EXPO, toh… degli arresti! I furbetti del quartierino di casa nostra

di ELSA FARINELLIexpo_26

La magistratura va avanti come un treno sugli affari di Expo. L’ex manager di Expo, Antonio Acerbo, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull’Expo della procura di Milano. Secondo quanto si apprende, i provvedimenti riguarderebbero anche altri soggetti. Acerbo si era dimesso nei giorni scorsi da sub-commissario Expo e da responsabile del Padiglione Italia. Corruzione e turbativa d’asta nell’appalto per le Vie d’Acqua le ipotesi di reato.

Intanto nei giorni scorsi, i magistrati hanno sentito l‘amministratore delegato e commissario di Expo 2015, che ha parlato come persona informata sui fatti. Giuseppe Sala, è stato quindi interrogato sui fatti nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano che vede, tra gli indagati, il Governatore lombardo Roberto Maroni, in relazione a presunti pressioni per un viaggio a Tokyo nell’ambito del ‘World Expo Tour’ a cui avrebbe dovuto partecipare una sua ex collaboratrice, e per un contratto ottenuto da un’altra professionista con la società Eupolis.

Sala, che era già stato ascoltato lo scorso luglio dal pm Eugenio Fusco quando gli atti dell’inchiesta erano ancora a Busto Arsizio (Varese), si è presentato  in Procura a Milano ed è stato sentito, da quanto si è saputo, nell’ambito di indagini difensive richieste dal legale di Maroni, l’avvocato Domenico Aiello.

Sempre nell’ambito di indagini difensive sono stati convocati in Procura anche il direttore degli Affari istituzionali di Expo 2015, Roberto Arditti, e la direttrice della Comunicazione di Expo 2015, Rossella Citterio.

Da quanto si è saputo, i tre testimoni si sono recati negli uffici del pubblico ministero Fusco e hanno risposto, in particolare, alle domande dell’avvocato Aiello.

Dopo quest’ultima “tornata” di testimonianze che segue quelle dei giorni scorsi, gli inquirenti sono pronti ad ascoltare nei prossimi giorni a verbale il Governatore – accusato di induzione indebita e turbata libertà nel procedimento di scelta del contraente – e un altro degli indagati, il suo stretto collaboratore Giacomo Ciriello, prima di chiudere l’inchiesta. Per un’eventuale richiesta di giudizio immediato da parte della Procura c’è tempo fino a fine ottobre.

In ogni caso, sarebbero state le dichiarazioni fatte mettere a verbale da Giuseppe Asti, amministratore delegato della Tagliabue spa, a portare agli arresti domiciliari di Antonio Acerbo, finito sotto indagine per corruzione e turbativa d’asta. Asti si è presentato in Procura a Milano il 19 settembre scorso per rispondere alle domande dei pm Claudio Gittardi e Antonio d’Alessio. Nell’interrogatorio il manager avrebbe fatto alcune ammissioni in particolare su un contratto da consulenza promesso a Livio Acerbo, figlio di Antonio. In cambio, l’allora sub commissario avrebbe prima imposto l’ingresso della Tagliabue nell’Ati capeggiata dalla Maltauro e successivamente ‘pilotato’ la gara d’appalto sul tratto Sud delle Vie d’Acqua in modo da farla vincere alla ”cordata amica”. Una confessione, quella di Asti, che ha spinto gli inquirenti milanesi ad effettuare tutta una serie di accertamenti. Nell’inchiesta è così emerso un ”quadro nuovo” che ha portato agli arresti domiciliari per Antonio Acerbo, Giandomenico Maltauro e Andrea Castellotti. La richiesta di arresti domiciliari presentata dai pm riguarda anche Enrico Maltauro, l’imprenditore vicentino gia’ finito in carcere l’8 maggio scorso perche’ ritenuto uno dei personaggi chiave della cosiddetta ”cupola degli appalti” capace di ‘pilotare’ diverse gare legate all’Esposizione Universale di Milano. Richiesta in questo caso respinta dal gip Fabio Antezza. 

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