RIPARTIRE DA COMUNI, AUTOGOVERNO E SENATO DEI SINDACI

di FABRIZIO RONDOLINO

Caro Marchi, non mi è purtroppo possibile partecipare alla Convention di Jesolo, che saluto con simpatia e cui desidero contribuire con questa breve, sommaria riflessione sullo stato del “federalismo” in Italia. La parola s’è molto logorata, e forse bisognerà trovarne un’altra: tanto più che il federalismo, in senso tecnico, non è necessariamente la soluzione istituzionale più adatta alla Penisola. Forse potremmo parlare, più efficacemente e più liberamente, di “autogoverno”.

Ogni Paese dovrebbe rispettare la propria storia, la propria tradizione e la propria cultura: l’unità d’Italia è stata invece, nella migliore delle ipotesi, un artificio e una moda ottocentesca; nella peggiore, una guerra di annessione. Ma neppure tornare agli Stati pre-unitari sarebbe una soluzione, perché anche quelli, sebbene funzionassero di gran lunga meglio dell’Italia unita, erano in gran parte artificiali.

Il modello che la storia italiana ci offre è un altro, pulviscolare e multiforme, ‘leggero’ e interconnesso, e dunque, anche, straordinariamente moderno: è all’Italia dei Comuni che dovremmo tornare, perché è questa la storia, e dunque la natura, della nostra penisola, nonché la ragione della sua creatività. Non soltanto le Province, dunque, ma anche le Regioni vanno abolite: centri incontrollati di spesa pubblica, mostri burocratici, duplicazioni dello Stato, le Regioni, ancor più delle Province, incarnano la vocazione burocratica e statalista delle classi dirigenti. Tutti i poteri delle Province e delle Regioni vanno delegati ai Comuni, e ai Comuni devono andare anche molti poteri oggi appannaggio dello Stato centrale.

In linea teorica, al governo centrale dovrebbero restare soltanto le competenze in materia di giustizia, sicurezza e infrastrutture: tutto il resto è deliberato dai Comuni, ai quali spetta dunque anche il diritto di stabilire le aliquote e riscuotere le tasse. Una parte del prelievo fiscale sarà destinata al governo centrale; la gran parte resterà invece nel Comune, responsabile di fronte ai cittadini dell’impiego del denaro pubblico.

Ogni Comune potrà decidere come meglio crede: se vuole attrarre investitori, abbasserà le tasse; se vuole un Welfare generalista, le alzerà; se vuole stimolare i consumi, abolirà l’Iva; e così via. Allo stesso modo, ogni Comune potrà decidere il proprio sistema sanitario, scolastico, dei trasporti. La concorrenza virtuosa fra i Comuni e la possibilità che ciascuno di loro segua liberamente la propria vocazione economica, culturale e creativa, diventeranno il motore di un nuovo Rinascimento. Un sistema di questo genere porta radicalmente verso il basso il baricentro del potere e della decisione. E quanto più è piccola la comunità e vicino il governo, tanto minori sono i possibili abusi, perché maggiore è la possibilità di controllo e di intervento. L’autogoverno non può che essere locale.

All’attuale sistema elettorale a doppio turno (il migliore dei tanti sistemi esistenti in Italia) si potrebbero aggiungere il recall, sul modello svizzero e americano, cioè la possibilità di revocare il sindaco (e far decadere il Consiglio) attraverso procedure democratiche prestabilite, il referendum propositivo vincolante e il referendum abrogativo.

Un assetto istituzionale di questo tipo (con al vertice un “Senato dei Comuni”, formato dai 100 sindaci delle 100 città più grandi, chiamato a controllare, ma non a duplicare, l’operato della Camera dei deputati) risolve alla radice la questione del federalismo e della secessione, oltrepassandola e rendendola di fatto inutile. Lo Stato centrale diventerebbe poco più di un involucro formale all’interno dello spazio economico europeo e internazionale, e ogni comunità sceglierebbe da sé quale futuro costruirsi.

Ti ringrazio per l’ospitalità e auguro ogni successo alla Convention.

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16 Comments

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  2. oppio 49 says:

    ad essere sincero sono poco interessato all’assetto istituzionale dell’italia, mi interessa avere l’indipendenza e andarmene da questo stato di ubriaconi a spese nostre. di assetto istituzionale si deve certamente parlare e proporre soluzioni percorribili ma non certo per l’italia. quella lasciamola agli italiani e che ne facciano quello che vogliono.

  3. BAZZO PIETRO says:

    Caro Sig. FABRIZIO RONDOLINO

    posso condividere, anche se preferisco il mod. Svizzero,
    vigente da 800 anni!

    Stante si chiede come fare, per poterlo attuare in Italia l’autogoverno dei Comuni,attraverso il potere legislativo primario, di questo noi dobbiamo parlare!!
    Distinti saluti.

    Pietro Bazzo

    https://www.facebook.com/home.php#!/?sk=nf

    Ps. Lei è Giornalista de Il Giornale?

