F.N.S.: NON ASSASSINATE IL CANTIERE NAVALE DI PALERMO

di REDAZIONE

Riceviamo e pubblichiamo: 
Gli Indipendentisti di lu Frunti Nazziunali Sicilianu “Sicilia Indipinnenti” ribadiscono, con umiltà ma con fermezza,  che gli Organi di informazione, i Sindacati, i Partiti politici, i Politicanti stessi e le Istituzioni non possono e non debbono accettare nè agevolare con l’immobilismo, – o addirittura con la rispettiva complicità, – il “DECLASSAMENTO” in corso, o peggio la prevedibile condanna a morte, del Cantiere Navale di Palermo. Del quale occorre, invece, rilanciare, rivalutare ed “ALLARGARE” il ruolo, le strutture, le professionalità, i servizi e l’indotto. Ed anche il livello occupazionale.
Occorre, intanto, in “scala” siciliana, avere il coraggio di dire: BASTA ALL’OPERA DI DEINDUSTRIALIZZAZIONE!!! BASTA ALLE SPECULAZIONI FINANZIARIE, POLITICHE, ECONOMICHE ED URBANASTICHE (Sì: urbanistiche!) ALLE QUALI FAREBBE COMODO LA DISTRUZIONE E/O LA DELOCALIZZAZIONE DELL’INDUSTRIA CANTIERISTICA SICILIANA!
 Nè possono rimanere “SECRETATE” e inascoltate le conclusioni della recente inchiesta giornalistica di GIOVANNI PATERNA (vedi “IL CAFFE'” dell’11 gennaio u.s.).
 Dal  contenuto dell’INCHIESTA appare doveroso trarre molte logiche deduzioni, come quella secondo la quale, anche se non più di proprietà siciliana, non si può negare che lo stesso Cantiere rimanga una delle pochissime industrie – (ed anche la maggiore) – fra quelle che incidono sostanzialmente sulla “produttività”, sul lavoro, sulla “cultura del lavoro”, e sull’Economia dell’intera Sicilia.
  Per quanto riguarda il solo coinvolgimento della Città di Palermo, dal punto di vista OCCUPAZIONALE, scrive ancora il Paterna: << (abbiamo) 400 operai specializzati, 145 impiegati, un INDOTTO INTERNO di 1.200 persone ed uno ESTERNO di circa 700. >>
 Non è poco, soprattutto in una Palermo, in una Sicilia, dove il pubblico impiego (1) (nel senso lato del termine, per comprendere tutto ciò che grava sull’ERARIO PUBBLICO), già di dimensioni elefentiache, viene, spesso e volentieri, pompato, gonfiato, usato e strumentalizzato, soprattutto per ossessionanti finalità clientelari ed elettoralistiche. Un’opera che si esegue senza alcun riferimento, nè rispetto, per la “produttività”, per le professionalità e per le finalità istituzionali. Nonchè per l’esigenza dfi fornire quei servizi al cittadino, alla Comunità Siciliana, alla Società, che il SETTORE “PUBBLICO” dovrebbe curare di fornire, innanzitutto.
 Non solo: il pubblico impiego viene CONTRABBANDATO per sbocco occupazionale di alto contenuto sociale. Mentre, come si sa, è, molto più spesso, l’esatto contrario, diventando PRIVILEGI ed INGIUSTIZIE SOCIALI.
  In tale contesto, nel quale dominano la “CULTURA” del parassitismo, del voto di scambio, dell’ANTISICILIA ad ogni costo, è probabilmente più facile, per chi opera appunto in malafede, ASSASSINARE UNA INDUSTRIA PRODUTTIVA E/O TRASFERIRNE GLI IMPIANTI E LE POTENZIALI “COMMESSE” FUORI DALLA SICILIA.
 Come ha, a sua volta, dichiarato sull’argomento il Prof. Fabio CANNIZZARO, in un attivo dell’FNS svoltosi di recente a Messina:
<< A tutti ricordiamo che l’eventuale, probabile “scomparsa” del Cantiere Navale finirebbe per rendere più povera, economicamente e socialmente l’intera Sicilia. A nessuno può e deve sfuggire, se in buona fede, quanto importante sia stato e sia ancora la presenza di un presidio industriale ed operaio nella Capitale della nostra amata Sicilia. Un presidio di lavoro, speranza, legalità da opporre e contrapporre a modelli invirtuosi come quello mafioso. La vertenza per il Cantiere Navale è, dunque, la vertenza di tutti i Palermitani,di tutti i Siciliani. >>
 L’FNS, insomma, ritiene che ogni eventuale tentativo di assassinare il Cantiere Navale di Palermo, e lo stesso settore della CANTIERISTICA SICILIANA, debba essere quantomeno portato a conoscenza dell’opinione pubblica siciliana, oltre che di quella europea, e debba essere TEMA di un vero confronto elettorale e politico di FATTI, però, non di parole, di politichese e di sindacalese.
 E a conoscenza dell’opinione pubblica siciliana, oltre che di quella europea, vada portata la SCANDALOSA realtà del FATTO che non esiste in Sicilia una STRATEGIA, autenticamente siciliana, – sinceramente siciliana, – per la CANTIERISTICA, appunto, Siciliana.
A N T U D U !
 ‘U PRISIDENTI FNS
(Corrado MIRTO)
‘U SIKRITARIU PULITIKU NAZZIUNALI
                (Pippu SCIANO’)

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One Comment

  1. Giuseppe D'Andrea says:

    Quando vengono impiantati artificialmente questi ‘alieni industriali’ di grosse dimensioni è quasi naturale che prima o poi svaniscano nel nulla.

    La Sicilia e molte aree del sud-italia hanno sperimentato più di una volta la politica fallimentare dei ‘poli industriali’. La Pirelli di Villafranca Tirrena (ME), la FIAT a Termini Imerese (PA) la Fincantieri di Palermo e le altre aziende che sono sorte e scomparse nel giro di alcuni decenni sono l’esempio più evidente dell’inconsistenza dello sviluppo industriale guidato dall’alto. Le leggi economiche non possono essere sovvertite dall’intervento statale, gli incentivi e gli aiuti erogati dallo stato alle industrie che delocalizzarono al sud alterarono per un periodo l’andamento generale quando gli incentivi finirono e le condizioni peggiorarono, le leggi del vantaggio comparativo ritornano in funzione e il sud-italia a parità di costi con il resto del paese è nettamente meno conveniente.

    La politica dei poli non ha prodotto nessuno sviluppo industriale, l’inefficienza della burocrazia e lo spreco delle risorse pubbliche decisamente più pronunciata al sud, sommati alla tassazione e alla regolamentazione nazionale, ha inibito totalmente qualsiasi effetto di sviluppo industriale, quello che sperimentiamo oggi è solo l’onda lunga degli eventi passati.

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