Federalismo, lessico molto familiare

altusiodi SERGIO TERZAGHI* – Il nome di Johannes Althusius (anche Altusio) è oggi del tutto dimenticato: l’attiva e democratica ricerca storica del nostro secolo riesce a ignorarlo. Egli fu giurista, politico, docente e rettore dell’Università di Herborn. Fu uno dei primi pensatori federalisti e, in virtù delle proprie idee, uno strenuo difensore dei diritti della sua città contro le arroganti pretese del Conte di Frisia. Operò per molti anni come sindaco di Emden, cittadina tedesca in cui, nel 1638, passò a miglior vita. Il primo capitolo de Politica methodice digesta, la sua opera più importante, comincia con un’asserzione molto precisa: «La politica è l’arte con cui gli uomini si uniscono allo scopo di costituire, coltivare e conservare tra loro una vita sociale. Da ciò essa si chiama simbiotica».

 

Althusius sostiene l’idea, mutuata da Aristostele, che l’uomo sia un animale sociale e politico. Pertanto l’uomo, costruendo la famiglia, prima forma associativa, sviluppa l’impulso alle più ampie forme di partecipazione politica, quali corporazioni, comuni e province. Volontà e affettività conducono verso la necessità della comunione. Ciò avviene attraverso la costruzione di un sano legame sociale, incarnato dallo stile di vita. Lo stile, forma dell’uomo, avente
un carattere solidale, si esprime attraverso il dono, la gratuità e la reciprocità. Gli associati, pur senza perdere alcuni diritti come quello di proprietà, mettono in comune ciò che serve alla vita sociale. Il Bene dell’associazione è necessariamente superiore alla somma dei singoli egoismi individuali.

 

Pertanto, ogni associazione, che Althusius definisce consociatio, è una struttura cooperativa da cui trae origine la vita politica. Essa esercita il proprio potere eleggendo consensualmente un “primus inter pares” che la rappresenta. L’autorità del summus magistratus, così Althusius lo definisce,
per quanto superiore a quella dei singoli cittadini, è inferiore all’autorità dell’associazione, definita ”majestatis absoluta”. Il supremo magistrato è in
ogni modo subordinato alla volontà popolare, poiché mandatario di una comunità che partecipa attivamente alla politica. Althusius, quindi, conferisce al supremo magistrato un’autorità maggiore rispetto al singolo cittadino, ma comunque inferiore al Bene comune: se il summus magistratus dovesse violare il patto, stipulato con il popolo, sarebbe liberato dal vincolo contrattuale ed i cittadini dovrebbero necessariamente darsi un nuovo rappresentante o una nuova costituzione.

 

Anche il potere giudiziario, rappresentato dai cosiddetti Efori, è direttamente sottoposto al controllo degli elettori. Efori e supremo magistrato sono
semplicemente istituiti dal popolo come amministratori dei suoi diritti di maestà. Per l’Althusius, l’autorità non può essere indifferente al popolo, le cui
scelte formano l’unico fondamento di legittimità del potere democratico. Il principio di sussidiarietà, il quale alimenta un patto, un “federalismo dal
basso”, è applicato a ogni livello. Sullo specifico punto, il pensatore di Emden, attraverso la discussione delle complesse relazioni fra i diversi livelli e tipi di
associazioni, disegna un’organizzazione politica di stampo federale fondata sulla sovranità popolare e su un governo decentralizzato (plena confederatio),
ben distinta da una mera lega di stati (non plena confederatio). È di tutta evidenza come Althusius metta in atto, una vera democrazia. Una democrazia partecipata dal sapore classico, in cui vige il principio secondo cui «ciò che tocca tutti deve essere affare di tutti».

 

In essa vengono esaltate l’autorità e la libertà collettiva poiché la società politica non è nient’altro che l’insieme dei gruppi sociali, federati in una comunità denominata Respublica. È quasi inevitabile che le teorie dell’Althusius invitino a una riflessione circa il concetto di sovranità e di diritto vigente nelle Nazioni Padano-Alpine nonché nell’Unione europea. La sussidiarietà di Althusius, afferma de Benoist, «rappresenta dunque una divisione di competenze secondo il criterio della sufficienza o dell’insufficienza: ogni livello di autorità conserva le competenze per le quali è sufficiente. (…)

 

Mentre il punto di vista giacobino fa della sovranità la garante dell’unità nazionale, il principio di sussidiarietà fa della preservazione della pluralità una
garanzia della sovranità. Un’Europa ben concepita, ossia un’Europa federale, non sarebbe dunque il solvente delle sovranità ancora esistenti, ma lo strumento della loro rinascita mediante una sovranità europea pensata e realizzata diversamente». La lezione dell’Althusius deve servire per sottrarre la nostra terra dalle grinfie di chi, sebbene in assenza di legittimazione popolare, si ostina a imporre un mondo con un solo centro e una sola dimensione.

 

(da Il Federalismo, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)*

Il settimanale Il Federalismo (registrato come Sole delle Alpi) visse dal 2004 al 2006, raccogliendo le firme di Gilberto Oneto, Romano Bracalini, Antonio Martino, Chiara Battistoni, Giancarlo Pagliarini, Carlo Lottieri, Leonardo Facco, Paolo  Gulisano, Sara Fumagalli, Roberto Castelli, Carlo Stagnaro, Gianluca Savoini, Arnaldo Ferrari Nasi, Piero La Porta e tanti altri autorevoli collaboratori. Questa esperienza, libera e indipendente, aperta al confronto politico, unica nel suo genere nei media di area leghista, spesso criticata per le interviste controcorrente o per i corsivi caustici di Oneto, venne interrotta per “calo delle vendite”.  I soci della  cooperativa giornalistica vennero sostituiti, e i contributi all’editoria, circa 420mila euro l’anno, che riceveva Il Federalismo, passarono ad un’altra testata, il settimanale Il Canavese, nella provincia di Torino, che trattava cronaca, sport e attualità.  Un cambio radicale di contenuti e obiettivi. A nulla valsero le preghiere della direzione e della redazione (il settimanale veniva realizzato da sole tre persone, il direttore, un redattore ordinario e un grafico) ai vertici del Carroccio, avvisandoli che avrebbero perso uno strumento per fare cultura politica e comunicazione senza veline. L’amministratore del Federalismo-Il Sole delle Alpi, trasmigrò con lo stesso ruolo a Il Canavese. Oggi, il medesimo soggetto si vede imputato a Milano in un processo in cui gli vengono contestati reati relativi alla destinazione dei contributi pubblici all’editoria per alcune operazioni legate all’amministrazione della testata piemontese. A distanza di tanti anni, speriamo sia fatta chiarezza su questa pagina di comunicazione. Politica.

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