EUROREGIONE, PERCHE’ E’ UNA COLOSSALE FREGATURA

di FABRIZIO DAL COL

Siamo alle solite. Le prove tecniche per la costituzione dello Stato sovranazionale unico Europeo, non finiscono mai. Sono passati diversi  anni, una quindicina circa, da quando si è iniziato a lavorare intorno al progetto Euroregione. Le tre regioni più attive ed  impegnate alla costituzione di questo assurdo disegno, che allora si definiva Euregio, sono il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e la Carinzia.  A quel tempo alla presidenza  del Veneto vi era Galan di Forza Italia, a quella del Friuli, Renzo Tondo anche lui di Forza Italia  in carica fino al 2003, al quale è subentrato dopo, Riccardo Illy imprenditore e politico in quota al centro sinistra fino al 2008. A capo  della Carinzia, vi era il Governatore Joerg Haider, col quale ho intrattenuto dei rapporti personali e politici per lungo tempo, sfociati poi in una grande amicizia. Oggi alla guida del Veneto c’è il leghista Zaia, alla presidenza  della Carinzia c’è il Liberale Gerhard Doerfler, a quella del Friuli Venezia Giulia di nuovo il pidiellino Renzo Tondo (i tre nella foto).

Proprio qualche giorni fa, con la firma avvenuta a Trieste, si è formalizzato  l’atto costitutivo del nuovo soggetto giuridico per la cooperazione tra le tre regioni, meglio definito come Gect. Ma che diavolo sarà mai?, chi lo appoggia a livello Europeo? e soprattutto, a cosa servirebbe questo nuovo soggetto istituzionale transnazionale? in quali vantaggi politici ed economici potrebbe tradursi un semplice progetto di cooperazione? infine, perché proprio queste tre Regioni? Questi quesiti, oltre ad altri, sono gli stessi che sottoposi a Joerg Haider nei tanti incontri che ho avuto con lui prima del fatale incidente. In una di queste occasioni discutemmo della questione Euregio e alla mia totale contrarietà, di cui ne condivise pienamente il perché , rispose che per fortuna si trattava solo di un documento di intenti. Sarà pure una coincidenza, ma da quel momento e fino a qualche giorno fa, il Gect non riuscì più a fare passi in avanti, in quanto Haider non era più disposto a favorire l’iniziativa.

Lo pensavo allora, e a maggior ragione lo penso di più oggi, che il nuovo soggetto istituzionale ha la finalità di  essere uno strumento adatto a far coesistere popolazioni diverse, omogenee tra di loro, al fine di promuovere con qualcosa di concreto il primo disegno di una ipotetica Europa politica. Come si sa ogni iniziativa per realizzarsi con un certo successo, necessita  di fondi ed investimenti,  ed ecco che  i tecnocrati europei  continuano ancora oggi ad appoggiare i  fondi Intereg. , e i deputati europei di riferimento delle regioni interessate sono sempre più impegnati a far sentire la loro voce. Il perché di questo attivismo va ricercato nell’ormai certo e chiacchierato corridoio  5, dal quale ci si attendono nuove opportunità  politiche ed economiche, che guarda caso cointeressano proprio queste regioni. In sostanza potremo ridurre il tutto a tre principi fondamentali: la coesistenza delle popolazioni, una nuova carta costituzionale che faccia da apripista al superamento degli stati nazionali, realizzata grazie alla rinuncia delle sovranità popolari dei singoli stati,  e infine un nuovo modello di  sviluppo economico basato sulle nuove regole, tutte questioni che sarebbero però dettate dall’Unione europea.

