EUROPA UNICA E POPOLI SENZA SOVRANITA’

di ALBERTO LEMBO

Orwell aveva sbagliato di poco la sua profezia. Solo poche decine di anni. Non 1984 ma 201…! Individuare con esattezza l’anno è difficile, ma credo che ci siamo molto vicini. L’unica differenza sta nel metodo. Non è più un processo che avviene all’interno di uno Stato ma un progressivo inserimento strisciante e coatto di popoli e nazioni in un contenitore sovranazionale che imbriglia e costringe le diversità culturali dei popoli europei ad accettare usi e leggi a loro completamente estranei. Ci sono i mandanti, sempre oscuri e dietro le quinte, ci sono i registi, più evidenti, operativi a livelli inferiori, ci sono migliaia di “servi sciocchi”  e di scherani prezzolati che operano continuamente alla realizzazione del grande progetto mondialista. Difficile, molto difficile pensare che certi avvenimenti siano casuali, che manchi una regìa che dirige operazioni militari, che indirizza scelte politiche, che muove o fa muovere flussi finanziari che sono al di sopra delle possibilità perfino di singoli Stati…

Con queste affermazioni mi sono già schierato, agli occhi del “democratici” di stretta osservanza, su posizioni “complottiste”… Qualcuno aspetterà già che alla prossima riga io evochi teorie e macchinazioni la cui sola supposizione fa condannare per infrazione del pensiero unico codificato da chi, tra le sue armi, usa abilmente la propaganda e la disinformazione.

Non lo farò, invece! Inviterò solo a riflettere su fatti di questi giorni, quando l’imperversare di “pagelline” con votacci e bocciature da parte di criminali seminatori di notizie finanziarie studiate a tavolino per colpire i nemici del dollaro  viene accolta in ginocchio da pusillanimi governanti europei, quando si dovrebbe invece chiedere la loro messa in stato di accusa per procurato turbamento dei mercati finanziari internazionali attraverso una ufficiale azione dei governi europei nei confronti di chi, quanto meno, ospita sul suo territorio simili centrali terroristiche.

Le uniche reazioni dei vertici europei, invece, sono contro quei popoli che dopo aver provato gli inganni di una Unione Europea serva di poteri ad essa estranei alzano la testa, si ribellano e riprendono la loro libertà di azione. Oggi è il turno dei Magiari, un grande e fiero popolo, regalato a suo tempo dagli Anglo-Americani al comunismo sovietico, lasciato solo nella sanguinosa repressione del 1956, invogliato poi in tutti i modi, per non dire forzato, negli ultimi anni, ad aderire alla N.A.T.O. e all’Unione Europea e oggi fatto bersaglio di tutte le possibili censure per avere ridisegnato in una libera Costituzione storia e futuro di un popolo millenario.

L’attacco alla sovranità ungherese parte da una risoluzione del Parlamento europeo, votata il 5 luglio 2011 di monito all’Ungheria relativamente all’entrata in vigore dal 1° gennaio 2012 di una nuova Carta costituzionale, adottata da quella Assemblea nazionale il 18 aprile 2011.

L’Ungheria è rea di essersi data una nuova Costituzione che, rifuggendo dal relativismo della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”, fa riferimento, invece, a ciò che è l’essenza della tradizione e della cultura del popolo magiaro. La nuova Costituzione, questa l’accusa principale, omette di stabilire esplicitamente una serie di princìpi che l’Ungheria, in base ai propri obblighi internazionali, è tenuta a rispettare e a promuovere (ad esempio, il divieto della pena di morte, dell’ergastolo, di discriminazione fondata sull’orientamento sessuale e la sospensione o restrizione dei diritti fondamentali dell’Unione attraverso leggi nazionali), e utilizza formulazioni ambigue in ordine a nozioni fondamentali come “famiglia” e “diritto alla vita dal momento del concepimento”. Ciò rischierebbe di creare discriminazione nei confronti di alcune categorie sociali, in particolare le minoranze etniche, religiose e sessuali, le famiglie monoparentali, le persone che vivono in unioni di fatto e le donne.

Viene presa di mira anche “l’ambigua formulazione del preambolo della nuova Costituzione” con particolare riferimento agli obblighi che lo Stato ungherese si assume volontariamente nei confronti delle minoranze di etnia magiara esistenti fuori degli attuali confini a causa delle punitive mutilazioni subite dallo Stato ungherese nel 1919 in seguito allo scellerato “Trattato del Trianon” del 1920 che in nome del principio di nazionalità (degli altri) scorporò, all’epoca, quasi otto milioni di magiari dalla madrepatria.

Tutto questo ha portato all’emanazione di ben tre “Procedure di infrazione” a carico dell’Ungheria che, se non si sottoporrà alle intimazioni dell’Unione, potrà essere pesantemente sanzionata. Invece che pensare a forme di cooperazione concrete che portino i nostri popoli a convivere in un’ Europa libera, ognuno con il proprio passato di storia, tradizioni e cultura, si vuole applicare la logica giacobina della “tabula rasa”, l’annullamento di ogni particolarità. Non più “Italia una e indivisibile”, per fare una citazione tanto cara ad un vecchio comunista che ha fatto carriera nell’epoca del post-comunismo, ma “Europa una e indifferenziata”, tomba di ogni cultura e di ogni diversità e, quindi, della libertà!

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Sicuramente non e’ colpa degli analfabeti.

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