Federalismo, mezzo milione al chilo grazie

di GIULIO ARRIGHINI*

Tuona la stampa. Mezzo milione di euro in premi per 27 dirigenti amministrativi del Pirellone. In media, 20mila euro di bonus a testa. Quasi lo stipendio di un operaio in un anno. Signor governatore, di questi tempi è proprio il caso… Il Carroccio sarà anche la quarta forza dell’Italia, ma appunto perché dell’Italia e non più egemone al Nord, qualcosa è cambiato?

Vediamo intanto il risultato elettorale nel nostro “piccolo”. Saranno pochi, saranno tanti, ma portare a casa undici consiglieri comunali in provincia di Brescia non è male alle ultime amministrative come piccolo seme di sesamo in questa terra inaridita dall’assuefazione. Indipendenza Lombarda siederà nei consigli comunali di Borgosatollo, Prestine, Paisco Loveno, Pertica Bassa, Lavenone. E al prossimo giro,  ci saranno altre province lombarde.

Ed è solo l’inizio. Il voto, al di là di questa cronaca che dà speranza e insinua un principio di cambiamento dentro il sistema, partendo dal basso, non dai consigli d’amministrazione, vede un paese frastagliato e disorientato che ha firmato a Renzi una cambiale in bianco. C’è chi dice che durerà per 20 anni, come accadde prima con la Dc (facciamo quindi 30, tra compromessi e pentapartiti) e 20 anni con Berlusconi e la Lega.

Il principio del federalismo e dell’autonomismo è sempre stato barattato con i ministeri, è sempre stato oggetto di alleanze scambiste. Con nessun risultato. Una devolution morta e sepolta, un federalismo fiscale da andarsi a nascondere… Per non parlare delle semplificazioni. Cose da vergognarsi e non basta. Nella patria del leghismo doc, quello che doveva anche di recente portare ad una riscossa del Nord (Prima di tutto… gli aumenti ai vertici, mezzo milione di euro per i superdirigenti del Pirellone, scrive in questi giorni Repubblica… complimenti a chi viene prima anche dei travet), i risultati sono stati uno smacco. In provincia di Varese, a Lozza, paese del governatore, perde persino il sindaco. Il centrosinistra supera col 60,22% il candidato padano inchiodandolo al 39,78%.

Altra legnata storica a Cazzago Brabbia, il paese del saggio del Quirinale. Il candidato sindaco leghista deve accontentarsi del 38,20% contro il 61,80% del rivale. Eh sì, le nomine sono un conto, il consenso del popolo un altro. Il Carroccio in provincia di Varese perde il 16,67%, con 71.471 voti. Nel 2009 aveva incassato il 26,3%, pari a 122.131 voti. A Varese città, la Lega perde il 2% rispetto alle politiche del 2013 e si assesta al 14% con 5.200 voti ovvero 4.200 in meno rispetto al 2009. Quasi dimezzata, 1.800 in meno rispetto allo scorso anno, 3.200 in meno rispetto alle comunali 2011 e 2.500 in meno rispetto alle europee di 10 anni fa. Strano posto, Vares.

Quando il segretario della Lega, dall’alto del suo quarto posto nazionale, doppiato dal Pd al Nord, afferma che il centrodestra diviso non va da nessuna parte, e apre a Berlusconi come fecero i suoi predecessori, viene da dire che la Lega, per prima, ha bisogno del centrodestra per incidere e decidere. Seppur ammaccata, tiene botta, si dà atto che le strategie elettorali hanno dato frutto. Ma che dice il Carroccio del resto, del principio di indipendenza? Del nocciolo duro indipendentista che sui territori del Nord persiste e anche se in minoranza, non demorde? Dove risiede oggi l’anima critica antisistema? Dentro un’alleanza con il Cavaliere, con Alfano e Casini e Cesa (un altro volto nuovo in Europa…) o nel dialogo trasversale con la cultura e l’informazione che non si allinea dopo la disillusione di 20 anni di tatticismi?

*Segretario Indipendenza Lombarda

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2 Comments

  1. lory says:

    ce gente che non soldi per comprarsi il mangiare e Maroni regala 500 mila euro ai burocrati della Regione Lombardia questi leghisti perdono il pelo ma non il vizio,politicamente vogliono sparire dalla faccia della terra

  2. Mister Libertarian says:

    Luridi parassiti, verrà il giorno della vendetta.

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