Questa operazione, congegnata dai  massoni dell’alta finanza e dai tecnocrati europei, permetterebbe un controllo totale delle finanze e avrebbe altresì il beneficio e il vantaggio, da una parte di convincere gli euroscettici, e  dall’altra di calmierare anche le istanze popolari, sempre più pressanti e riluttanti ad accettare questo modello di Europa unita, facendo loro credere che una Europa delle regioni è l’equivalente di una Europa dei popoli. Il pachiderma europeo, sempre più burocratico, dirigista, e centralista, favorito da una crisi che lui stesso alimenta con la complicità dell’alta finanza e dei mercati, sa bene che davanti al fallimento di uno stato, potrebbe proporre soluzioni che a vista sembrerebbero una salvezza, ma che nella realtà gli servirebbero a favorire il controllo economico senza correre il rischio di una rivolta popolare di formato europeo. Fermiamoci prima che sia troppo tardi. Meglio sarebbe promuovere un coordinamento per gli stati generali delle forze indipendentiste europee.

 

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15 Comments

  1. Omuashi says:

    Galactica penso sia l’unica serie lunga che seguo da parecchio tempo a sta parte. Dai tempi delle prime serie di Alias, per itennderci. Ha avuto dei momenti di stanca, specie nella terza stagione si trovano episodi che sembrano chiaramente dei riempitivi e forse, nel mare magno del filone narrativo principale, spezzano un po’ troppo. C’e8 da dire che, non avendola vista in TV, ma da dvd, ed essendomi sparata svariati (molti svariati) eposodi in una sola sessione questa cosa l’ho patita di pif9. Probabilmente vedendo un episodio a settimana, il ritmo non appare cos’ spezzato. Ora sono alla quarta, e quasi quasi non vorrei andare avanti. Temo il finale. Lo temo perche8 potrebbe non essere all’altezza, e lo temo perche8, come tutte le cose belle, quando finiscono mi dispiace. E’ come quando lessi per la prima volta il Signore degli anelli e mi centellinai quelle dieci pagine per giorni finche8 non e8 arrivata la parola FINE. Questo per quel che riguarda questa serie in particolare. In generale, sec, le serie TV americane, in molti casi hanno fatto salti di qualite0 veramente allucinanti, con una qualite0 quasi cinematografica. Anzi, a volte superiore a quella reperibile in molte sale, oggigiorno, sia come effetti, sia come qualite0 di trama. Certo a volte ci sono dei picchi in verticale allucinanti, come Heroes, che molti consigliano di interrompere ala prima stagione. Fantastica. Il resto non e8 MAI esistito.Ma ve ne sono tante e tante piacevoli che veramente e8 un peccato non arrivino dai noi, o se arrivano non vengono particolarmente pubblicizzate o spinte . Serie brevi, di una stagione o poche puntate:- The lost room- Dresden files- Jekyll (BBC)- Tin manProgetti interessanti che consiglio vivamente. p.s.: la HBO ha dato l’OK alla prima serie delle Cronache del ghiaccio e del fuoco. Finalmente.Chisse0 quando daranno il pilota

  2. Alessio says:

    Il caso per esempio della Oresund Region tra Danimarca & Svezia, non mi sembra così negativo. L’ho trattato pure nella mia tesi.

    http://en.wikipedia.org/wiki/%C3%98resund_Region

    Il problema sono altri, avere politici senza capacità imprenditoriali e senza vocazione alle relazioni internazionali, che non fanno altro da perfetti mediocri a sottoscrivere trattati e darsi spallate o strette di mano, quando poi i progetti restano fermi sulla carta.

    Per me il programma Interreg IIIA, potrebbe essere un vero cambiamento se fatto come Dio comanda !! Ma finché avremo opportunisti, mediocri, gente politicamente impreparata su leggi, diritto e regolamenti, faremo ben poco.

    Poi determinati partiti visto la gente che ci milita, sono ignoranti per vocazione, visto il loro codice genetico.

    Di sicuro se c’è una occasione di fare bene, il sistema venetico italiota, riuscirà a rovinare tutto come al solito.

