L’Italia soffre di liberismo selvaggio! Alzi la mano chi l’ha visto

di CLAUDIO ROMITI

Nell’area culturale della sinistra, in cui il quotidiano La Repubblica occupa un posto di rilievo, gira da tempo una balla colossale sull’attuale crisi economico-finanziaria. Proprio Ezio Mauro, direttore del giornale fondato da Eugenio Scalfari, l’ha ripetuta con grande faccia di bronzo nel corso del salotto televisivo della spigolosa Lilli Gruber. In estrema sintesi, lo stesso Mauro avrebbe lanciato l’ennesima invettiva contro la presunta tentazione di risollevare l’Italia attraverso le ricette del liberismo economico. Essendo a suo parere il medesimo liberismo la causa principale della crisi mondiale, egli lo ritiene fondamentalmente inadatto a fornire risposte adeguate ai nostri problemi.

Ora, tralasciamo di affrontare le gravi ed inequivocabili responsabilità della politica, a tutti i livelli, nella crisi che è cominciata alla fine del 2008 con i cosiddetti subprime, per sfociare nella devastante caduta di fiducia su molti debiti sovrani, tra cui quello del nostro Paese di Pulcinella. Ma parlare di liberismo in Italia, in cui intere regioni vivono sostanzialmente di spesa pubblica, può al massimo far ridere i polli. Ci vuole, infatti, molta fantasia a scagliarsi contro il fantasma del liberismo -sempre selvaggio per antonomasia – quando lo Stato controlla oramai il 55% del reddito nazionale, essendo esso divenuto il socio di maggioranza di ogni forma di impresa, attraverso una ferocissima tirannia fiscale e burocratica.

Spero vivamente che il buon Mauro non faccia uso regolare di sostanze alcooliche, però mi riesce difficile credere che una persona che scrive ed osserva per professione il sistema italiota non si sia accorto che la tendenza in atto da molti decenni è quella di aumentare costantemente l’influenza della mano pubblica nell’ambito della società, inseguendo i bisogni dei cittadini dalla culla alla tomba. Tanto è vero che  non solo gli affezionati e politicamente corretti lettori di Repubblica , ma pure molti appartenenti al fronte liberista da burletta del centro-destra continuano ad invocare ancora più Stato e più politica per risolvere il gravi problemi dell’Italia. Tanto è vero che siamo diventati così liberisti che non esiste praticamente iniziativa umana in cui non si senta la sinistra influenza della lunga mano della politica.

A questo proposito mi piacerebbe che un illustre pensatore come Ezio Mauro ci indicasse almeno un settore della collettività e dell’economia nel quale il bieco egoismo sociale del famigerato liberismo selvaggio abbia prodotto i suoi effetti. Per quanto io mi stia spremendo le meningi, francamente non ne trovo alcuno. Mi dovrò rivolgere ad un bravo terapista poiché, contrariamente alla lucida consapevolezza del direttore di Repubblica, da tempo nutro l’ossessione di vivere in un sistema afflitto da collettivismo strisciante. Ma forse la cura migliore è quella di lasciare per sempre una valle di lacrime dominata dai vaneggiamenti di certi intellettuali.

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13 Comments

  1. Miki says:

    Che maggiore presenza dello stato debba per forza significare maggiore parassitismo e’ una cosa che solo gli italici,abituati da 150 anni a certi malcostumi,possono dire: non mi risulta che nei paesi scandinavi esista una presenza meno capillare (anzi) dello stato. Forse bisognerebbe cambiare direttamente le popolazioni,come del resto sta provando a fare la Kyenge..

  2. valerio bini says:

    Ottimo articolo! In Italia abbiamo conosciuto soltanto, da 150 anni a questa parte, lo… STATALISMO SELVAGGIO!…

  3. Albert Nextein says:

    Negli anni 70 tentai di leggere e capire Repubblica.
    Desistetti immediatamente.
    Capii immediatamente l’antifona.
    Fui colpito in particolare dai kilometrici e ottusi articoli di scalfari.
    Repubblica non è un quotidiano.
    E’ un centro di potere.
    La voce del padrone de benedetti.

