EUROPA, ruggiti pecoreschi e minacce concilianti

europa fallitadi SERGIO BIANCHINI – I recenti ruggiti pecoreschi di Renzi (su due temi in cui l’Europa ha ragione e cioè rigore finanziario e immigrati) contro l’Europa e gli opposti giudizi minaccioso accettanti, hanno messo in luce che i poteri reali di costrizione dell’Europa sono pari a zero. E di colpo tutta l’ansia che durante i governi precedenti veniva posta difronte alle dichiarazioni europee è cadura.

Scopriamo che basta il diniego di un solo paese per impedire l’approvazione del bilancio. Scopriamo anche che se un paese rifuta di accettare una delibera non succede niente.
Approfondendo i meccanismi di funzionamento dell’Europa tutto appare chiaro e conseguente.
Infatti l’organo che davvero può prendere decisioni, ma vedremo poi come, è IL CONSIGLIO, composto dai GOVERNI di tutti i paesi.

l Consiglio dell’Unione Europea, noto anche come Consiglio dei ministri europei detiene il potere legislativo nell’ambito dell’Unione europea. Ha sede a Bruxelles. Ma è un legislativo diverso da quello degli stati nazionali perché non ha un apparato proprio, statale, per attuare le deliberazioni.

Gli atti del Consiglio possono assumere la forma di regolamenti, direttive, decisioni, azioni comuni o posizioni comuni, raccomandazioni oppure pareri. Il Consiglio può inoltre adottare conclusioni, dichiarazioni e risoluzioni.

Il Consiglio è composto, ai sensi dell’art. 16 del Trattato sull’Unione Europea, da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale che possa impegnare il governo dello Stato membro. Rappresentante di governo scelto in funzione della materia oggetto di trattazione. Quindi il vero centro di potere è il coordinamento dei governi, di tutti i governi dei paesi aderenti.

La presidenza del Consiglio dei ministri  europei è assunta a rotazione da uno Stato membro ogni sei mesi.

Le deliberazioni vengono adottate a maggioranza semplice, qualificata o all’unanimità.

Quindi è chiaro che basta un solo paese anche piccolissimo per bloccare quelle procedure che richiedono l’unanimità. E sono le più importanti.

Le altre procedure non unanimi però hanno una caratteristica. Non impongono l’adeguamento ai paesi che abbiano votato contro. La vicenda dell’Ungheria è un esempio di rifiuto, senza conseguenze, di una decisione che si dice europea perché maggioritaria ma non può costringere nessuno.

Quindi quando le commissioni rimproverano un paese membro su una certa materia è perché in fase deliberante quel paese si è espresso a favore ma poi non si è adegua alla deliberazione liberamente accettata.

Viene “sgridato” e sanzionato (un pochino) necessariamente, dalle commissioni preposte al controllo dell’adeguamento di ogni stato alle decisioni collettive, lo stato il cui ministro dice una cosa nelle riunioni generali a Bruxelles e ne fa un’altra quando torna a casa propria. Questo stile è tipico dell’Italia che è quindi costretta alla pantomima del ruggito pecoresco.

Sul funzionamento reale e sui meccanismi decisionali europei c’è una spessa coltre di silenzio coperto da fanfare esaltanti che consente ad ognuno drammatizzazioni e minimizzazioni propagandistiche ad uso nazionale.

Anche sul parlamento europeo bisogna fare chiarezza: Il parlamento Europeo non ha poteri suoi. E’ passato da una fase in cui aveva un semplice ruolo consultivo, cioè dava pareri, alla situazione attuale in cui ha un ruolo CONCORRENTE, usando un linguaggio a noi noto, e cioè collabora con il consiglio nella approvazione degli atti pensati e stabiliti nel consiglio stesso. Può avere anche un potere di impulso ma la concordia libera tra i governi è il centro vero del NON POTERE EUROPEO. Tale concordia, forse non sempre spontanea, può anche essere comperata con concessioni, spesso monetarie, fatte nelle retrovie.

Solo la moneta ( e non è poco) è un vero centro di potere coercitivo per quei paesi che volontariamente l’hanno assunta.

Ed infatti dietro le quinte i sostenitori forti dell’Europeismo chiedono un aumento del potere coercitivo nei trattati europei e la trasformazione dell’Europa in uno stato federale. Ma attenzione, stato federale EUROPEO non vuol dire una attenuazione dei poteri centrali, come avverrebbe per l’Italia se diventasse stato federale, ma una cessione vera di competenze e sovranità degli stati indipendenti di oggi ad un potere centrale EUROPEO che oggi ancora non esiste.

Quindi i FEDERALISTI EUROPEI sono degli ACCENTRATORI e non DECENTRATORI.

E’ bene avere chiare queste faccende per un dibattito sull’Europa che non sia vociante e contemporaneamente ignaro come spesso succede.

Per finire e comprendere meglio il significato delle parole che nel mondo contano ancora (purtroppo non in Italia), segnaloi che sul piano formale l’URSS si è trasformata da UNIONE delle REPUBBLICHE SOCIALISTE SOVIETICHE in COMUNITA’ DI STATI INDIPENDENTI. In effetti questa denominazione descrive proprio la situazione attuale dell’Europa, che è una comunità rissosa di stati indipendenti.

 

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1 Commento

  1. caterina says:

    bene! finalmente ne sappiamo qualcosa di più sui meccanismi inventati e vigenti negli enormi palazzi di vetro del fantomatico potere… e comunque ci rendiamo conto che si tira in ballo l’Europa quando e come serve!
    Una cosa è certa però: che ci costa una barca di soldi! che potrebbero essere spesi in casa nostra con più responsabilità e senza gli alibi tirati in ballo a seconda delle convenienze politiche, o diciamo meglio, partitiche.

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