DOVE E’ FINITO SEPOLTO IL FEDERALISMO FISCALE?

di CLAUDIO PREVOSTI

Cosa è rimasto o cosa si profila circa la riforma del cosiddetto federalismo fiscale con l’avvento del governo Monti? Detto e ripetuto, come è già avvenuto su questo giornale, che la riforma federalista dell’accoppiata Calderoli-Tremonti ha ben poco del federalismo vero, qualche considerazione su ciò che sta avvenendo nel post governo Berlusconi merita di essere fatta.

Rispetto all’impostazione del federalismo prevista dal governo precedente, qualche cambiamento è avvenuto: innanzitutto il governo Monti ha introdotto l’Imu sulla prima casa, al posto dell’Ici soppressa. La modifica  è sostanziale, visto che l’esecutivo del centrodestra e della Lega aveva preso l’impegno di non tassare la prima casa. Il governo Monti, poi, ha introdotto la Res, l’imposta sui rifiuti e sui servizi, che però appare leggermente modificata, perché verrà applicata su tutti gli immobili, quindi anche sulle prime case. Ci ritroviamo quindi sia con l’Imu che con la Res. Si tratta di una duplicazione che si poteva evitare. Infatti appare poco comprensibile la ragione dell’imposta sulla raccolta e lo smaltimento dei rifiuti , che in pratica reintroduce la vecchia Tas.

Ma l’aspetto più importante è che il cammino verso quel simulacro di federalismo fiscale previsto dalla legge delega n. 42 del 2009 appare del tutto bloccato. Il motivo è evidente:  non ci sono più soldi, e per di più per far quadrare i conti governo e Parlamento hanno usato la mano pesante contro gli enti locali. La conseguenza è paradossale: i Comuni hanno pochi fondi da spendere, tanto che spesso si trovano nelle condizioni di tagliare o limitare i servizi essenziali e la riforma federalista è messa in difficoltà da questa carenza di mezzi.

Va poi evidenziato un elemento assolutamente critico e del tutto contrario al federalismo:  il cinquanta per cento dell’Imu incassata dai Comuni andrà allo Stato e, in attesa del decreto attuativo, non è ancora chiaro se la tassa verrà versata direttamente nelle casse dello Stato,  il quale poi provvederà a versare la quota parte di competenza dei Comuni.

E questo è un paradosso incommensurabile. Infatti l’Imu sta per Imposta Municipale Unica e invece finisce per metà nelle casse statali.  Tutto ciò non ha nulla a che fare con l’idea di federalismo. Anzi, è la sua totale negazione.  Se si vuole parlare di riforma federale, quantomeno in abbozzo, bisognerebbe dare una vera autonomia finanziaria agli enti locali, che quindi potrebbero aumentare il proprio gettito e sanare i buchi prodotti dai numerosi tagli  praticati dal governo. Qui, invece, si procede in direzione opposta con lo Stato centrale che decide e dispone, con la conseguenza di affossare persino un federalismo poco soddisfacente.

Per dovere di cronaca non bisogna tuttavia tacere che pure il governo Berlusconi ci ha messo del suo nel rallentare i decreti attuativi per l’applicazione del federalismo fiscale. E il punto dove il processo si è bloccato è stata la perequazione, su cui non è stato fatto nulla. La perequazione è prevista dalla legge 42 del 2009 e successivamente dal decreto legislativo 23 del 2011, e si basa sui fabbisogni degli enti locali. Questi però sono ancora in corso di studio, nel senso che non è ancora stata elaborata la stima della prima tranche che doveva riguardare un terzo dei servizi fondamentali. Le previsioni dicono che questi calcoli dovrebbero essere pronti entro il prossimo mese di aprile, come previsto dall’ultimo  decreto Milleproroghe. Poi dovranno essere calcolati i fabbisogni relativi agli altri due terzi dei Servizi.

Insomma, il lavoro da fare appare ancora enorme e finché non sarà portato a termine non c’è nessuna possibilità che la legge 42 possa trovare applicazione. In altre parole rischia di riposare in pace.

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5 Comments

  1. helmut says:

    Guardino siori guardino che il federalismo fiscale va in onda ogni sabato mattina nella trasmissione Quello che:::Regioni su rai 2 e serve a dare uno stipendio ad una direttora e alcuni suoi amici e visibilità a una serie di carneadi: a la faccia di quei mona che oagano il canone:::

  2. Claudio Franco says:

    Viva la realpolitik dell’autore! Sarà certo non stata una riforma federale del sistema fiscale, ma almeno qualcosa la cambiava. Se la gente non si mette in testa che il tutto e subito non si può ottenere mai, forse le cose cambieranno davvero…

  3. mr1981 says:

    Mi sembra che non dovrebbero esserci dubbi, che l’IMU verrà incassata da Roma e la rigirerà ai comuni quando gli pare e piace. C’è già un esempio che è in vigore da una quarantina d’anni: si tratta del cosidetto ristorno delle imposte alla fonte dei frontalieri, quei soldi che la Svizzera rigira ai comuni confinanti da cui arrivano giornalmente i frontalieri. Questi soldi dovrebbero essere investiti dai comuni in infrastrutture (scuole, strade, collegamenti ferroviari, ecc) a vantaggio del frontalierato. Ebbene, questi ristorni vengono incassati da Roma, che aspetta almeno 2-3 anni a rigirarli ai comuni e che oltrettutto ci fa la cresta (viene rigirato ca. il 70% dell’importo). Le circostanze internazionali sono profondamente mutate, rendendo oggettivamente obsoleti gli accordi siglati nel 1974 e sono state ampiamente ignorate le clausule vincolanti, tanto da mettere l’Italia in torto (il Ticino ha bloccato nel 2011 il 50% di questi ristorni e Roma non ha detto niente). Alcuni sindaci dei comuni toccati sono insorti e hanno portato come scusa il fatto che senza quei soldi non potrebbero più offrire servizi (!) alla popolazione: per almeno due anni, grazie ai ritardi romani, sono ancora a posto, ne risenteranno di una perdita fiscale solo in seguito. Comunque non sono i servizi a dover subire una perdita, ma sarebbero le infrastrutture! Se risultano veritiere tutte queste affermazioni, ci potrebbe essere da parte svizzera una richiesta di rifondere il malpagato.

  4. Braveheart says:

    Come ha scritto Leonardo Facco ….

    La pseudo riforma fatta dai legaioli…non si può chiamare federalismo ma…FEDERAGLISMO (raglio per i somari )

  5. Giacomo says:

    Ecco come finisce il famoso “federalismo” somministrato da una tavola imbandita di Arcore alla plebe dormiente e contribuente (fino al salasso, fino alla rovina). Ecco i risultati della più marchiana bestialità culturale prodotta da un manipolo di buoni a nulla di facili costumi. Basta pensiero servile! Il federalismo deve partire dalla testa della gente. Rivoluzione dal basso. Costruire un sistema federale padano-alpino con al centro i Cittadini sovrani. Ricordate sempre che il sistema svizzero si ispirò al modello dei comuni nord-italiani.

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