Fare impresa in Italia non paga più. Meglio investire in Btp

di GIORGIO CALABRESI

 Nel 2011 l’industria ha registrato una ripresa del fatturato del 9,2% rispetto all’anno precedente, senza tuttavia tornare ai livelli pre-crisi del 2008 (-1,1%). E’ quanto emerge dalla ricerca dell’ufficio studi di Mediobanca sui dati riferiti a 2032 imprese del nostro Paese dal titolo “Le principali societa’ italiane”. Oltre all’aumento delle vendite spiccano comunque il calo dell’occupazione (-0,2%) per il quarto anno consecutivo, il nuovo decremento dei margini industriali (-4,5%), il crollo del risultato netto (-65,1%) e un ulteriore allargamento della forbice tra produzione per addetto (+0,7%) e costo del lavoro per addetto (+3,8%) con un conseguente calo della competitivita’, che dal 2002 ad oggi si e’ erosa del 7,1%. Ma il dato piu’ significativo e’ forse quello legato al Roe: nel 2011, il ritorno sul capitale investito delle imprese italiane e’ inferiore al rendimento netto degli impieghi finanziari in Btp per un differenziale negativo di 1,5 punti. Come dire che l’anno scorso l’investimento in Btp e’ stato piu’ redditizio della media delle aziende del nostro Paese. Infine, un numero che la dice lunga sul rapporto tra soci e imprese: anche durante la crisi, tra il 2009 al 2011, gli azionisti hanno drenato risorse dalle imprese italiane. In particolare, secondo l’indagine di Mediobanca, gli apporti degli azionisti (gli aumenti di capitale al netto dei dividendi distribuiti e dei rimborsi agli azionisti) tra il 2009 e il 2011 sono stati negativi per 40,8 miliardi.

In generale, stando all’analisi dell’Ufficio Studi di Mediobanca, la struttura finanziaria delle imprese industriali operanti in Italia si è indebolita nel 2011. Complessivamente, il rapporto tra debiti totali e mezzi propri è cresciuto dal 170% al 181,6%. Il debito finanziario è cresciuto dal 95,2% al 99,1% dei mezzi propri e la quota erogata dalle banche dal 34,6% al 36,9%. Lo scorso anno, da una parte è aumentato il debito finanziario (+5,8 mld) e dall’altra si sono ridotti i mezzi propri (-7 mld). Inoltre, gi aumenti di capitale sono caduti del 44% (-3,2 mld), con un -68% nel comparto pubblico e un -31,5% nel privato e un picco per le società a controllo estero (-75%). A segnare il rapporto più elevato tra debiti complessivi e mezzi propri sono le medie imprese, che registrano però un’incidenza relativamente contenuta della componente finanziaria (91,7% dei mezzi propri), quasi interamente rappresentata da debito bancario. Tra il 2010 e il 2011 le medie hanno inoltre aumentato la propria dotazione patrimoniale (+2,6%) grazie a una crescita del 22% degli aumenti di capitale a pagamento. Gli oneri finanziari hanno assorbito lo scorso anno il 54% del margine industriale dal 48% del 2010.

L’industria italiana ha segnato nel 2011 un’ulteriore ripresa del fatturato pari al 9,2% sul 2010 ma non e’ sufficiente a raggiungere, seppure di poco, il livello pre-crisi del 2008, a causa della forte flessione del 2009. E’ quanto emerge dall’annuale indagine ‘Dati cumulativi di 2032 imprese’ dell’ufficio studi di Mediobanca. Le esportazioni si sono mosse nel 2011 a velocita’ piu’ che tripla rispetto alle vendite domestiche (+18,3% contro +5,5%). Nel dettaglio e’ cresciuto il fatturato dei settori che hanno beneficiato degli aumenti dei prezzi delle commodities di riferimento (metallurgia +20,2%; energetico +17,6%) e di quelli che hanno agganciato la domanda estera (gomma e cavi +20,2%). Anno negativo per elettrodomestici (-3,4%), stampa editoria (-1,7%), farmaceutico e cosmetico (-0,7%). Sul fronte occupazionale, per il quarto anno consecutivo, si e’ assistito ad un calo (-0,2% nel 2011), anche se in misura inferiore al 2010 quando aveva perduto l’1,6% e soprattutto al 2009 (-2,7%).

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