Falkland: il ministro argentino rifiuta incontro con GB

di REDAZIONE

Il ministro degli Esteri argentino, Hector Timerman, ha inviato  una lettera al suo omologo britannico, William Hague, nella quale gli ha comunicato che si rifiuta di incontrarlo a Londra alla presenza di rappresentanti delle isole Falkland. ”Mi spiace che lei non possa incontrarmi senza la supervisione dei coloni delle Malvine (come vengono chiamate le isole in Argentina)”, ha scritto Timerman nel suo messaggio, sottolineando, non senza ironia, di aver espresso “interesse per un incontro bilaterale con lei durante la mia prossima visita a Londra supponendo che lei fosse il responsabile della politica estera del Regno Unito”. Dall’arcipelago conteso, due membri eletti dell’Assemblea Legislativa locale hanno dichiarato oggi che volevano incontrare Timerman a Londra per ”uno scambio di opinioni franco e completo”, mentre il governo delle Falkland ha chiarito, riguardo alle parole di Hague, che ”il risultato del referendum che abbiamo convocato (per l’11 e 12 marzo prossimi, Ndr) dimostrera’ che non desideriamo” negoziazioni sulla sovranita’ delle isole.

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2 Comments

  1. Euskaldun says:

    Le Falkland hanno scelto di essere un dominio inglese, il problema non si pone neanche. Solo sbruffonate Argentine, che pensino al loro debito pubblico ed al rischio default piuttosto che fare gli sbruffoni!

  2. Marcela says:

    I “kelpers” hanno tutto il diritto di difendere propietà e affetti, modo di vita e autonomìa. I governi dell’Argentina ogni qual volta hanno avuto problemi interni, hanno richiamato la sovranità sulle isole utilizzando lo slogan populista “las Malvinas son y seràn argentinas” (e la breve guerra del 1982), ma in realtà dei diritti degl’isolani no si sono mai interessato. L’idea dell’attuale governo (Presidente Cristina e amici) consiste in mettere mano in quelle terre, espropiare tutto in nome di una discutibile sovranità, e- ultimama “pensata”-, estrarre il gregio della piattaforma marina. Non è estranno che Timmerman si rifiuti di parlare con i rappresentanti dei “kelpers” (che non sono coloni, ma cittadini a tutti gli effetti), non ha argomentazioni sensate da contraporre alle loro posizioni chiare e concrete.

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