    1797 WSM
    NH Alessio B.

    • Fabrizio says:

      In linea di massima, condivido questa analisi. Concordo pienamente sul primo capoverso. Un po’ meno sul secondo, data la differenza sostanziale tra paesi con natura giuridica e istituzionale completamente diversi. L’Italia, è come la Francia, dalla quale ne abbiamo ereditato con la forza il diritto amministravivo,per far nascere uno stato centralista peggiore. E’ vero che il programma Interreg potrebbe essere una opportunità, ma tra un paese federale qual’è L’Austria, e L’Italia che federale non lo è e forse non lo sarà mai,, non vedo come possa essere utilizzato come Dio comanda.Il sistema venetico ? ho qualche dubbio che il Veneto sia in grado di fare sistema, non ne ho invece sul contagio italiota. Per questa ragione, ritengo non più procrastinabile la via Indipendentista.

  3. Filippo83 says:

    Fermo restando che qualcosa di marcio in Europa c’è (soprattutto a Bruxelles-Strasburgo), non si capisce assolutamente quali siano gli argomenti che l’autore considera contrari all’euroregione. Anzi, si capisce poco in generale: passi che l’UE sia una fregatura (e in gran parte concordo), ma vorrei anche sapere cosa, tra Verona e Klagenfurt, ci sarebbe di così brutto da dire che “questa euroregione non s’ha da fare”. Altrimenti, sembra solo che es. l’autore caldeggi un Veneto isolato e sottomesso entro l’Italia, invece che una regione che si rivolge alla sua dimensione storica, geografica e culturale!

    • gianluca says:

      sollecitiamo a Fabrizio Dal Col un ulteriore approfondimento
      dir

      • Ica says:

