Fare per fermare la “scuola pubblica”, parlando chiaro però

di CLAUDIO ROMITI

Molti simpatizzanti di area liberale hanno molto apprezzato la strenua battaglia di Michele Boldrin da Santoro, stile assedio di Forte Apache, sul tema scottante dell’istruzione pubblica. Contrapposto ad un orda di incalliti collettivisti, tra cui Nichi Vendola e Serena Dandini, organizzati dal conduttore in una perfetta brigata d’assalto ideologica, il professore veneto ha cercato di confutare il delirio statalista con una serie di argomentazioni basate sui numeri e su una certa logica. E lo ha fatto come se cercasse di convincere seriamente i propri interlocutori circa le loro evidenti aberrazioni economiche e funzionali, arrivando persino a dare del sovietico al leader di Sel.

Ma per quanto io, al pari di tanti amici di orientamento anti-statalista, non abbia potuto fare a meno di parteggiare per l’uomo che si propone di rimettere insieme i cocci di “Fare per fermare il declino”, nondimeno ho rilevato anche nei brillanti interventi di quest’ultimo sulla scuola italiana la mancanza di un chiaro riferimento politico con cui puntare efficacemente il dito contro la pletora di collettivisti in sala. In particolare, anziché mettersi a citare cifre e statistiche – che ovviamente ognuno poi rivolta a proprio uso e consumo – per dimostrare ciò che si trova sotto gli occhi di tutti, ossia la presenza di una istruzione di Stato di un livello medio a dir poco scandaloso, Boldrin ha perso l’occasione molto liberale di spiegare al popolo dei telespettatori che tanta sinistra attenzione nei confronti dei nostri impresentabili carrozzoni scolastici ed universitari è legata ad un solo, inesorabile fattore: il consenso.

Sotto questo profilo i politici e i domatori mediatici di ogni colore ed orientamento continuano ad alzare alte barricate nei confronti di qualunque tentativo di inserire elementi di competizione e di selezione all’interno nel più vasto settore dello Stato non perché siano intimamente convinti della superiorità dell’istruzione pubblica, con tanto di polverosi programmi ministeriali. Niente di tutto ciò. La difesa della più grande fabbrica di stipendi e di ignoranti patentati del Paese (un’inchiesta su Sette di questa settimana ne dà conferma) viene fatta esclusivamente in nome e per conto del relativo tornaconto in termini di voti e di popolarità televisiva. Tanto è vero che persino la “libbberista” Maria Stella Gelmini, quando era ministro dell’Istruzione, si è vantata più volte di aver aumentato di oltre il 50 % il numero dei cosiddetti insegnanti di sostegno, altra misteriosa figura professionale in un mondo dominato da scartoffie e graduatorie.

A tale proposito spero che prima o poi qualcuno abbia il coraggio di gettare un pietrone nello stagno putrido di un dibattito stucchevole, avendo il coraggio di dire che in un sistema politico sostanzialmente fallito sotto tutti i punti di vista nessuno ha il coraggio di inimicarsi l’enorme esercito di persone che, a vari titoli, campano sopra la pubblica istruzione, scontentando nel contempo quei milioni di italioti i quali, invocando ovviamente l’istruzione di Stato, credono che i propri figli possano godere di pasti e conoscenze gratis. Forse se cominciamo a denunciare il privatissimo interesse che muove tanti paladini del bene comune fatto coi soldi degli altri, invece di farci incartare in discussioni sul sesso degli angeli, è possibile che qualcuno cominci sul serio a rinsavire. E sotto questo profilo il declino lo fermiano se in primis le cose vengono chiamate con il loro vero nome. Pertanto sarebbe il caso di affermare che l’investimento politico sulla istruzione di Stato ha ben poco a che vedere con gli obiettivi sbandierati dai suoi tanti sostenitori.

