quando persino il premio Nobel Milton Friedman (non certo un anarcocapitalista o un antistatalista viscerale) disse che era un grosso errore
    (http://www.lindipendenzanuova.com/friedman-euro-fallimento/) significa che Fabio Ghia propone argomentazioni tecnocratiche e socialiste che nulla c’entrano col liberalismo e con una seria analisi economica della realtà..
    Propagandare assieme la Rivoluzione francese con l’individualismo liberale di John Locke, asserendo che quest’ultimo sarebbe padre-origine della moderna socialdemocrazia significa mistificare la storia e la filosofia politica e del diritto occidentale per meri interessi elettoral-politicanti di un partito (Fare) irrilevante proprio per i contenuti distopici che promuove.
    Proporre “una politica estera comunitaria, alla Sicurezza e alla Difesa Comune, a un modello unificato di Forze Armate. Magari tale da eliminare qualsiasi dubbio sulle scelte di politica industriale, (…) come lo stesso va detto sul sistema giudiziario, sanitario etc. Lo scenario internazionale esige sempre più un’Europa che si manifesti all’unisono”, significa proporre in pratica un soviet continentale e una pianificazione centrale dirigista da Bruxelles, fallace e contraria al principio di autodeterminazione e alla dispersione del potere in termini istituzionali e sul territorio promossa autenticamente dal liberalismo coerente lockeiano e jeffersoniano.
    Dubito seriamente che seguendo le proposte libbbberali dell’autore e dei suoi referenti politici il declino si fermi, anzi…

    • Tito Livio says:

      Non sono certo un fan di Fid ma Boldrin su MPS era per nazionalizzare, ripulire e poi vendere.
      Non è un mistero che siano liberali che vogliano tagliare la spesa pubblica improduttiva non è mai stato un libertario/ austriaco alla Rothbard che sogna di eliminare lo Stato anzi se non ricordo male per Boldrin quella rothbardiana è una religione (e su questo ha ragione secondo me) per il resto ha commesso tutta una serie di errori in relazione alla situazione economica. Poi se uno identifica nell’assenza di liberalismo il grosso problema di oggi è libero di pensare quello che più aggrada.

      • LucaF. says:

        @ Tito Livio
        Ho postato il link della proposta di nazionalizzazione tratta dal sito di Fare, l’unica cosa certa è in primo luogo la nazionalizzazione/salvataggio con soldi dei contribuenti della banca del PD, tutto il resto è aleatorio.
        Un bailout è una forma di interventismo economico ad opera della politica che non ha nulla a che fare con il libero mercato e il laissez-faire.
        Eh no Tito, quelli di Fare non sono dei liberali classici ma sono dei socialdemocratici con idee costruttiviste che nulla c’entrano col coerente liberalismo.
        Tagliare solo la spesa pubblica improduttiva è ridicolo, la spesa pubblica non è mai produttiva ma solo redistributiva, ad ogni modo un taglio dell’1% annuo è un annuncio-spot ridicolo vista l’attuale situazione in cui si trova l’Italia.
        Boldrin reputa ogni cosa da lui non professata o letta come una religione, il che è un pregiudizievole atteggiamento ridicolo da parte sua nelle accuse a Rothbard, Hayek o a Mises, visti poi trascorsi politici giovanili comunisti del Leader Maximo di Fare.
        Boldrin è un keynesiano situazionista in Italia litiga massmediaticamente con quella nullità di Landini, ma poi su fb il presidente di Fare applaude alle politiche economiche inflazioniste obamiane e della Fed.
        E’ naturale, visto il suo conflitto d’interessi, che gli economisti austriaci siano per lui alquanto indigesti, il problema non è solo di letture o preferenze personali, ma politico-culturale ed ideologico, dato che egli si è arrogato politicamente (al pari di altri keynesiani leader di partito) di poter fermare il declino con riferimenti e proposte antitetiche a quelle necessarie allo scopo datosi.
        Ma non è necessario essere libertari rothbardiani né fideisti, Rothbard su taluni aspetti o tattiche può essere criticato con raziocinio anche dai libertari, ma di certo come economista e nel complesso della sua produzione culturale di saggi ha proposto idee chiare ed inequivocabili, ben più coerenti e d’attualità di quelle di Boldrin e di Fare.
        Boldrin & Co, non sono neppure dei miniarchici o dei nozickiani, nè dei liberali classici, insomma non c’entrano un tubo con quella filosofia politica!.
        A mio giudizio, Boldrin & Co sono dei supponenti “benpensanti”, di varia estrazione e provenienza politica (tutti accomunati da una smania di ribalta politica e di una comoda carriera pubblica pagata dai contribuenti), propugnatori di idee tese alla giustizia sociale e all’efficientismo dello Stato e dell’attuale welfare.
        Non sono dei difensori della libertà economica ed individuale o contro lo Stato ladro, il che rende Fare per Fermare il Declino, un soggetto politico a priori obsoleto, anacronistico ed inutile nel panorama italiano per l’oggi e il domani al pari di altri soggetti sedicenti “liberali”, questo al di là dei voti reali presi nelle urne o dei loro sondaggi tarocchi professati come paravento per il loro flop.

