EUROZONA: PATTO DI BILANCIO CHE DISCIPLINA I 25

di REDAZIONE

L’Unione europea raggiunge un accordo sul nuovo Patto di bilancio, che rafforza la disciplina imponendo regole di rigore comuni sui conti, e sulla crescita, ma perde pezzi per strada e resta divisa su come risolvere una volta per tutte la crisi greca. L’intesa sul nuovo ‘Fiscal compact’ è stata raggiunta, dopo un negoziato piuttosto serrato, solo da 25 stati membri: oltre che la Gran Bretagna – fuori fin dall’inizio – a sorpresa anche la Repubblica Ceca non ha sottoscritto l’accordo, pur precisando che potrebbe ritornare sui suoi passi. Mentre la dichiarazione conclusiva sulla crescita e l’occupazione è stata approvata da tutti, tranne la Svezia il cui premier che guida un governo di minoranza, «per ragioni parlamentari», non è stato in grado di sottoscriverla. Tutti e 27 hanno invece firmato l’intesa sul nuovo fondo salva-stati Esm. «L’accordo a 25 è un grande risultato, considerando che la Ue è composta da 27 stati membri», ha commentato soddisfatto il presidente Ue Herman van Rompuy. Soddisfatto anche il presidente della Bce Mario Draghi: «Il fiscal compact è un primo passo verso l’Unione fiscale», ha commentato. «Certamente rafforzerà la fiducia nella zona dell’euro». La difficoltà della Grecia a raggiungere un accordo con i creditori privati e le polemiche suscitate dal documento tedesco che ha chiesto un commissariamento di fatto di Atene, sono stati i convitati di pietra: la questione è stata discussa dai leader «informalmente» a cena. «Sono fermamente contrario a questa idea di una commissione che avrebbe per sola missione di sorvegliare la Grecia», ha detto Jean-Claude Juncker, il premier del Lussemburgo e presidente dell’Eurogruppo. Per il cancelliere austriaco Werner Faymann la proposta tedesca è «vessatoria». Contrari anche Mario Monti e Nicolas Sarkozy, mentre un moderato appoggio a Berlino lo hanno dato l’Olanda e la Svezia. Sulla Grecia «vogliamo un accordo globale da qui alla fine della settimana», ha dichiarato il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso. Al termine del Vertice, Juncker, Barroso, Draghi e Van Rompuy si sono incontrati con il premier Lucas Papademos per fare il punto sulle trattative con i privati e sul secondo piano di aiuti da 130 miliardi di euro. Con il ‘fiscal compact’, comunque, il pareggio di bilancio diventa una «regola d’oro»: accettando il nuovo Patto, i 25 paesi hanno accettato di inserire l’obbligo dell’equilibrio dei conti nelle Costituzioni nazionali o in leggi equivalenti e si sono impegnati a fare scattare sanzioni ‘semi-automatichè in caso di violazione. I paesi che hanno un debito superiore al tetto fissato da Maastricht del 60% sul Pil si sono impegnati inoltre ad un piano di rientro pari ad 1/20 l’anno, tenendo però conto – come chiesto dall’Italia – dei fattori attenuanti già previsti dal six-pack, il pacchetto di disposizioni sulla nuova governance economica.

L’accordo sul nuovo Patto è stato tenuto in sospeso per alcune ore dalla Polonia, che – contestata dalla Francia – chiedeva di partecipare a tutti i summit dell’Eurogruppo. Alla fine ha prevalso un compromesso che ha accontentato Varsavia, ma non è bastato a Praga, che ha anche problemi di coesione interno al governo. I leader riuniti a Bruxelles, paralizzata dalla prima neve e da uno sciopero generale contro l’austerità, hanno anche dato il via libera alla creazione del fondo salva-stati permanente Esm, che dal primo luglio sostituirà quello provvisorio Esfm, rinviando però al vertice del primo di marzo la decisione sulle risorse (500 miliardi, come vorrebbe la Germania, o almeno 750 come chiedono altri paesi, Italia inclusa, la Commissione e il Fmi). E – come prevedeva l’agenda ufficiale – hanno soprattutto discusso di crescita e di occupazione perchè «stabilità finanziaria e consolidamento di bilancio sono »condizioni necessarie per la crescita, ma non sufficienti«. »Bisogna fare di più affinchè l’Europa superi la crisi«, affermano i leader nelle conclusioni del summit. A ricordare che non c’è solo la strada dell’austerità, ci hanno pensato i sindacati belgi che hanno presentato simbolicamente il primo eurobond ai capi di Stato e di governo. Mentre il presidente del parlamento Ue Martin Schulz ha reiterato la richiesta di introdurre subito una Tobin tax sulle transazioni finanziarie. Barroso ha presentato un rapporto dettagliato sulle prossime tappe per la crescita e l’occupazione che abbonda di freccette e grafici, ma scarseggia di risorse. Bruxelles è pronta però ad accelerare l’impiego dei fondi europei non spesi: un tesoretto di 82 miliardi entro il 2013 – di cui otto miliardi per l’Italia – che dovranno essere destinati a progetti di creazione di posti di lavoro soprattutto giovanile. Il presidente della Commissione ha proposto di inviare un team di esperti europei in Italia e in altri sette Paesi ad alta disoccupazione, tra cui Grecia e Spagna, che lavorerà con governi e parti sociali per valutare progetti di lavoro anche con l’aiuto dei fondi Ue non spesi.

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