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29 Comments

  1. Vittorio Strada says:

    Articolo saggio. Grazie a Romiti. Finalmente si inizia a comprendere che non ha senso attaccare sempre e in modo ossessivo quelli che sono “un po’ meno liberali” di noi… Che senso ha attaccare in modo ossessivo Boldrin o Giannino quando siamo circondati dai Landini, dai Grillo e dai Vendola? Non dico che non si debba criticare questa o quella tesi di Boldrin… ci mancherebbe! Io sono un libertario anarchico, ma prima ero miniarchico e prima ancora ero un liberale tiepido: e non avessi mai iniziato a ragionare grazie ad autori moderati come Martino o Einaudi penso che non sarei mai diventato un vero libertario.

  2. Giancarlo Frison says:

    in veneto le uniche ‘scuole’ private sono quelle 3-anni-in-1 che non capisco come vengano chiamate appunto, scuole. Oppure seminari cattolici.
    insomma, il privato è davvero squallido.

    • Federico Lanzalotta says:

      Qual’è il problema?
      Mandi i suoi figli nella bella scuola pubblica se le private non la soddisfano.

      Si ricordi che nella scuola pubblica non c’è conflitto di interessi, l’interesse dell’insegnante è lavorare poco e quindi male, quello dello studente è essere promosso col minor sforzo.
      Solo nella scuola privata c’è vero conflitto di interesse: lo studente e la sua famiglia desiderano una formazione di qualità, e la pretendono! L’insegnante si sente sotto costante giudizio per la qualità del suo insegnamento.

      Però ho dimenticato che questo diventa inequivocabile solo con l’abolizione del valore legale del titolo di studio.

  3. max says:

    Buongiorno,volevo modestamente portare un piccolissimo contributo in questa discussione scuola pubblica o privata.
    Partiamo subito col dire che come sempre in questo paese si parte dalla fine e non all’invio dei problemi,perché abbiamo un sud con il più alto tasso di abbandono scolastico negli anni della scuola dell’obbligo,e il più alto tasso di laureati e con lode,dall’altro abbiamo una sinistra che attacca i lombardi a cui la regione da un buono scuola per poter mandare i figli dove pensano o sperano abbiano degli insegnanti che si dedicano con passione alla professione che hanno scelto cioè passare il loro sapere ad altri.Piccolo inciso in studio c’era quella scema del pd che diceva i ricchi riscuotono il buono scuola mentre i poveri non possono cazzata madornale il reddito è un vincolo al buono scuola più guadagni niente buono scuola.
    Personalmente da ragazzo ho 47 anni non ho frequentato scuole private ma solo pubbliche,ho avuto ottimi insegnanti,ma anche somari da mettere dietro la lavagna,ricordo ancora una calabrese insegnante di lingua inglese siamo circa nel 1978,che non sapeva parlare italiano,figuratevi l’inglese,e dunque se eri figlio di operai,per la scuola pubblica potevi fare solo l’operaio in questo si racchiude il fallimento della scuola pubblica,e di questo stato vergognoso,oltre ai trasferimenti nella regione di provenienza di solito il tacco,scioperi,malattie,e via di questo passo,tutti questi fattori uniti anche alla poca voglia di studiare degli studenti,riforme contorte ci porta ai livelli del burkina-faso.
    La scelta di poter mandare i figli,in una scuola paritaria,non un diplomificio quelli sono Napoli,Palermo ecc,si parla di scuole elementari dove si svolgono i programmi ministeriali per intero,le insegnanti sono quelle per i 5 anni di studio,per le medie inferiori idem con patate,se un insegnante è incinta o per qualsiasi altro motivo viene sostituita/o senza che avvenga nessun tipo di variazione nel piano scolastico,si impara un po’ della vecchia e cara educazione,questo comporta che non si va vestiti come ad un rave-party,cose che sembrano di poco conto ma che sono fondamentali per costruire un paese che vuol crescere e non regredire.
    Invece da quello che sento discutono di college,harvard ma se sono dei somari cara dandini, cosa evidentissima ad ogni test per entrare in una qualsiasi facoltà universitaria e non a numero chiuso,vuol dire che i professori sono dei veri somari,questo è talmente chiaro perché il numero di studenti che frequentano scuole paritarie è talmente basso rispetto alle scuole pubbliche che la proporzione è sotto gli occhi di tutti.
    La vendetta poi di questi professori incapaci e asini è sempre dietro l’angolo,parassiti non controllati da nessuno.