  4. Barbara says:

    Mi piace, son felice di leggere tante belle proposte. potrebbe essere una vera via d’uscita dall’italia. avvisando tutti i cittadini dei benefici che avrebbero da un confederazioni di stati, formato dalle attuali regioni. Incollare a ogni regione la propria parte di debito italiano. Licenziando tutti i dipendenti pubblici e politici in tronco (qua se dise cossì e vol dir smettar nello stesso istante chel ven dito), se riorganizza ogni region(che le farà le assunzioni de persone competenti nelle varie materie) con le città e comuni. Naturalmente pagaremo ancora più tasse de adesso par un toco. E’ il pegno che dobbiamo pagare per uscire da questo sistema. Però finiremo de pagar sto debito! i andarà fora dai coioni! parlo non dei cittadini siciliani o campani o toscani…che penso che subiscano anche loro + o – ,parlo dei politici e statali con el loro sistema. Se qualcuno si è trovato bene con questo sistema continui così,però non possono obbligare me e famiglia e amici e parenti e insegnanti e gente onesta che non arriva a fine mese. Vogliamo giustizia.Le generazioni future che sono i nostri figli,e saranno i nostri nipoti, quale mondo si trovano? arriverà un giorno non lontano che andremo in banca per prelevare e non ci daranno i nostri soldi perchè si stanno succhiando i nostri risparmi di una vita di lavoro,per pagar i loro stipendi milionari… giorno per giorno sono sempre più preoccupata. Ma si deve vivere in una giungla, potendo vivere un paradiso, vita tranquilla, aver tempo di praticare uno sport, di stare coi figli, di andar a trovare i gentitori e amici. di lavorare fino al venerdì (mezzogiorno) vivendo con una retribuzione degna degli sforzi fatti.
    Comunque il lo stato centrale(Italia) lo ridurrei a 20 rappresentanti provenienti da ciascuno stato(regione) per decidere solo la difesa.Lo ripeto solo la difesa. Non avranno stipendi perchè saranno retribuiti da ciascuno stato: avranno un grande ufficio e un distributore automatico di bevande e snak e esporranno il tricolore (solo lì che non ghe ne gira massa … )e tutte le bandiere dei nuovi stati membri …Forse sarebbe la possibile rinascita di un grande stato.( a me personalmente interessa il veneto e comunque così potrebbe anche andar bene)El tricolore più che altro per far contenti gli amanti del tricolore, che se capiscono anche loro, facciamo prima.Magari si eviterà una guerra civile.E per il mondo “si salva l’italia” potrà essere positivo, visto che ci conoscono bene, per fortuna,oltre che per il bunga bunga, per il “made in Italy”, vi garantisco che all’estero siamo invidiati (e conoscono il popolo veneto).
    Comunque giustizia e istituzioni devono essere locali, regole snelle e certe.L’esercito… (eliminato! nel 2012 andiamo in in giro a giocare alla guerra? e perchè dovrebbero attaccarci se ci comportiamo bene?) E la scuola e il sociale saranno i primi temi da affrontare. Potrebbe essere realizzabile?Ho detto una cazzata? Diciamo che potrebbe essere una strada veloce…in teoria e se qualche regione non ci starà allora quella sarà l’italia che rimmarrà perchè noi ce ne andremo comunque!

  5. Michele Taroni says:

    Egregio Sig. Rondolino, al contrario di quanto sostenuto dal Sig. Pavarutti, trovo interessante e degna di approfondimento la Sua teoria sull'<> e sulla funzione centrale dei Comuni nell’amministrazione della cosa pubblica: la riprova della bontà della stessa è sotto gli occhi di tutti, essendovi oggi, anche in questo desolante scenario, straordinari esempi di Comuni virtuosi [vedi Capannori] a confermarci nei fatti i concetti da Lei sopra espressi.
    Forse troverò la risposta nel Suo libro ma, al momento, devo chiedermi come faranno i cittadini, con l’attuale legge elettorale, ad eleggere degni rappresentanti nazionali capaci di sostenere a livello legislativo una simile condivisibile idea? Purtroppo negli anni il sistema dei partiti ha sviluppato e rinforzato tanti e tali anticorpi contro le tendenze di autogoverno che oggi appare quasi impossibile creare una breccia nei bastioni difensivi del centralismo. Di sicuro il cambiamento non potrà avvenire dall’interno, non essendosi mai visto in Italia un “suicidio politico” di massa degli eletti, per cui lo stesso rimarrà affidato, da un lato alle apprezzabili iniziative degli intellettuali e, dall’altro, alla perseveranza con cui movimenti civici continueranno a credere nella democrazia diretta: non escluderei, qualora questi ultimi riuscissero a conquistare un numero considerevole di Comuni, che i loro Sindaci facessero fronte unitario contro il centralismo statale, magari applicando la c.d. “disobbedienza civile” così ben teorizzata da Henry David Thoreau due secoli fa in America: allora se ne vedrebbero forse delle belle.
    In questa curiosa prospettiva, è il caso, dunque, di augurare un “in bocca al lupo !” a tutti quelli che – come Lei – auspicano e si adoperano per un radicale cambiamento del nostro assetto istituzionale.
    Cordialità.
    Imola, 25 maggio 2012 Michele Taroni

  6. Pavarutti says:

    Un altro che ha capito tutto, ancora a parlare di penisola e soluzione per l’idallia intera. Se ne stia pure a casa a Jesolo servono indipendentisti non riscaldatori di minestre marce.

