Euskadi: la conferma del voto sovranista nei Paesi Baschi

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di SALVATORE ANTONACI –  Nel bel mezzo della frenetica corsa dei principali partiti spagnoli ad evitare il voto legislativo (il terzo in un anno) nella giornata del prossimo Natale, sicuro foriero di un’astensione a livelli record, si inserisce l’importante tornata elettorale di questa domenica nelle due regioni di Galizia ed Euskadi (Paesi Baschi).

I risultati non si sono discostati troppo dalle previsioni della vigilia e vedono la netta affermazione delle forze al governo nelle due realtà locali. Scendendo nel particolare, a Bilbao c’è la conferma del Partido Nacional Basco che aumenta di due i propri seggi, da 27 a 29, nell’assemblea basca guadagnandosi il diritto di esprimere il prossimo Lehendakari (presidente) nella persona dell’uscente Inigo Urkullu, leader della più importante e storica formazione nazionalista. In calo, ma stabile in seconda posizione, la sinistra abertzale ed indipendentista di Bildu che non risente troppo pesantemente dell’affaire Otegi, ovvero dell’invalidazione, da parte della commissione elettorale nazionale, della candidatura di Arnaldo Otegi già esponente di spicco dell’ETA. 17 seggi per Bildu e nessuna preclusione al dialogo con i vincitori se non quella di garantire “il diritto di decidere” analogamente a quanto tenta di fare la coalizione al governo in Catalogna. Urkullu, per parte sua, ha già annunciato di voler parlare con tutti forte dello score raggiunto ma consapevole della mancanza di una maggioranza assoluta che gli consenta di amministrare in solitudine la regione. Gli altri protagonisti della partita, ovvero i partiti storici, si leccano le ferite: i socialisti crollano a 9 seggi dai 16 che avevano e dai 28 di solamente 7 anni fa ed i popolari, dal canto loro, pur arrestando o quasi l’emorragia di consensi, raccolgono a malapena un voto su 10 nelle tre provincie di cui si compone il paese. A sorridere solamente di ultimi arrivati di Podemos che con i loro 11 seggi precedono i socialisti ma non riescono ad agganciare il secondo posto di Bildu, vero malcelato obiettivo del partito guidato da Pablo Iglesias.

In Galizia prevale nettamente (questa volta con la maggioranza assoluta dei seggi) il Presidente uscente Alberto Nunez Feijòo del Partido Popular che in molti vedono oramai come il possibile erede di Mariano Rajoy qualora costui decidesse di porre termine anzitempo alla propria carriera politica. Podemos, qui alleato con i nazionalisti di sinistra separatisi dallo storico Blocco Nazionale Gallego, arriva secondo precedendo anche in questo caso il PSOE pur impattando il numero dei seggi, 14 a testa, comunque lontanissimi dai 42 ottenuti dai popolari. Il Bloque riesce quasi miracolosamente a conservare intatta la propria rappresentanza quando tutte le indagini pre-voto lo davano in bilico o addirittura fuori dai giochi dopo 35 anni.

Fin qui il mero dato statistico. Merita attenzione, tuttavia, la indiscutibile valenza nazionale di questo test. La crisi dei socialisti rischia di deflagrare ulteriormente dopo che il sorpasso da parte di Podemos, seppur circoscritto a queste due comunità autonome, riesce dopo il mancato aggancio dello scorso giugno. Il presidente del partito, Pedro Sanchez, già pericolante, si troverà ad affrontare un assalto all’arma bianca condotto dai notabili dell’opposizione interna risoluti a chiederne la testa prima del quasi certo ritorno alle urne decembrino. Teatro dello sconto un congresso straordinario già convocato dallo stesso Sanchez. In casa popolare l’ottimismo del risultato è appena offuscato, almeno per Rajoy, dal successo eclatante di Feijòo che potrebbe avere ripercussioni immediate in caso di mancata vittoria del partito nei comizi nazionali. A corroborare le speranze del PP contribuisce, tuttavia, la brutta performance di Ciutadans che raccoglie briciole e nessun seggio né a Bilbao né tantomeno in terra gallega. Un travaso di voti non è cosa automatica ma è innegabile che il bacino elettorale nel quale nuotano Albert Rivera ed i suoi è comunicante con quello dei popolari. Obiettivo, infine, di Podemos, anch’esso alle prese con diatribe interne non di poco conto, sarà quello di reiterare il sorpasso in casa della sinistra e guidare un possibile esecutivo di alternativa ai moderati reso possibile da un PSOE più accomodante causa le ultime batoste.

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