Appalto negato a chi non parla l’Euskera. E scoppia la polemica elettorale

di SALVATORE ANTONACI

L’Euskera, l’idioma nazionale basco infiamma la campagna elettorale per il rinnovo del parlamentino di Bilbao. A scatenare un serrato fuoco di fila di reazioni, alcune scomposte, altre più misurate nei toni, una decisione senza precedenti dell’amministrazione provinciale di Gipuzkoa (una delle tre componenti la comunidad) retta da un monocolore Bildu, la compagine della sinistra indipendentista.

Non più tardi di una settimana fa, un’ impresa spagnola si è vista rifiutare la domanda di partecipazione ad una gara d’appalto per una fornitura pubblica  a motivo di una insufficiente conoscenza della lingua locale, requisito ritenuto evidentemente irrinunciabile da questi fautori della piena sovranità basca. A difesa del proprio pronunciamento sulla delicata questione quelli di Bildu hanno rimarcato come “il tutto è una conseguenza naturale della priorità da noi accordata all’euskera una lingua ufficiale, alla stregua del castigliano, che non gode degli stessi favori generalmente concessi al secondo”.

Queste argomentazioni non hanno, però, per nulla convinto gli avversari politici. I socialisti, attualmente al governo, per bocca di Rodolfo Ares stigmatizzano l’evento denunciando un rischio per la “convivenza civile ed una pericolosa frattura” causata da coloro “che desiderano costruire un’indipendenza immediata ed un modello di società nella quale ognuno sarebbe costretto a comportarsi nel modo imposto dai detentori dell’autorità”. Ancora più pesanti i commenti del Partido Popular. Il candidato Lehendakari (Presidente) Antonio Basagoiti ha, infatti affermato testualmente che: “I dirigenti della coalizione abertzale si sono comportati come dei nazisti trattando riservando ai castigliani un trattamento inflitto agli ebrei”. Lo stesso politico conservatore ha poi aggiunto di aver già informato il governo centrale “affinché studi le opportune azioni legali”.

Quanto ai rivali diretti degli indipendentisti, gli autonomisti del PNV, a farla da padrona è la pacatezza forse anche per evitare una radicalizzazione nociva al disegno di riconquistare il governo inopinatamente sfuggito di mano tre anni fa. Inigo Urkullu, frontman del partito in questa circostanza si è pronunciato sull’affaire euskera in una livechat per “El Mundo”: “Pur essendo l’euskera la nostra lingua, il nostro partito non crede all’imposizione dello stesso quanto invece ad una politica linguistica a favore di una pacifica convivenza”.

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7 Comments

  1. La sinistra italiana, che da quando ho memoria sostiene l’indipendentismo basco e catalano (non solo perché soffocato duramente dal franchismo) e che, al contrario, taccia di razzismo ed egoismo la Lega e l’indipendentismo nordico sostenendo il centralismo romano per bocca del suo esponente principale, il presidente napoletano, non ha niente da obiettare?

    • Ovviamente sono per l’indipendentismo, nel senso che ogni popolo dovrebbe avere la possibilità di scegliere tra indipendenza o confederazione e secessione con chi vuole e quando vuole.
      Gradirei però che la sinistra italiana togliesse il suo velo di ambiguità non usando due pesi e due misure e ciò che vale per alcuni, in un senso o nell’altro, valga anche per gli altri.

  2. Anche in catalunya è così. Cioè, gli spagnoli hanno accesso limitato in catalunya, mentre i catalani sono liberi di prendere un posto in tutto il paese.

    (parlo di posti pubblici)

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