  4. Aquele Abraço says:

    Persino la Cina del partito unico di regime, in campo economico è più liberale dell’Italia e ha imparato a usare molto bene i concetti e principi del libero mercato, mentre noi siamo fermi agli anni ’70 e arroccati a un bolscevico Statuto dei lavoratori e a personaggi come Landini, che sembrano usciti da un libro di storia.

  5. Diego Tagliabue says:

    Basta licenziare 2/3 dei parassiti statali, eliminare i privilegi per rom e beduini e, infine, espellere gli irregolari. Dimezzare il parlamento e le paghe per i parlamentari (e per i ministri), eliminare tutti gli extra per i politici.

    Poi vedrete che sarà possibile abbassare la pressione fiscale e ridurre il debito.

    Peccato che:

    1) i politici di Fallidagghia campano dei voti dei parassiti statali (ecco perché li coccolano)

    2) non bastando questi, arrivano pure i privilegi per rom e beduini, cosicché questi mettano la loro crocetta sul partito che li foraggia, con soldi degli altri (Lombardi, Veneti, Friulani ecc.).

    • Giancarlo says:

      Hai dimenticato la borghesia parassitaria, maggioritaria anche a nord dell’Appennino tosco-emiliano, dall’ultimo dei tassisti alle grandi famiglie e imprese concessionarie di servizi tutelati dalla concorrenza, tipo le autostrade ai Benetton, passando per notai, farmacisti e libere professioni in genere. Ti faccio anche notare che l’unico tentativo di liberalizzazione serio di tale ceto sociale porta la firma di un certo Pierluigi Bersani, con le cosiddette lenzuolate, subito annacquate in parlamento dal partito del Banana. Grave dimenticanza, la tua.

      • Roby says:

        Eh beh, certo se gli avessimo lasciato fare a Bersani, liberista genuino, a quest’ora saremmo a dir di no alla Svizzera in tema di annessione di questa all’Italia. Notai, farmacisti e barbieri sono le piaghe del paese, chi non lo sa?

        • Giancarlo says:

          Tranquillo! Tanto c’è il Banana che pensa a Questo Nostro Paese. E infatti notai, farmacisti ecc. sono sempre lì belli contenti, che nessuno li ha toccati e nessuno li toccherà, le grandi imprese assistite e i monopoli con le loro rendite lo stesso, corporazioni, confraternite e caste varie idem con patatine, a cominciare da Comunione e Liberazione Infatti quei noti liberisti di Lupi e Formigoni sono a Roma per occuparsi di infrastrutture e agricoltura , ovviamente per rivoltarle come un calzino in senso liberale e inaugurare la nuova stagione di Appalti Puliti, realmente aperti alla concorrenza e alla trasparenza. E la Lombardia, finalmente libera dagli orrendi lacci e lacciuoli statalisti e boscevichi, potrà intraprendere la nuova strada prima verso il federalismo e poi verso l’indipendenza.

          • Roby says:

            Ossessionato.

          • Marcella says:

            Giusto per valutare se lei è liberista o libbberista ci risponda: se avessimo un governo di sinistra cambierebbe qualcosa in meglio dal governo bananas o dall’attuale inciucio? E’ per calutare se ha capito qualcosa o se ancora naviga nelle nebbie.

            • Giancarlo says:

              Basterebbe e avanzerebbe un governo i cui ministri si dimettono se scoperti ad aver copiato la tesi di laurea. Ma dato che per l’Italia sarebbe pura fantascienza, personalmente mi accontenterei di molto meno. Diciamo una sana via di mezzo tra quello e un paese dove per venti anni di seguito i telegiornali aprono con interviste all’avvocato Ghedini e i prossimi venti anni sono già prenotati, dato che i processi durano in media 40 anni.

  6. al skender says:

    a questo proposito vedi le ragioni dei professionisti in questo video
    http://www.c6.tv/titutelo

  7. al skender says:

    liberismo selvaggio c’è stato in materia di liberalizzazione delle tariffe dei liberi professionisti … con risultati discutibili ….

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