Europa verso il Super-Stato Unico, non sanno quello che fanno…

di STEFANO MAGNI

Seguire il dibattito sullo Stato dell’Unione al Parlamento Europeo (il 12 settembre scorso) può essere veramente utile. Per comprendere come mai non si riesca ad uscire dalla crisi.

E’ utile conoscere le proposte del Presidente della Commissione, José Manuel Barroso, la sua analisi della situazione attuale e il suo piano di azione. In primo luogo, Barroso ritiene che vi sia una crisi di fiducia nelle istituzioni, oltre che una crisi finanziaria ed economica. E non ha tutti i torti. Ma a cosa imputa questa crisi? “Ci sono ancora dubbi, fra i Paesi membri, che il progetto dell’euro sia irreversibile. Nei summit vengono prese delle decisioni importanti, ma poi vediamo che le stesse persone che vi hanno preso parte, si dissociano, dicendo che non si sia fatto abbastanza, o, al contrario, che sia fatto troppo”. Già capito dove vuole andare a parare: c’è bisogno di più unità politica, perché tutti possano prendere le stesse decisioni? Esatto. Non ci vuol molto per indovinarlo. “Nel mezzo di una tempesta, il minimo che si possa chiedere ad un equipaggio è la coesione e la lealtà”. Con questa metafora, Barroso lascia ad intendere che la crisi del debito sovrano non sia realmente causata dal debito sovrano, dunque da Stati che spendono troppi soldi pubblici. Ritiene, piuttosto che la crisi sia una misteriosa forza della natura, una “tempesta”. Di fronte alla quale più Stati si mettono assieme, più ci sono possibilità di galleggiare. Stranamente, Stati piccoli o piccolissimi come Singapore o semi-Stati come Hong Kong, sono locomotive dell’economia finanziaria. In Europa, evidentemente, solo il grande Stato riesce a galleggiare nella “tempesta”.

Barroso ritiene che si debba, prima di tutto, perseguire una “crescita sostenibile”, nell’ambito del “mercato sociale”. “Si ha più crescita, quando si è più competitivi”, ammette il presidente della Commissione. Ma poi suggerisce, all’atto pratico, una serie di misure che riducono la competizione. “Dobbiamo investire nel settore industriale, creare un ambiente che incoraggi gli investimenti e sostenere la piccola impresa”. E quindi: “Dobbiamo essere realisti, ma anche ambiziosi: creare un budget europeo (unificato, ndr). Dobbiamo essere chiari: il budget europeo deve essere lo strumento per gli investimenti e la crescita in Europa”. Leggasi: tutti soldi pubblici. Per reperire i fondi, Barroso, fra le altre cose vanta che “La Commissione si sta battendo per introdurre una tassa sulle transazioni finanziarie”. Quindi, i privati che vogliano investire in nuove imprese, saranno tassati. Un bell’incentivo alla crescita… Quanto alla moneta, il presidente della Commissione ricorda che, da statuto, la Banca Centrale Europea “non può finanziare gli Stati”. Però: “Può e deve prendere le misure necessarie, per esempio intervenendo nel mercato secondario dei debiti nazionali”. Cioè: comprare buoni di Stato. Quindi: la Bce finanzierà gli Stati, con buona pace del suo statuto. Quello di cui parla Barroso è un percorso verso un uno Stato unitario, con una sua politica economica, una sua politica fiscale e una sua politica monetaria. Che tutti gli Stati membri, volenti o nolenti, dovranno accettare. Per essere ancora più chiaro, il presidente della Commissione, lo dice apertamente: “L’obiettivo di lungo termine è l’unità politica”. Benché neghi di volere un super-Stato, quel che suggerisce è: “Una federazione democratica di Stati nazionali che possa affrontare i nostri problemi comuni, attraverso la condivisione della sovranità”. Un modo lungo per definire un concetto breve: super-Stato europeo, interventista in economia e pronto a indebitarsi. Esattamente come gli Stati nazionali di oggi, ma esteso su scala continentale.

Fa impressione sentire gli interventi dei critici, apparentemente contrari alla logica di José Manuel Barroso. Perché essi non si accorgono di essere dalla sua parte, solo un po’ più radicali e frettolosi nel proporre l’unità continentale. Guy Verhofstadt, capogruppo dei “Liberali”, si sbraccia, alza la voce e sembra che contesti. In effetti ritiene che il progetto del presidente della Commissione sia troppo poco ambizioso. Lui ritiene che la “federazione” sia praticamente lo status quo. Se si vuole andare oltre, spiega Guy Verhofstadt, dobbiamo fare subito lo Stato continentale in cui le nazionalità si sciolgano. In un altro appassionato intervento, Daniel Cohn-Bendit, Verde, vuol ricordarci che il budget europeo è… troppo piccolo. Cita ad esempio Franklin Delano Roosevelt, affermando che, quando il presidente democratico (il più statalista della storia recente americana) introdusse un budget federale americano, questo ammontava solo all’1% del Pil. Ma poi, il budget federale è rapidamente cresciuto… e questa, secondo lui, è l’unica causa della ricchezza americana. Il conte di Dartmouth, eurodeputato dell’Ukip (Uk Independence Party) gli ricorda che la spesa pubblica non è la soluzione, ma la causa della crisi. Cohn-Bendit, visibilmente sostenuto dal resto del Parlamento, si limita a prenderlo in giro: “Signor Conte, lei non capisce il mondo moderno! Signor Conte, lei non capisce la democrazia!”. Risate. Sipario. Lo Stato unico europeo si deve fare. Chi non è d’accordo non capisce la democrazia, né il mondo moderno.

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3 Comments

  1. Andrea says:

    Certo che quei criminali vogliono il superstato! Così finalmente si libereranno di quella scocciatura che è la democrazia.
    Quanto mi piacerebbe vedere bUrroso che crepa di fame ad un angolo di strada, perchè la sua cara ue è finalmente sepolta.

  2. fabio ghidotti says:

    scusa Magni, ma tutte le transazioni finanziarie sono investimenti in nuove imprese? No è che sia qualcosa d’altro che si vuole tassare?

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