Export, unica salvezza per l’Italia: le prospettive non sono nere

di REDAZIONE

”Quattro anni di crescita dell’export moderata ma progressiva, a un tasso medio annuo del 7,9%”. E’ la stima tracciata da Sace nel suo Rapporto export presentato oggi a Milano. Secondo Sace, l’export di beni italiani crescera’ del 7,2% nel 2013 e accelerera’ negli anni successivi fino a raggiungere +8,5% e un valore di 535 miliardi di euro nel 2016. Tra i settori top, la meccanica strumentale (+9,7%) e apparecchiature elettriche (+8,0%), rallenta invece il Made in Italy alimentari e abbigliamento. L’ufficio studi della societa’ guidata da Alessandro Castellano indica tra i mercati chiave per l’export italiano non solo economie emergenti come Cina (verso cui si prevede una crescita media annua dell’export italiano pari al 12,3% nel quadriennio 2013-16), Brasile (+11,3%), Romania (+10,6%), Turchia (+10,2%), Russia (+9,4%) e Polonia (+8,4%) ma anche economie mature come Svizzera (+11,5%), Stati Uniti (+11,2%), Francia (+7%) e Germania (+6,6%). Sono questi i paesi che genereranno maggior valore per il nostro export nei prossimi anni.

In una logica di medio-lungo termine il Rapporto Export ”Quando l’export diventa necessario”, segnala un numero significativo di mercati di prossima generazione, localizzati prevalentemente nel Sud-est asiatico, verso i quali il nostro export ha raggiunto livelli ancora non elevati ma si prepara a mettere a segno tassi di crescita sostenuta nei prossimi anni: Indonesia (+10,1%), Filippine (+10,8%), Malesia (+9,6%), Cile (+8,9%), Nigeria (+9,4%), Angola (+10,2%) e Qatar (+9,7%). Nella classifica dei settori ”top”, saranno i comparti a medio-alta tecnologia a guidare le performance dell’export italiano. Complessivamente, a registrare i piu’ elevati tassi di crescita saranno i beni d’investimento, trainati dai settori meccanica strumentale (+9,7%) e apparecchiature elettriche (+8,0%), i beni intermedi dell’industria metallurgica (+10,1%), estrattiva (+8,8%), della gomma e della plastica (+8,6%) e della chimica (+8,3%).

Il Made in Italy tradizionale (alimentari, arredamento, abbigliamento) vedra’ ridimensionato invece il proprio ruolo propulsivo, con tassi inferiori al 6%, ad eccezione di bacini di opportunita’ nell’alto di gamma dove le performance saranno invece molto superiori alla media.

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