  4. luigi bandiera says:

    CERTO,

    la scuola va ABIURATA se di marka italia.

    Mi dimando come mai negli USA, ma anche in Canada, si sentono tanto legati tra loro sebbene sono di svariate etnie, credo molte di piu’ che in italìa.

    Mentre qua in italìa nessuno o quasi si sente tanto italiano.

    Ci deve essere un motivo..!

    Io lo ho trovato in questo:

    negli USA e Canada ci sono andati e ci vanno di proposito per diventare mericani o canadesi; in italìa e’ lo stato, fatto da veri criminali e facinorosi non che predatori, che ci impone di essere italiani.
    Utilizza la scuola per farci la SOCIOTERAPIA DEL PATRIOTA AL TRIKOLORE..!

    Lasciamo perdere le guerre FASULLE di indipendenza e altre palle varie… servivano solo a far morti, magari maschi e le palle le lasciamo al pallottoliere o all’abaco… che i komunisti adoperano tuttaldi’.

    Il perno dove gira tutto sto patriottismo e’ proprio nella scuola italiana. Ma anche nelle KANONIKE… purtroppo.
    Sapete no: capitribu’ e Stregoni governano da sempre la tribu’ o il popolo.

    Non serve tutta sta kax di dottrina kattokomunista negli USA e in Canada..!!

    Ecco del perche’, forse, lì hanno scuole migliori..!

    In Francia, grembo delle rivoluzioni ma per non cambiare molto, ma solo per avere il potere da parte di alcuni (Oliver Cromwell docet e ma non solo), forse hanno un altro sistema per essere migliori delle nostre..?

    Beh, nei paesi nordici pare siamo molto migliori: non perdono tempo a far dottrina sulle guerre d’indipendenza a pro loro partito che poi non parte mai… FORSE NE’..!?

    Oh kax, quanto da DISTRUGGERE per RIFARE TUTTO DA CAPO A PIEDI..!

    Ormai ne siamo tutti convinti che ci mancano CAPITRIBU’ e STREGONI.

    In politica non si vedono e l’unica visibile lo vogliono mettere nelle SEGRETE. Peggio o inversa, come storia, del Conte di Montecristo..!

    Tra noi si baruffa per dimostrare che ce l’abbiamo piu’ lungo o piu’ largo, e cosi’ il tempo passa come il condor…

    Adesso ci sentiamo proprio tutti italiani, MENO UNO: il sottoscritto (si puo’ aderire, e’ a gratis).

    Domando: a quando la separazione o secessione se continuiamo ad andare avanti cosi’..?

    Mai e poi mai, visto l’andazzo e grazie a noi PADANO ALPINI che facciamo gli italiani..! Certo ci sono anche i MARITTIMI… pero’ che non siano mediterranei…

    PSM

    Saluti
    LB

  5. Boldrin è un grande… bisognerebbe attirarlo, konfederalmente, nell’universo separatista padano x un nuovo Risorgimento Cisalpino, liberale e demokratiko…

  6. Giancarlo says:

    Consiglierei i liberisti thatcheriani che allignano qua dentro di farsi un giro nelle scuole del Sudtirolo o del Trentino. La stragrande maggioranza rigorosamente pubbliche, con gli insegnanti pagati dalla provincia anziché dallo stato con stipendi superiori a quelli previsti dal contratto scuola statale. Nel senso: è stata fatta la scelta politica di avere una istruzione pubblica a costi superiori a quelli nazionali. Naturalmente tali costi gravano su quel 90% di Irpef che spetta alle due province. I risultati dei test Pisa in quei territori testimoniano della bontà della scelta. Se al limite c’è una “concorrenza”, questa esiste solo in Sudtirolo tra scuole italiane e scuole tedesche per intuibili motivi. E poi è inutile fare tante filosofie liberiste sull’istruzione, meglio attenersi ai dati di fatto nudi e crudi e alle prassi: in Italia introdurre la concorrenza nel settore scolastico significa solo usare i soldi delle tasse per finanziare le scuole cattoliche. E in genere questo è il vero scopo dei tanti “liberali del sapere”.

