Fassina, il profeta della miseria, ci indica la strada della povertà

di CLAUDIO ROMITI

Il traballante viceministro Fassina ha pubblicato su L’Huffington Post, quotidiano online la cui pagina italiana è diretta da Lucia Annunziata, un impressionante condensato di pensiero keynesianamente corretto. Una sorta di vadecum italiota per accelerare al massimo il redde rationem del  default. In premessa l’esponente del Pd ha sostenuto che la spesa pubblica in Italia, essendo a suo avviso più bassa a livello pro-capite di Germania, Francia e Regno Unito, non va assolutamente tagliata, bensì essa dovrebbe essere in buona parte riqualificata. Ma, occorre aggiungere, che i dati forniti da Fassina si riferiscono al 2005, mentre nel frattempo il Pil italiano è letteralmente crollato, aumentando il distacco tra tali Paesi. Ciò vuol dire che il fondamentale rapporto tra lo stesso Pil è le uscite pubbliche, vero termometro per la stabilità del sistema, è ulteriormente peggiorato, tanto in termini assoluti che in relazione agli Stati presi come riferimento. Stati che, avendo mantenuto uno standard di crescita superiore al nostro, possono permettersi una spesa pubblica pro-capite più alta ma con una percentuale di risorse controllate dalla politica più bassa. In parole molto semplici sarebbe come dire che in una famiglia in cui tutti lavorano il tenore di vita è assai più alto rispetto ad un’ altra nella quale si va avanti solo a forza di sussidi. Cionostante, e  senza considerare l’enorme indebitamento pubblico che costituisce un vincolo micidiale, Fassina vorrebbe portare il livello della nostra spesa pro-capite vicino a quella di Paesi in cui si lavora e si produce assai di più ed in cui, rispetto alla terra di Pulcinella, una quota consistente della spesa medesima serve ad ammodernare il sistema infrastrutturale, laddove in Italia l’eccesso di assistenzialismo impedisce di reperire le necessarie risorse solo per la manutenzione ordinaria di tali infrastrutture. Sotto questo profilo oramai anche i sassi sanno che qualunque aumento di spesa in ogni settore finisce per alimentare la ricerca di consenso di una politica sempre più irresponsabile, facendo ulteriormente lievitare l’enorme esercito di coloro i quali svolgono attività improduttive e lavori inventati.

Ma non basta, da provetto keynesiano, il viceministro dell’economia, al fine di avvalorare la sua tesi, aggiunge un argomento a dir poco sorprendente. Dopo aver paventato un lungo elenco di effetti socialmente devastanti  che una riduzione della spesa pubblica comporterebbe, egli scrive: ” Quanti continuano a insistere sugli effetti espansivi dello scambio minori spese/minori tasse dovrebbero sapere che il moltiplicatore della spesa è molto superiore al moltiplicatore delle imposte, soprattutto in una fase recessiva.”  Questo moltiplicatore, secondo alcuni studiosi citati dal nostro, indicherebbe un impatto recessivo di 1,34 euro per ogni euro di tagli, mentre una pari riduzione sul piano delle imposte comporterebbe un effetto espansivo di appena 0,35 euro.

Bene, al di là di qualunque considerazione contingente, se così stessero le cose, ciò rappresenterebbe la inequivocabile dimostrazione che la mano pubblica, rispetto alla capacità della società spontanea , è in grado di allocare le risorse finanziarie in modo nettamente più efficiente, tanto da ottenerne un ritorno produttivo molto maggiore di quello privato. Ma allora cosa aspettiamo a dare tutto il potere ai soviet?  Cosa aspettiamo a trasformare l’attuale collettivismo strisciante, con uno Stato che controlla “appena” il 55% del reddito nazionale, in una forma compiuta di collettivismo integrale? E cosa aspettiamo a farla finita con quel nefasto neo-liberismo, che Fassina menziona con grande disprezzo nel suo articolo, che sta mandando in rovina l’intero Occidente? Se lo Stato e la spesa pubblica sono la soluzione, non  resta che affidarsi agli eredi di baffone del calibro di Stefano Fassina. Il risultato è certo. La strada della più nera povertà già si intravede alla luce di una antica e mai dimenticata fiaccola. Poveri noi.

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6 Comments

  1. agor says:

    Ci sono troppi parassiti, ladri, corrotti, venduti, mafiosi, bugiardi, fannulloni. O li eliminiamo con ogni mezzo o kaput belpaese.

  2. Roberto Giorgi says:

    Ancora si parla di sistema keynesiano, lo stesso Keynes interpellato della fallibilità del suo metodo nei tempi lunghi rispose:
    … ” Quando la crisi del sistema avverrà noi saremo già morti, di cosa vi preoccupate.”
    Loro sono tutti morti di vecchiaia mentre molti di noi oggi sono morti di fame e di suicidi per cui ci preoccupiamo di avere sistemi diversi che non dicano le stesse cose.

  3. Mister Libertarian says:

    Quando sento parlare di moltiplicatore legato alla spesa pubblica cominciano a prudermi le mani …

  4. pippogigi says:

    L’italia attuale è la dimostrazione del fallimento delle teorie keynesiane e della validità della curva di Leffer.
    le teorie Keynesiane, caso mai ce ne fosse bisogno, furono già messe in discussione negli anni settanta.
    Pensavo che al governo ci fossero solo dei grandi incompetenti, bugiardi o diversamente onesti ora so che c’è anche gente che sbaglia volontariamente o meno.
    Temo che l’errore sia volontario e Keynes sia tirato in ballo solo per ragioni di scelte politiche. Il moltiplicatore fiscale di keynes si è visto finora solo sui libri e il moltiplicatore del taglio della spesa pubblica è stato smentito dalla realtà dei fatti: tutti gli Stati europei che hanno effettuato tagli consistenti di spesa pubblica stanno meglio adesso di ieri e senz’altro dell’italia.

  5. L'incensurato says:

    Spesa pubblica riqualificata? Un altro smacchiatore di gattopardi..

  6. Filippo83 says:

    – Socialismo reale: chiuso per fallimento nel 1989-1991;
    – socialismo democratico: sta riconsiderando i propri costi (Svezia ecc.) o addirittura sta abolendo il vecchio sistema di welfare (Paesi Bassi) prima di chiudere per fallimento;
    – Italia: noi ci teniamo Fassina.

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