        • Tito Livio says:

          Sarà ma anche il vecchio Mises non ha mai detto che lo Stato è da abolire per non parlare della dottrina dei diritti naturali che fa acqua da tutte le parti, almeno io la vedo così. La spesa pubblica non è mai produttiva? dipende dai punti di vista, ovvio se uno abita in Italia capisco che la posizione ma non è sempre così. Comunque è questione di punti di vista, io reputo il pensiero di Rothbard e affini pura utopia.

          • LucaF. says:

            @ Tito
            Mises descriveva l’economia come scienza dell’azione umana, in tal contesto non ha mai detto che esista una spesa pubblica produttiva o che lo Stato debba nazionalizzare le banche fallite.
            Non ha mai detto che lo Stato sia da abolire, ma non ha nemmeno detto che esso dovesse intervenire o essere presente in economia come invece proposto da Boldrin e Fare..
            Si può affermare che per Mises il concetto di Stato era esente dall’occuparsi dell’economia, limitandosi ad una funzione miniarchica e liberale classica sul piano dell’arbitrato giuridico.
            Rothbard, suo allievo ha reso esplicito anche sul piano filosofico-politico, tali riflessioni economiche, approfondendole quanto a loro impatto conseguente nella società.
            Chiaramente è questione di differenti punti di vista, ad ogni modo Rothbard non ha mai imposto le sue idee coercitivamente (dato che la libertà economica è responsabilità che spetta al singolo individuo), nè si è arrogato il compito di fermare politicamente il declino a suon di nazionalizzazioni, inflazione e dirigismo.
            Io reputo Keynes e gli statalisti affini dei presuntuosi costruttivisti, degli infantili e superficiali ciarlatani, i quali hanno promosso e contribuito a realizzare solo delle fallimentari distopie criminali.

          • gino limito says:

            La spesa pubblica non è mai produttiva di valore economico. Non è un punto di vista, ma la realtà dell’economia. Lo Stato non produce niente, ma consuma solo risorse. Per stimolare un settore ne distrugge dieci.

  8. Tito Livio says:

    Lungimiranza della moneta unica? si dopo una serata in osteria a bere.
    La più grande fesseria mai fatta: l’euro.

    • Albert Nextein says:

      E’ una questione di tempi.
      La moneta unica era poteva essere il suggello di una eventuale unione politica.
      Essendo l’unione politica impossibile, come impossibile è l’unione economica, ecco che l’euro imposto a popoli interi, è un puro abuso finanziario.
      Essendo chiaro che l’unione europea è del tutto velleitaria ed irrealizzabile, e gli ultimi 10 anni trascorsi lo dimostrano appieno con fratelli e fratellastri, è altrettanto chiaro che i popoli hanno subito in nome di ideali senza significato.
      Un puro esperimento politico ed economico fallito.

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