    • Leonardo says:

      La sua insipienza è pari solo alla sua ignoranza in tema di liberalismo. Ma tant’è sono abituato ai commenti degli italiani di fatto

      • Claudio Romiti says:

        Siamo circondati, caro Leonardo. Domina il principio che si possa fare il miglior interesse del prossimo spendendo per suo conto i suoi soldi. E’ sbalorditivo, ma la maggioranza degli italioti questo pensano.

        • Leonardo says:

          La libertà non è per tutti Claudio… come scriveva Rodari è INUTILE PARLARE DI LIBERTA’ AD UNO SCHIAVO CHE PENSA DI ESSERE UN UOMO LIBERO. Complimenti per l’articolo.

          • halnovemila says:

            uhm… credo di aver pensato la stessa cosa quando ho visto il film THE MATRIX…
            Del resto, quando l’agente Smith continuava con insistenza a chiedere a Neo perchè continuasse a “battersi” e a sbattersi per “liberare” gli altri “schiavi” (che, invero, credevano di vivere una vita libera), Neo non seppe rispondere niente di meglio che: perchè così HO SCELTO.
            Non mi sorprenderei se anche l’autore di questo articolo (che leggo sempre volentieri), di fronte a tale quesito, rispondesse con le stesse parole dell’eroe di Matrix… Neo… l’eletto 😉

      • Leonardo, certi commenti fanno capire che lo statalismo centralista è bene inculcato nelle menti degli italiani, però mi piacerebbe comunque avere questi italiani dalla parte degli indipendentisti.
        Quando avremo territori indipendenti sarà vera competizione tra loro e si potrà finalmente scegliere se andare a vivere in un territorio statalista o libertario.
        I comunisti-statalisti duri e puri potranno vivere in Toscana e i libertari magari in Lombardia con massima soddisfazione per tutti.

        • Leonardo says:

          Concordo con te. L’indipendentismo a prescindere è senza dubbio la priorità. Ma il problema è che mentre un indipendentista liberale è disposto a fare qualche passo indietro per trovare un comune denominatore, gli pseudo-indipendentisti figli del leghismo son capaci solo di trovare peli nell’uovo per far cagnara e distruggere e demolire qualsiasi buona intenzione, tipo quella proposta qui dal direttore

  7. Luca says:

    C’è anche da dire che la scuola privata in Italia non è di qualità superiore a quella pubblica, anzi. Per qualche motivo, molti diplomifici sono proprio istituti privati. Mentre nei paesi anglosassoni la gente è disposta a spendere di più per mandare i propri figli in scuole di maggior qualità (e quindi più difficili), in Italia la gente è disposta a spendere soldi per mandare i propri figli in istituti dove possono avere la relativa certezza che vengano promossi. Una sorta di “io vi pago, voi fate uscire mio figlio dalla vostra scuola con un diploma”. Ennesima dimostrazione che cultura e mentalità errate riescono a trasformare in schifo qualunque cosa.

    • Luca, sbagli, la scelta della scuola privata è dettata dalla migliore istruzione erogata, non perché è più difficile.
      La severità di giudizio è infatti propria della scuola pubblica che non insegna NULLA, ma pretende molto.

      • Luca says:

        Quindi le scuole del sud che regalano i voti sarebbero buone scuole?

        • Fidenato Giorgio says:

          Purtroppo in italia abbiamo il valore legale del titolo di studio e abbiamo una gran quantità di lavoro (ergo tasse) gestite dallo stato in cui entrano a lavorare questi titolati del ca… . Il problema è sempre quello: se lo stato non avesse i soldi delle nostre tasse, non riuscirebbe a fare le porcherie che fa. Il problema è sempre quello, trattenersi il frutto del proprio lavoro e non pagare le tasse!!!!!

  8. walter cano says:

    E’ comunque vero che la scuola pubblica è stata sminuita negli anni piano piano rendendola qualitativamente inferiore alla turchia(anche se non penso sia vero che sia a questi livelli come insegnamento ,semmai come strutture),il motivo è per consegnare l’insegnamento al privato così come viene fatto da anni con tutto ciò che di buono il pubblico rappresenta,grazie ad una politica corrotta e lobbistica da parte della destra del pdl adesso ,forza italia prima,sia dalla sinistra che è sempre stata sottosotto daccordo.

