Facebook rimuove “Colpa di Alfredo” di Vasco Rossi! C’è la parola “negro”. Sospeso dal social chi l’ha pubblicato

alfredo vasco rossidi GIOVANNI POLLI – E due. A Facebook non bastava aver censurato il testo de “I Watussi” di Edoardo Vianello, l’allegro hully gully simbolo dei primi Anni ’60. Ora se l’è presa pure con quel che Vasco Rossi, l’altro giorno, a Modena Park ha cantato di fronte a 220mila persone e in diretta televisiva italiana.
“Colpa d’Alfredo, se n’è andata a casa con il ne*ro, la tr***”. Decisamente meno allegro dell’hully gully, anzi, molto più greve, ma tant’è: il testo del 1978 resta sempre un punto fermo della scaletta del cantautore di Zocca.

Anzi, in un’epoca di ipocrisie politicamente corrette, di linguaggi edulcorati e di paure per le proprie ombre, avevo pure manifestato – da assolutamente NON fan di Vasco Rossi – un grande apprezzamento per il coraggio davvero “rock” e non conformista, di mantenere il testo intatto malgrado i birignao di regime stortino a dir poco il naso di fronte a quella “g” di troppo nella parola “nero”.

Avevo pure concluso con una piccola sfida a Facebook: censurarmi il post, pensando comunque che   non sarebbero mai arrivati a coprirsi così di ridicolo.
Detto, fatto. Con un po’ di giorni di ritardo, la comunicazione fatale: Colpa d’Alfredo “non rispetta gli standard della comunità di Facebook”. Post cancellato e 24 ore di sospensione dalla possibilità di interagire con il social network. Così imparo gli standard, cribbio.
Tutt’altro che pentito, credo proprio che la prossima mia mossa sarà quella di pubblicare il manifesto del KKK. Ovvero “Angeli Ne*ri” di Fausto Leali. “Pittore, ti voglio parlare…”, ricordate? La summa dello sterminio schiavista, accidenti. Con questa, probabilmente, il ban sarà definitivo e chiuderò del tutto il mio rapporto con il signor Zuckerberg e i suoi zelanti robot che non sanno distinguere Vasco Rossi da un incappucciato con le croci in fiamme.
Ci si rivede comunque su Vk, il social russo. Al limite, se il “Facebook” del tremendo tiranno Vladimir Putin riterrà scorretti i miei post, potrà sempre propormi per un soggiorno in Siberia.
Con l’insopportabile inferno di questa estate, accetterò molto volentieri.

Giovanni Polli

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5 Comments

  1. Gianluca P. says:

    Facebook da cui sono uscito anni fa, è un bel database moderno con tutti i dati degli utenti (si divertono con poco). Gli americani sono 100 anni avanti in queste schedature (controllo, marketing, massoneria light, innesco automatico di tensioni e invidie tra amici e coniugi, generazione automatica di nuove figure sociali: perdigiorno 2.0, ossessivi compulsivi con astinenza da notifica, stalker stupidi che si ritrovano con la serratura di casa cambiata etc….). Da comunità sociale (anche utile per ridurre le distanze geografiche e fare 4 chiacchiere con vecchi amici) nel tempo ha assunto anche una funzione di profilazione delle persone a fini commerciali ma anche di controllo. Politica. La massima:” per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano” trova qui spazio, agilmente. Se posti qualcosa contro il sistema globalizzato che uccide i neuroni, passi da disturbatore a criminoso fino a criminale (cartellino giallo, poi rosso e poi la gogna mediatica). Se, invece, ti metti tranquillo e vai via di “Zììììì padrone” (il che vuol dire non disturbare mai il manovratore – ah, la libertà di opinione) sei un membro della comunità (utente gold). Chi cresce con le sue pagine e nei consensi è il giornalista che cerca di attrarre centinaia di migliaia di persone e condivisioni usando la solita formula: “prendere un argomento o un politico (mai un compagno), ricamarci su un po’ e scatenare tifo illogico (fino a 4000 condivisioni e 700 commenti in meno di un’ora – sti giornalisti – coerenti fino al midollo – citano Gaber che cantava “cos’è la destra, cos’è la sinistra” e la applicano alla perfezione ma in funzione inversa – ping pong delle parole in libertà). Tra i tifosi illogici (guardando i profili) spesso ci si imbatte in persone con istruzione a livello universitario (ah, la scuola). Se il giornalista in questione è piegato al regime (la maggior parte), viene osannato, ed è probabile che Zuckerberg, in futuro, imposti una sorta di funzione per il trasferire soldi nel conto del giornalista in questione (una piccola percentuale, suvvìa). 🙂 Buona catastrofe.

    ps leggevo ieri “Il Guerrone” di Gilberto Oneto . Le note del libro sono da leggenda. (Maestro e genio storico assoluto!). Consiglierei a tutti i perdigiorno esperti di ping pong della parola in libertà, di cominciare ad informarsi nella giusta direzione. Un po’ di storia depurata da scorie di retorica fa sempre bene. Altrimenti finiscono nel gioco stupido di giornalisti senza scrupoli.

  2. Amedeo says:

    Gli imbecilli sono sempre pronti a fare delle “pugnette”!

  3. Riccardo Pozzi says:

    Segnalo con sdegno che nella canzone “gli impermeabili” di Paolo Conte’ appare per ben due volte la parola “negra”.
    Ancora scosso per la scoperta mi rimetto al giudizio degli uffici preposti.

  4. luigi bandiera says:

    Sara’ censurata anche la parola PELLEROSSA..??
    Ma un censore che censura i censori non esiste mica..?
    Se questa viene definita democrazia censuriamo la parola DEMOCRAZIA perche’ e’ un obbrobrio davvero..!

    Che schifo di mondo quello democratico alla DDR.

    Preghiamo.

  5. Rodolfo Piva says:

    Per ben due volte sono sfuggito all’imbecille Zuckerberg ed ai suoi idioti accoliti pubblicando: ” Vacaputanga” di Walter Valdi . Si vede che il sistema di Facebook non conosce il dialetto e quindi “neger” non è cosa fuori standard,

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