Facciamo entrare in Europa anche la Dea Kalì

MAPPA TSVETKOVdi GILBERTO ONETO –   Ci stiamo sgolando  contro il progetto di fare entrare la Turchia in Europa e abbiamo sempre più la sensazione che tutto sia inutile, che tanto chi ha il potere di decidere per tutti – a Roma, a Bruxelles o a Washington – lo abbia già fatto e che fra qualche anno avremo finalmente la incommensurabile gioia di poter esibire lo stesso passaporto dei cittadini di Erzerum e di Harput. E poi magari anche di quelli di alcuni pezzi della vecchia cara Unione Sovietica, di Taskent e di Samarcanda: così saranno particolarmente felici Santoro e compagni.

A questo punto però, se la battaglia in difesa dell’identità è persa, non dobbiamo perdere anche quella che consente di tenere separata la giustizia dall’ingiustizia. Se è infatti stato deciso che sia giusto che la Turchia faccia parte dell’Europa, è profondamente ingiusto che ne siano esclusi tutti gli altri. Chi sono tutti gli altri? Andiamo per ordine di parentela. I Paesi dell’Europa orientale sono europei, lo dice il nome, e perché allora lasciarli fuori? Avremo finalmente quell’Europa unita dall’Atlantico agli Urali, anzi a Vladivostok, che piaceva tanto a De Gaulle, che era persona dai gusti semplici ma succulenti. Ci sono poi al mondo numerosi Paesi che sono pezzi di Europa
trapiantati lontano e che vanno riuniti alla madrepatria: l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Argentina, il Canada, il Cile, le Falkland e Pitcairn (dove ha figliato l’equipaggio del Bounty), ma anche gli stessi Stati Uniti, che così si troveranno finalmente nella stessa cuccia dei loro fratelli Turchi. Non è finita: perché escludere i Paesi dell’America Latina, che sono americani per via di Amerigo che era toscano, e latini perché sono anche loro nipoti di Enea e Anchise?

 

C’è poi la grossa famiglia indoeuropea e anche per loro la dice lunga il nome. Così potremo tirarci dentro anche i persiani e un po’ di
talebani, ma soprattutto una bella mezza miliardata di Indiani veri, quelli dell’India misteriosa di Salgari, che in fondo, e a ben vedere, sono quelli che ne avrebbero più diritto di tutti. Innanzitutto sono nostri parenti sia pur alla lontana, ma sicuramente più parenti della famiglia Erdogan. Poi perché professano religioni che somigliano a quelle dei nostri antenati più simpatici, i celti. Sono gente che ha una tradizione di arte e di cultura straordinaria, sono simpatici, intelligenti, amanti del colore e della festa, e non hanno mai rotto le scatole a nessuno.

Salvo qualche sodale o concorrente di Sandokan, non si conoscono infatti indiani indù che abbiano mai aggredito, sottomesso o tentato
di sottomettere, né di induizzare a forza nessun popolo. Neppure la Dea Kalì, capziosamente descritta nei romanzetti d’appendice come
la quintessenza del male, ha mai predicato nulla che anche lontanamente somigli al jihad. E poi l’India è patria di Gandhi da cui tutti avrebbero ancora molto da imparare in fatto di civiltà e democrazia. Ma ospita anche Sonia Gandhi che c’entra poco con il Mahatma, ma che è piemontese: non ci sono statiste piemontesi in Turchia e questo non è un particolare da trascurare.

Assieme all’India ci potremmo associare anche lo Sri Lanka, tanto metà dei suoi abitanti sono già qui. In più sono anche buddisti. Si è mai sentito di un buddista che abbia assalito qualcuno, che abbia cercato di convertirlo a colpi di rullo delle preghiere, che gli abbia impedito di professare una religione diversa? Oltre a tutto l’ingresso in Europa di questi Paesi farebbe contenti tanti arancioni e animalisti, e anche i Beatles superstiti. Alla fine resterebbero fuori solo i negri, gli arabi, i giapponesi e i cinesi: i negri non li si può lasciare fuori per non essere bollati di razzismo e poi perché sono simpatici e i loro bambini vengono bene negli spot pubblicitari di Benetton.