        Personalmente, trovo che la questione debba esesre posta in termini molto diversi.In primo luogo, non e8 affatto vero che le materie umanistiche oggi stiano recuperando terreno o, addirittura, che stiano superando quelle scientifiche: basti dare solo un’occhiata alle statistiche sulle iscrizioni nelle facolte0 umanistiche e alle diverse proporzioni dei finanziamenti relativi alla ricerca scientifica in queste materie per rendersene conto. Perfino l’intitolazione di alcuni corsi di laurea risente dell’egemonia della scienza. Esistono le scienze archeologiche, le scienze storiche, le scienze storico-artistiche e cosec via. E non e8 tutto. La reazione di qualsiasi persona, di qualsiasi estrazione sociale, da me interpellata riguardo al valore di un investimento in termini di studio nelle materie umanistiche, mi ha risposto sempre con un laconico: bello, si, ma poi che cosa ci fai? Provare per credere. E ancora, quanti laureati, ormai un po’ attempati, in possesso di un pezzo di carta recante la famigerata intestazione “lettere e filosofia”, sconsigliano disincantati ai propri figli, nipoti e amici, di intraprendere il loro stesso corso di studi?Non mi sembra, dunque, che le materie umanistiche godano di grande rilevanza sociale.Detto questo, perf2, non confondiamo la posizione attuale delle materie umanistiche e il giudizio di valore (pif9 o meno disilluso) a loro affibbiato, dalle reali motivazioni di questo stato di cose.Il nostro problema e8 che la societe0 capitalistica ha costruito intorno al guadagno la sua fortuna e cif2 ha semplicemente fatto si che l’obiettivo primario della “formazione culturale” di un individuo non fosse pif9 tanto la persona, quanto la fonte di profitto che essa rappresenta. La persona (termine ormai quasi desueto) e8 divenuta, nel corso del tempo, niente di pif9 e niente di meno che una fonte di reddito. Pif9 e8 immediata meglio e8, ed e8 ancora pif9 apprezzata se lavora presto, se lavora molto e se produce denaro, ovviamente. La garanzia migliore perche9 questa richiesta sociale venga soddisfatta, non lo si puf2 negare, e8 offerta dalla scienza. La ricerca scientifica e le sue applicazioni, per quanto lunghe e complesse nel corso della gestazione, sono quelle che danno apparentemente pif9 frutti, pif9 diretti, pif9 utili e, sulle lunghe distanze, anche pif9 remunerativi.Questa constatazione, perf2, non ha nulla a che vedere con la reale portata e il reale valore degli studi scientifici, come di quelli umanistici. Quella che ho descritto e8 una distorsione odierna e subdola di queste due fondamentali direttrici sulle quali si e8 mosso l’uomo di sempre (spesso anche intersecandole tra loro), sbocciata in buona misura a partire dalla Rivoluzione Industriale e cresciuta a dismisura fino ad oggi. La storia della scienza e dell’umanesimo, per quanto lunga, controversa e problematica da tempi molto pif9 remoti dell’Ottocento, oggi non dovrebbe pif9 dividere gli studiosi e nemmeno generare insulse prese di posizione pro o contro. Non ha alcun senso. Soltanto chi ignora il valore di entrambe e la loro reciproca correlazione puf2 farlo.D’altronde non si tratta di un problema solamente italiano. Recentemente, forse gie0 lo saprete, e8 stato pubblicato un saggio della filosofa Martha Nussbaum, dal titolo Non per profitto , nel quale la studiosa rivela come e quanto siano state progressivamente snaturate le discipline umanistiche in tutto il mondo, con particolare attenzione al caso degli Stati Uniti e di una potenza economicamente emergente come l’India. Questo dato sconcertante non vuole esesre sbandierato da parte mia semplicemente come una difesa d’ufficio delle materie umanistiche, perche9, ripeto, sarebbe un atto stupido e qualificherebbe chiunque come una persona mediocre: la sola idea di parteggiare per l’una o per l’altra parte della medaglia dell’intero complesso della cultura e del sapere umano che ci ha permesso di arrivare fin qui e che ci consente di proiettarci verso il futuro, sarebbe una follia.Io ritengo invece, come hai giustamente scritto tu, Licia, che non si possa smettere di interrogarsi, di capire, di cercare delle risposte, di esercitare la propria capacite0 critica e la propria creativite0; tutti eventi che si pongono alla base delle questioni di tutti i giorni come anche alla base delle nuove scoperte che rivoluzionano l’avvenire. Ma troppo spesso ci dimentichiamo che e8 proprio questa l’essenza della cultura umanistica: il pensiero. La scienza, semplicemente, fa umanesimo quando ragiona, quando si interroga, quando valuta e paragona. E’ il pensiero lo strumento fondamentale della nostra umanite0 e non deve esesre ridotto ai soli contenuti, come conoscere Dante o le leggi della termodinamica (questa e8 una lettura –ahime9- molto povera del nostro tempo), ma ai metodi.Il pensiero e8 piuttosto -posso azzardare il paragone?-, la nostra energia rinnovabile a costo zero. E’ il pensiero che agisce e reagisce, si modula e si caratterizza attraverso la nostra capacite0 di esercitarlo e di adattarlo. Che i risultati siano formule, tele o sculture, che sia un pezzo giornalistico, una sonda su Marte o una rappresentazione teatrale, poco importa. Cif2 che garantisce ad un esesre umano la propria liberte0 individuale e l’esercizio del proprio talento non risiede nel cosa si fa, ma nel “come” e soprattutto nel “perche9”. La domanda che ci poniamo e8 il vero nucleo. Il desiderio di capire.E la domanda, io credo, anche quella scientifica, si chiama umanesimo.

    • Fabrizio says:

      Francamente, sono abbastanza stupefatto. Di argomenti ne ho citati parecchi,anzi specifico sono 3. Cosa ci sia tra Verona e klagenfurt di così brutto lo vorrei sapere anch’io, visto che non mi pare di aver fatto questo accostamento. Cosai ci sia di brutto perchè non si deva fare mi pare evidente visto che a spendere i denari degli altri ne sono capaci tutti. Mi pare di aver scritto che l’europa delle regioni, non è equivalente all’europa dei popoli Un Veneto isolato e sottomesso ? e chi ha stabilito che il trentitno, il tirolo, il Friulamo, il Giuliano, non sono popoli?

