SCRICCHIOLA IL FEDERALISMO TEDESCO. UNIFICAZIONE TROPPO COSTOSA

di SALVATORE ANTONACI

La questione dell’assetto istituzionale tedesco, rimasta per decenni latente, rischia di fare il proprio deflagrante ingresso nel dibattito politico della BundesRepublik con ripercussioni forse imprevedibili. Mentre la coalizione popolar-liberale della Cancelliera Merkel, in crescente difficoltà, si appresta a cercare una riconferma piuttosto problematica nelle ormai prossime elezioni legislative, fissate per l’autunno del prossimo anno, irrompono, infatti, sulla scena le insoddisfazioni dei Laender più ricchi nei confronti del meccanismo di perequazione finanziario che redistribuisce, per via statale, parte non trascurabile delle risorse fiscali raccolte a livello locale. Nella fattispecie ammonta alla bellezza di 7 miliardi di Euro annui il salasso che grava su Baviera, Baden-Wurttemberg, Assia e la Città-Stato di Amburgo, necessario per far quadrare i conti delle altre 12 entità statali tedesche.

Mentre ad ovest la percentuale dell’aiuto non supera livelli tutto sommato accettabili, non altrettanto si può affermare per i territori dell’ex-DDR e per la capitale Berlino che usufruiscono di una “mancia” vicina ai 6 miliardi con la città-simbolo della vecchia (e nuova) Germania a ricoprire il ruolo della principale beneficiaria di tutta l’operazione con i “suoi” quasi 3 miliardi.

Sembrano venire al pettine, se le cose procederanno come si intuisce dagli avvenimenti delle ultime settimane, tutti i nodi trascurati al tempo della frettolosa riunificazione del paese. L’insofferenza per la svolta assistenzialista del federalismo tedesco, un tempo additato come un grande miracolo di ingegneria costituzionale, potrebbe sfociare in un contenzioso legale senza precedenti al punto da minare le basi di un edificio sinora solidissimo? Difficile prevederlo. Ma le prime schermaglie di una certa importanza paiono davvero poco incoraggianti per i custodi dello status quo.

La protesta delle 4 province citate giungerà, nientemeno, ad investire la massima autorità giudiziaria repubblicana, il Tribunale costituzionale, con un ricorso mirante a ricondurre lo Stato centrale ad una più equa condivisione degli oneri di una convivenza sociale tra le proprie diverse componenti. L’intenzione è quella di addivenire alla stipula di un vero e proprio “patto fiscale” tra centro e periferia sul modello di quello in vigore tra Spagna e Catalogna. In caso ciò non accadesse, i “rivoltosi” si riserverebbero non meglio specificate forme di ritorsione. Sicuramente uno spauracchio evocato, a bella posta, per intimorire l’avversario in una trattativa che si preannuncia lunga e defatigante. Ma che in un luogo come la Baviera, dove l’istinto separatista cova sotto la cenere ed i fasti dell’antica ed orgogliosa autonomia non sono stati dimenticati, inizia a riconfortare i mai del tutto domati fautori della “Bayerische spezifitaet”

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11 Comments

  1. Diego Tagliabue says:

    È una questione di senso della misura.

    In Germania non viene tollerata la malversazione legalizzata, nonostante che i conguagli finanziario dei Länder (Länderfinanzausgleich) sia ordinato in regole ferree e non un vaglia totale e a senso unico come in Fallitaglia.

    Prima che il cicaleggio di certi mentecatti, tipo Wowereit, prenda piede, Baviera e Baden-Württemberg mettono in chiaro le cose,

    Tra l’altro: Baden-Württemberg è governato da un verde (Winfried Kretschmann), non da un ultraconservatore, mercatario accanito o nostalgico dei “bei tempi andati”.
    Questo significa, che in Paesi seri non tutti i Verdi sono come Svendola.

  2. Francesco W says:

    Cosa sono 7 milioni di euro se paragonati con la cifra che ogni anno il Nord sborsa a Roma e al Sud? Il solo Veneto, che ha la metà degli abitanti della Baviera, sborsa 20 milioni!

  3. Heinrich says:

    Che anche la Germania sia prossima ad una svolta confederale sul modello svizzero?
    Il Reich di bismarckiana memoria era molto più confederale e rispettoso delle entità che componevano lo Stato…magari si ispireranno a quello.

    • La Svizzera, sebbene ufficialmente si chiami “Confoederatio Helvetica”, è uno stato federale, NON uno stato confederale. E’ una federazione dal 1848!

      Una confederazione è solo una lega di stati che restano indipendenti. Confederazione, per esempil è l’Unione Europea. La Svizzera è uno stato federale, non una confederazione.

      • Diego Tagliabue says:

        La Svizzera si chiama ufficialmente Schweizer Eidgenossenschaft.

        “Genosse” significa compagno, “Eid” significa giuramento.

    • Bacchus says:

      Una nazione già unita non potrà mai diventare come la Svizzera oppure gli Stati Uniti d’America, visto che si tratta di Stati federali per associazione. La Germania è un esempio di federalismo per decentramento, che ha meno successo in termini di risultati. La Costituzione elvetica è chiara: sovrani sono i Cantoni che possono delegare alla Confederazione parte delle proprie competenze, e non l’inverso. Anche il progetto federalista lanciato da Bossi non avrebbe mai potuto arrivare a tanto, a un federalismo dinamico, ma si sarebbe trovato con due pesanti burocrazie, quella centralista rappresentata dal potere romano e quella federale, incentrata sulle Regioni, ma non molto dissimile dalla prima.

  4. Filippo83 says:

    Noi ce ne lamentiamo da 30 anni: e nulla è stato risolto… Saranno più serii i tedeschi, come al solito? Oppure anche loro si ritroveranno davanti un muro di gomma, e non avranno il coraggio di ribellarsi?
    (L’indole alla ribellione accomuna bene veneti e sud tedeschi: nessuna indole, solo obbedienza!)

  5. lafayette says:

    I Bavaresi, si sa, son pignoli: si attaccano agli spiccioli 🙂

  6. Nicola BS says:

    La Lombardia vede sparire cifre 10 volte tanto. Incredibile.

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