Fenomeni da governo: calano i consumi, aumentano le tasse, chiudono i negozi

governo conte

di ANGELO VALENTINO – Mi è giunta tra le mani una relazione, quella presentata all’Assemblea Ibc 2019 da Aldo Sutter –  Presidente Associazione Industrie beni di consumo. Sapete cosa afferma? “Da imprenditori e manager impegnati tutti i giorni in prima linea, guardiamo con preoccupazione ai consumi, contraddistinti da un andamento quanto mai discontinuo e incerto”.

I numeri sono il primo indicatore dell’ orizzonte scarso che ci attende. ‘Nel quarto trimestre 2018 erano cresciute di poco sia la produzione di beni di consumo (+0,2%), sia le vendite al dettaglio (+0,3%). A gennaio 2019 però il quadro è peggiorato. Le immatricolazioni di auto sono diminuite. L’indicatore dei consumi di Confcommercio è sceso dello 0,3%. Sono caduti gli ordini per i produttori di beni di consumo”.

Stop, mi fermo. governo

Potere d’acquisto in calo, costi crescenti per le famiglie, paura della disoccupazione incidono negativamente sulle aspettative. Per forza! Quel poco che si h lo si tiene sotto al materasso.

 

E cosa ci aspetta? Le clausole di salvaguardia, cioè aumento dell’Iva. Tempesta sul bagnato, per intenderci.

“Il Sole 24 ore calcola il peso dei rincari derivanti da un aumento delle aliquote dal 10 al 13% e dal 22 al 25,2% rispettivamente pari a 538 euro l’anno per ogni famiglia. È un impatto enorme se consideriamo la situazione generale che abbiamo descritto. Si tradurrebbe in un forte calo della domanda con effetti pesanti a cascata su famiglie, imprese e per le stesse entrate dello Stato. Scongiurare l’entrata in vigore della clausola nel 2020 costerebbe oltre 23 miliardi di euro. Al momento le forze di governo smentiscono qualsiasi ipotesi di rialzo, così come qualsiasi manovra correttiva”.

Che fare? Tagliare la spesa pubblica improduttiva. Se infatti si torna a pescare aumentano il deficit, si torna al braccio di ferro con l’Europa.

Ma che dire delle domeniche lavorative su cui si è impuntato il governo? Un provvedimento contro il libero mercato, mentre il commercio on line cresce esponenzialmente. E’ una posizione antistorica che penalizza chi davvero fa impresa, assume e paga le tasse.

 

 

 

Solo dei fenomeni, che non hanno mai lavorato un giorno sul serio, potevano distruggere l’economia in pochi mesi.

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One Comment

  1. caterina says:

    Spariscono i negozi urbani per le tasse e perché la gente va a spendere nei mega autlet lungo le autostrade affollati di cinesi o russi per loro fortuna… ma che ne sarà del tessuto urbano delle nostre città, destinate a trasformarsi con l’evoluzione dei modi di vivere eppure sempre bisognosi per conservare il proprio patrimonio
    storico e di servizi del contributo di chi ci vive stabilmente… e uno Stato centrale sempre più esoso?

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