Quella strana “capacità” di fare politica all’italiana

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Mi si permetta di iniziare questa mia dissertazione con qualche aforisma. Hernry Adams: “La politica, nella pratica, quali che siano le idee che professa, è sempre l’organizzazione sistematica dell’odio”. Oppure ancora lui: “La politica pratica consiste nell’ignorare i fatti”. Aristotele: “L’uomo è per natura un animale politico”. Luciano Bianciardi: “La politica, come tutti sanno, ha cessato da molto tempo di essere scienza del buon governo, ed è diventata invece arte della conquista e della conservazione del potere”. Infine, Carlo Bini: “La politica è il governo dell’opinione”.

Ed ora affrontiamo il problema. Si blatera continuamente sul significato di “fare politica” come se POLITICA fosse una specializzazione tipo Medicina, Chimica o Ingegneria. Cerchiamo anzitutto di chiarire il concetto. Se fare politica è “l’arte di fregare i cittadini” certamente richiede una pluriennale esperienza acquisita nell’ambito delle istituzioni ed una pluriennale esperienza parlamentare. Se invece è “la capacità di accordare idee diverse”, onde risolvere un problema che interessa la maggioranza dei cittadini, allora è indispensabile una crescente “esperienza di vita”. La prima ipotesi richiede la frequentazione di personaggi che siano maestri in detta arte, personaggi che vivono ed operano in un mondo ben circoscritto. In “politica delle istituzioni”, infatti l’esperienza da con cui arricchirsi è quella che si deve acquisire quando si entra in una nuova azienda, ossia conoscere usi e regole organizzative locali. La seconda ipotesi richiede una multiforme, ricca esperienza di lavoro.

La scelta dei candidati prende quindi due direzioni opposte. Collateralmente è attivo il dibattito “giovani si, giovani no”. Orbene che i giovani abbiano il diritto di avere occasioni per sviluppare la propria esperienza e fare carriera non vi è dubbio, ma che i giovani debbano avere la precedenza su persone meno giovani , ma molto più esperte credo che non vi siano dubbi. La soluzione italiota è stata quella di portare avanti in politica persone (giovani o meno giovani) che non hanno mai lavorato in vita loro. Questo modo di pensare regala due inconvenienti esiziali:

– Il lavoro porta ad acquisire esperienze, diversamente non ottenibili, anche perché se si sbaglia in maniera grave si fallisce o si paga di persona , mentre se si sbaglia in maniera leggera si accumula esperienza. In”politica” lo sbaglio che viene pagato è solamente quello che produce nemici “interni”.

– Chi non ha mai lavorato concepisce l’impiego politico non come un servizio alla collettività (così come era il vecchio servizio militare obbligatorio o attualmente il volontariato) , ma come un lavoro vero e proprio (direi piuttosto come uno stipendio) in cui le responsabilità personali sono sempre avvolte in una cortina fumogena.

– Chi non ha mai lavorato ha la certezza che fuori dall’ambito politico non avrebbe nessuna possibilità di conciliare il pasto con la cena e, pertanto, pur di non essere estromesso è disposto a qualsiasi patteggiamento. Anche il più ignobile.

Questo disastro non è tanto dovuto alla scelta delle persone che popolano il Parlamento, ma nei criteri con cui queste persone sono scelte e con cui viene gestito il Parlamento stesso. Vediamo un breve excursus operativo di vita parlamentare.

Un neo eletto, senza esperienza politica (e quindi che cosa lo mandano a fare se non ha esperienza?) decide di redigere una proposta di legge. Che fa? Scrive un brogliaccio di idee che consegna ad uno degli uffici Drafting del Parlamento. Questi uffici redigono il progetto mettendoci “abbondantemente” del loro, così abbondantemente da respingere varianti troppo spinte (troppo rispetto allo schema che i burocrati hanno già in mente) con la scusa di regole di Procedure. La legge viene approvata. A questo punto senza Regolamento applicativo, redatto nel tempo e con le modalità volute dai burocrati, la Legge approvata vale zero. Quando proprio tutto non va per il verso desiderato si interviene con le cosiddette Circolari Esplicative che, spesso, spiegano così bene da stravolgere il significato di alcuni articoli. Sin qui l’esperienza politica oggi a che serve? Nulla più che una “esperienza di corridoio”.

Ed ora vediamo che avviene nel settore privato.

  • In tale settore ad ogni addetto viene assegnato un obbiettivo, in sintonia con l’obbiettivo finale aziendale.
  • Tale obbiettivo deve essere raggiunto con il rispetto dei tempi e dei costi.

Nel Privato, bisogna raggiungere gli obbiettivi prefissati guadagnando. Nel Pubblico, occorrerebbe raggiungere gli obbiettivi prefissati senza guadagnare ma, soprattutto, senza gravare di nuove tasse, mentre invece succede esattamente il contrario : debito pubblico e riforme mai fatte ne sono il sanguinoso testimone. Quindi la si pianti con dichiarare la politica come un lavoro che richiede specialisti. Basta solo che chi deve essere candidato abbia già più volte “trattato “con fornitori e clienti, per capire che per piantare un chiodo nel legno bisogna batterlo sulla testa e non sulla punta.

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2 Comments

  1. gigi ragagnin says:

    hai dimenticato la ricattabilità. un politico nuovo non entra nel consesso del suo partito se non è da esso ricattabile.

  2. Sandrino Speri says:

    Finalmente si tocca il cuore del problema della politica italiana che da scienza del buongoverno è diventata arte di fregare i cittadini.In un certo senso la politica come professione reifica la monarchia,intesa come potere per grazia divina,di fronte all’impotenza del cittadino che ritorna suddito e subisce le decisioni della nuova casta partitico-mafiosa,composta da Burocrati e politici di “professione”.Fra il settenato di Scalfaro e quello di Napolitano,in un paese democratico a noi vicino-La Svizzera- sono cambiati 28 presidenti della repubblica.Vi sovviene il nome di qualcuno? Anche nella Serenissima Repubblica Veneta, senza andare tanto lontano,la permanenza nelle cariche sensibili era di durata brevissima.Se la legge si evolve fino a confondersi col legislatore dove si andrà a parare con legislatori di tal fatta? Si andrà come aveva previsto Sait-Just verso una tirannia in nome del popolo silenzioso”Il crimine abile si erigerà a religione e i birbanti saranno nell’arca santa”.

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