Expo in un…Cantone. Così vanno avanti a fare affari

di ANDREA CARLO MONTIexpo_26

Quello di Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione è sicuramente un ruolo sensibile. Oggi nel momento in cui la fiducia nelle istituzioni, e soprattutto negli uomini che le rappresentano, è in Italia ai minimi storici dai tempi di Caligola, abbiamo trovato qualcuno che a parole può sembrare l’uomo giusto.

L’aumento dei poteri anticorruzione è il punto focale del decreto legge sulla pubblica amministrazione che si è discusso nella commissioni Affari Costituzionali e del quale si è detto soddisfatto il fresco Presidente dell’Autorità, definendolo “in linea con le indicazioni del Consiglio d’Europa che ha chiesto di fortificare i poteri dell’Autorità nazionale anticorruzione” ribadendo poi la necessità “l’assoluta esigenza di intervenire sull’articolo 30 che prevede l’istituzione dell’unità speciale per l’Expo 2015” raccomandando l’introduzione di un termine all’attività dell’unità legato al termine della manifestazione o al esaurimento della società EXPO. Infine ricorda che la collaborazione della Magistratura con L’Autorita anticorruzione nel merito in cui questa deve segnalare quantomeno “il decreto di rinvio a giudizio con emissioni di misura cautelare” è necessaria per permettere al presidente dell’Anav di commissionare le commesse pubbliche derivate da attività illecite.

Raffaele Cantone ha rivelato la sua opinione su che cosa favorisca la corruzione nel bel paese, e a quanto pare le ragioni sono almeno tre: l‘esercizio delle deroghe, che ha avuto successo evidente nelle Grandi opere poiché a proposito di queste la legge sugli appalti è, infatti, in deroga; l’esternalizzazione dei servizi pubblici ed infine ovviamente la prescrizione, pratica che abbiamo raffinato fino a farla divenire una prassi che alimenta l’impunità, vero tasto dolente del sistema.

Intervenuto ad un convengo organizzato dalla Corte dei Conti, Cantone esprime il proprio parere su questi punti. “Non c’è un automatismo tra deroga e corruzione, ma in tutti i meccanismi in cui si opera in deroga aumenta il rischio corruzione”. Il magistrato prosegue poi sulla questione che l’ha portato alla carica di presidente, “il tema vero riguarda i grandi eventi, le uniche opere pubbliche che si fanno in questo momento. Mi sembra un paradosso che nel Codice non siano previsti i grandi eventi. So comunque che si sta lavorando per introdurre due direttive europee per provare a riscrivere il Codice ed entro fine anno potrebbe arrivare una legge delega“. Sui servizi pubblici ha accennato a come persino i servizi cimiteriali vengano esternalizzati dagli enti locali.

Infine attacca la prescrizione, ammonendo che “si manda un segnale devastante” nel momento in cui procedimenti per corruzione o abuso di ufficio si risolvono in una prescrizione, tesi corroborata dall’appoggio del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti che osserva come in Italia manchi la risposta del processo penale, continuando “Occorre renderlo più funzionale, con una sentenza che arrivi in tempi ragionevoli. Bisogna abolire il grado di appello, che esiste solo da noi, far funzionare i riti alternativi ed agire sulla prescrizione, che è il vero buco nero della repressione penale”.

Altra campana per Antonello Soro, Garante della Privacy, il quale si espone con una frase che, dopo gli scandali EXPO e MOSE, suona leggerissimamente agghiacciante: “credo che il clima emergenziale porti a brutti consigli: bisogna stare attenti a non pensare che la trasparenza assoluta sia un bene. La trasparenza – allega – dev’essere di qualità, deve servire al cittadino per il controllo, non alla gogna mediatica”, cercando di far passare un assoluto concettuale, la Trasparenza, come qualcosa su cui si possa intervenire maneggiandola e mutilandola in caso di bisogno. Vero rimane che lo stato emergenziale è cattivo consigliere, ma questo non cambia la realtà dell’esistenza di questo stesso stato di emergenza, che non va ignorato per precauzione, ma utilizzato come trampolino per un reale cambiamento nei costumi, modi e mentalità.

L’ultimo chiodo lo pianta Raffaele Squitieri, Presidente della Corte dei Conti, che si schiera vivacemente contro “un’ulteriore riduzione dei tempi di controllo degli atti da parte della Corte: sarebbe devastante e ci creerebbe grandi difficoltà. Abbiamo tempi tecnici da rispettare e la Corte è in grande sofferenza di organico. Siamo in pochi, il lavoro aumenta e il controllo è toccato negativamente”; ottimo appunto, peccato che così non funzioni, che i tempi siano biblici, e soprattutto che la soluzione all’aumento non sta nel mantenere o allungare i tempi, ma nell’aumentare e specializzare l’organico.

 

 

 

 

 

 

 

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