  7. Giovanni Edoardo Marini says:

    Trovo la proposta seria nelle intenzioni ma decisamente confusa nella realizzazione.
    Il territorio lo confina la popolazione omogenea che la abita ed il comune è un ente subalterno a questo confine.
    In realtà è la provincia unità di riferimento e la regione il coordinamento per far massa critica nel rapporto con l’Unione Europea.

    Il sistema di rappresentanza statista accentrato a Roma, in qualsiasi forma, è ciò che si deve superare per liberare le vere potenzialità dei territori e le legittime aspirazioni delle loro popolazioni.

    D’altronde lo intuisci anche tu, Fabrizio, quando scrivi: “Lo Stato centrale diventerebbe poco più di un involucro formale all’interno dello spazio economico europeo e internazionale, e ogni comunità sceglierebbe da sé quale futuro costruirsi.” Cioè lo Stato non servirebbe a nulla.

  8. alberto says:

    non si può fare il senato con i sindaci, perché non farebero bene nè l’uno nè l’altro bene il potere ai Comuni e togliere le infrastrutture allo stato (che ci mangia troppo) le aggregazioni territoriali più ampie che dovranno fare e erogare i servizi in modo sempre più efficiente e economico dovranno avere rappresentanti nominati dai sindaci su base dei collegi attuali(ma comunque sempre modificabili perché il potere è dei sindaci)

  9. Andrea says:

    Interessante ma non capisco perchè i 100 sindaci dei 100 comuni più grandi. Anche perchè oggi è tranquillamente possibile interpellare in tempo rale tutti e 8000 i sindaci d’Italia, attraverso internet. Così si risparmia anche sulla sede romana.

  10. Federico Lanzalotta says:

    Nei nostri territori, purtroppo, non abbiamo irredentisti ceceni, ma placidi, pavidi ed imbelli cittadini che timorosi di perdere lo status sociale raggiunto, i propri interessi ed un innato background culturale da vogliamoci tutti bene, difficilmente sosterrebbero un progetto che non garantisca di cadere dalla padella nelle braci. In altre parole se non offriamo un cambio di paradigma statale, semplice, palpabile e concretizzabile, difficilmente ci sosterrebero

    concordo.

  11. Federico Lanzalotta says:

    Mi piace tutto tranne l’ultimo periodo
    al vertice un “Senato dei Comuni”, formato dai 100 sindaci delle 100 città più grandi, chiamato a controllare, ma non a duplicare, l’operato della Camera dei deputati) risolve alla radice la questione del federalismo e della secessione, oltrepassandola e rendendola di fatto inutile

    Forse in un futuro molto lontano ci piacerà decidere del nostro futuro con Napoli o Palermo e lo decideremo solo allora.
    Per ora Los von Rom.

  12. Daniele Roscia says:

    Fabrizio Rondolino e’ un ottimo opinionista, fuori dal coro del mainstream italiota, ottima la prima parte del libro, meno la seconda, anche se questa offre spunti di analisi per gli elettori di centrosinistra. Anche nella lettera all’Indipendensa, non mancano buoni spunti, ma dalla vita ho imparato che ognuno di noi deve fare il proprio mestiere ed offrire consigli della materia di cui si conoscono anche i dettagli. Il lavoro degli indipendentisti, che finalmente ha scacciato l’ipotesi e la confusione di falsi autonomismi e federalismi propugnati da movimenti che vogliono salvare la casa marcia italiana. Le proposte formali della nuova architetuttura costituzionale e istituzionale, elaborata da esperti costituzionali ed esperti di diritto pubblico, deve essere elaborata dal confronto interno, per quanto mi riguarda, il modello confederale elvetico, attualmente, mi sembra quello piu’ proponibile. Nei nostri territori, purtroppo, non abbiamo irredentisti ceceni, ma placidi, pavidi ed imbelli cittadini che timorosi di perdere lo status sociale raggiunto, i propri interessi ed un innato background culturale da vogliamoci tutti bene, difficilmente sosterrebbero un progetto che non garantisca di cadere dalla padella nelle braci. In altre parole se non offriamo un cambio di paradigma statale, semplice, palpabile e concretizzabile, difficilmente ci sosterrebero. Le convenienze economiche indirizzano, quasi sempre, i comportamenti e le scelte di singoli e delle collettività: bisogna far capire dai neofascisti ai comunisti viscerali che i nostri territori meritano una speranza ed una concreta svolta di fondo.

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