  4. Maciknight says:

    io credo che tra i numerosi obiettivi che si pongono quelli che l’autore ha definito i massoni dell’alta finanza ed i burocrati europei (strapagati) ci sia non tanto il famoso ed ormai superabusato TROPPO GRANDE PER FALLIRE, ma il più subdolo TROPPO GRANDE PER RIBELLARSI … se si convincono le popolazioni di far parte di una grande ammucchiata nella quale più o meno si è contenti di convivere ed apparentemente nessuno è contrario, allora se qualcuno si rivolta contro non può essere che una esigua ed insignificante minoranza, che può e deve essere repressa. Forse è questo lo scopo?

    • Enrico says:

      Spero ardentemente il contrario visto che in Europa esiste la libertà di parola ….. cosa sconosciuta in italia e tanto osteggiata dal nuovo tiranno italico: napolitano che scrivo volutamente in minuscolo visto il modo subdolo col quale stà conducendo la sua crociata anti federalista romanocentrica in salsa pseudo socialista.
      Gli auguro ardentemente che i suoi soldatini non facciano troppe idiozie altrimenti ci scappa la rivoluzione.

      • Andrea says:

        In neuropa esiste la libertà di parola? Ma davvero? Infatti tutti parlano del fiscal compact e il dissenso è accettato… La neuropa è la peggior iattura che ci sia capitata addosso dopo i comunisti e i nazisti (essendo in pratica la somma dei due). Qualunque cosa abbia il placet dei neuroburocrati non può che essere sbagliata e deleteria. Solo tenendo a mente questo principio si può sperare di salvarsi dalla schiavitù.

    • Fabrizio says:

      Questo è certamente il pilastro su ciò che in Europasi si sta scommettendo. Le origini sono come la storia, e tutti ricordano che a governare le terre Venete ci fu un certo Franz Joseph il cui impero è abbastanza noto.

    • Fabrizio says:

      Per chiarire un principio, vorrei sottoporre una delle più grandi citazioni di Bertold Brecht che certamente non era Padano e tanto meno Italiano: “Piccoli cambiamenti sono i nemici di grandi cambiamenti”.
      ” e se a mettere insieme Il Tirolo, il Trentino, Il Veneto, Il Friulamo,e Il Giuliano è sufficiente una paccata di denari Europei e una decisione di un organismo che ancora stenta a legittimarsi in sede iternazionale, vien da chiedersi allora a quale Europa stanno pensando.

  5. Enrico says:

    Secondo me questa operazione è frutto del più sublime e legittimo sentimento di autodeterminazione di popoli padani che condividono gli stessi ideali dei cittadini degli stati limitrofi.
    Pensare che l’accordo sia ideato da finanzieri e tecnocrati secondo me è agli antipodi rispetto al risultato che si vuole conseguire cioè costituire un soggetto politico di peso che possa valere a livello europero e che và oltre gli interessi nazionali e di partito.

    • fabio ghidotti says:

      condivido, e vado anche oltre.
      Qualunque tipo di concertazione transfrontaliera, su qualunque aspetto della vita reale, contribuisce a sfilacciare la granitica precisione dei confini di stato, parte integrante della sacralità dello Stato stesso.
      Quindi contribuisce a rieducare i popoli europei (intossicati da secoli di nazionalismo generalmente espansionista) e a prepararli a superare mentalmente il concetto di Stato che conosciamo.
      Dopodichè esiste una vita reale con problemi e gestioni che vanno affrontate anche con mentalità tecnica.
      Chi è anarchico ha il diritto di esserlo ma ha il dovere di ammetterlo e poi di prendere atto di vivere in un mondo in cui il suo pensiero è minoritario.
      Continuare a criminalizzare qualunque forma di organizzazione, dovunque e comunque, serve solo a perpetuare quelle attuali e a impedire di fatto qualsiasi cambiamento.

    • Fabrizio says:

      Autodeterminazione? e di che ? non mi pare di aver visto nessun referendum popolare.

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