I Paesi arabi vanno fatti entrare perché una bella fetta dei loro cittadini sono già entrati e perché se entra la Turchia non li si può lasciare fuori, non fosse altro che per un elementare senso di giustizia. I giapponesi ci farebbero anche comodo perché sarebbero i soli di tutta la comitiva che pagherebbero le tasse. Infine restano i cinesi che non si possono escludere altrimenti ci inonderebbero di prodotti sotto costo. Dentro, sarebbero anche loro costretti a rispettare leggi e norme emanate a B r u x e l l e s , avrebbero i sindacati e le Asl e ne sarebbero rovinati come tutti gli altri e non farebbero più concorrenza a nessuno. A quel punto tutto il mondo sarebbe nella Comunità europea e si dovrebbe sorbire la Bonino e Schultz: mal comune mezzo gaudio.

Nessuno avrebbe vantaggi e svantaggi, non ci sarebbe più motivo di emigrare, saremmo tutti in miseria allo stesso modo. Sarebbero finalmente contenti i mondialisti, quelli che da un sacco di tempo predicano le gioie di un grande governo mondiale e che la smetterebbero di stressarci con la storia dei “cittadini del mondo” e con altre idiozie del genere. Più nessuno sarebbe progressista e tutti si auspicherebbero un ritorno al passato più bieco. E da lì, come in un film catastrofico del dopo bomba, ciascuno riprenderebbe la sua strada per conto suo, a casa propria, si rimetterebbe dazi e gabelle, erigerebbe frontiere, parlerebbe la sua lingua e si darebbe leggi diverse da quelle del Paese vicino. Ciascuno tornerebbe a essere padrone del suo Paese, con la sua bandiera, il suo passaporto, i suoi eroi e i suoi delinquenti: tutti scrupolosamente e medievalmente autoctoni. Divisi e contenti.

 

Forse anche i padani in una situazione del genere arriverebbero – sempre scrupolosamente buoni ultimi – a costruirsi una casa comune di loro proprietà. Il giro per arrivarci è un po’ lungo e io non ci sarò più.

(da “Il Federalismo”, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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3 Commenti

  1. Giancarlo says:

    E chiaro che la demagogia sia in italia che in Europa la fa da padrona.
    Diversi popoli europei vorrebbero andarsene dall’europa o almeno che si cambiassero le cose al suo interno perché non funziona più. Altri popoli non vogliono entrare in Europa ma si dice che ci devono entrare.
    Mettere d’accordo tutti è cosa assai difficile ed ardua.
    I Turchi per esempio non vogliono entrare in Europa, mentre l’Europa lo vuole. Erdogan non si capisce cosa voglia, ma se anche Lu vuole entrare vuol dire che non sa cosa pensa il suo di popolo.
    Come già detto in altro articolo io sono andato in Turchia diversi anni or sono e parlando con molti cittadini turchi di varia estrazione sociale, il 99% mi dissero che loro stavano bene così e non capivano perché dovessero entrare in Europa. Io gli spiegavo quali vantaggi reciproci ci fossero, ma loro ribattevano che siamo noi europei a volerli dentro l’europa perché a loro non interessava e non vedevano altro che lo sfruttamento da parte nostra della loro manodopera specializzata a basso costo rispetto all’europa.
    Non aggiungo altro. Se non si ristruttura questa Europa in una Europa federale, basata sulle regioni omogenee e principalmente non diventano gli Stati Uniti d’Europa…..beh allora signori miei aspettiamoci non solo lo sfascio dell’Europa ma altresì la perdita di qualsiasi identità europea a causa dell’invasione a cui è sottoposta da parte di popoli poveri o di rifugiati. L’EURABIA come la chiamava ORIANA FALLACI si sta concretizzando davanti ai nostri occhi senza che l’Europa sia in grado di opporre alcuna resistenza.
    Molti imperi passati caddero a causa di invasioni da parte di stranieri, la storia si sta ripetendo né più né meno e quindi bando alle ciancie e cerchiamo di governare la storia al meglio e non al peggio.
    WSM

  2. giancarlo pagliarini says:

    Grazie Stefania. Grande Gilberto. Ci manchi

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