  9. fabio ghidotti says:

    ecco un perfetto articolo che con la secessione c’entra come i cavoli a merenda.
    La scuola pubblica esiste ovunque in Europa. Non tocca a lei essere selettiva; la selezione la fa poi il mondo del lavoro e comunque la vita in generale. Io sono favorevole all’abolizione del valore legale del titolo di studio, e questa posizione, almeno in passato, è esistita anche nella sinistra italiana.
    Altra cosa è l’uso (propagandistico e clientelare) che si fa in italia del mondo scolastico. E’ un uso improprio tipicamente tricoloruto, non una caratteristica dell’istruzione pubblica in quanto tale. Non saper fare questa distinzione significa ignorare la storia, e non avere un’alternativa sociale da proporre per sostituire l’italia.
    Poi si può dire tutto ciò che si vuole di quello che c’è nella scuola italiana. Ma partendo dalle premesse che ho ricordato sopra. Altrimenti si fa disinformazione e si rema contro. Per l’ennesima volta…

    • caro fabio, questo è un quotidiano che non sempre parla di rivoluzione indipendentista, pensa che neanche l’Unità scrive sempre di dittatura del proletariato.

      • Leonardo says:

        🙂

      • Fidenato Giorgio says:

        La cultura (o non cultura) è alla base di ogni comportamento umano e quindi anche della rivoluzione. Infatti i governanti italiani hanno pensato benissimo di tirar via i bambini dalla chiesa e di obbligarli a studiare nelle loro scuole italiche piene di labari italioti oltre che di magnificenza del periodo risorgimentale, nonché della “grande” Roma. Non vorrei però che fatto lo Stato padano si rifacesse la stessa propaganda fatta nelle scuole italiane. Bisogna essere più seri degli italiani e lasciare le scuole in concorrenza fra loro!!!!

    • Giuseppe Isidoro says:

      E’ che chi vuole secedere, sta nella parte più tartassata fiscalmente dello stato italiota, per mantenere statalisti e collettivisti. La secessione ha delle basi etniche, ma anche molto ideologiche e economiche. Un nord libero avrebbe certamente meno stato e università più meritocratiche, non svilendo, come ora, la funzione sociale della scuola pubblica nell’insegnamento obbligatorio.

  10. Tito Livio says:

    D’accordo col Boldrin sui principi mi ha deluso la non spiegazione rispetto ai debiti contratti dagli studenti in USA e che mettono in difficoltà i suddetti anche dopo diversi anni dalla laurea.

    • a beh, allora basta che sia A GRATIS e va bene qualsiasi scuola. Franza o Spagna basta che si magni gratis.
      Ma che criterio è questo?!

      • luka says:

        Il problema è che alle grandi banche viene concesso un prestito con un tasso di interesse dello 0,5% e a gli studenti del 7%.

        Ti sembra giusto.

        • Fidenato Giorgio says:

          Qui non è questione di giusto o sbagliato. Il problema è che l’emissione di moneta è un’attività in monopolio dello stato. Se ciò non fosse il tasso sarebbe stabilito dal mercato, perché nessuno riuscirebbe comprare i soldi allo 0,5% e a prestarli allo 7%. Il problema è sempre questo: il monopolio. In un sistema libero ognuno è libero di chiedere quello che vuole, salvo poi vedere se il mercato è disposto a pagare quanto chiede. La giustizia non c’entra niente!!! come non ha senso dire se è giusto pagare 1 kg di pane 4-5 €/kg quando un kg di farina costa solo 1. Se si guadagna così tanto perché non ti metti a fare il pane anche tu?

  11. Rodolfo Piva says:

    Encomiabile l’entusiasmo e la chiarezza espositiva di Michele Boldrin ma anche lui si è illuso di poter dire qualcosa di sensato e documentato alla collezione di imbecilli che raccatta il compagno Santoro anche lui con il cuore a sinistra ma il portafoglio destra

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