Europa, Lega Nord ed Indipendenza veneta

di GIUSEPPE ISIDORO VIO

Nel parlamento europeo ci sono più indipendentisti di sinistra che di destra e stanno tutti nel gruppo dei Verdi – Alleanza Libera Europea (corsi, scozzesi, gallesi, vallesi, fiamminghi, catalani e lettoni) che accettano solo indipendentisti di orientamento progressista. La Lega Nord per l’indipendenza della Padania, sebbene abbia nel suo DNA delle componenti operaie di sinistra, di fatto è sempre stata un partito di destra e nel parlamento europeo si è pertanto collocata nel gruppo degli euroscettici, ossia Europa della Libertà e della Democrazia, dove c’è anche Magdi Allam, con il suo partito “Io amo l’Italia“, che porta avanti la sua personale battaglia contro l’integralismo islamico e il multiculturalismo. Essendo un musulmano convertito al cristianesimo, ossia un apostata per cui l’islam prevede la pena di morte, Allam è costantemente seguito da una scorta di sei uomini su tre auto blindate.

I partiti che sono stati invitati al Lingotto di Torino per l’insediamento di Salvini come nuovo segretario della Lega Nord (il Fronte Nazionale di Marine Le Pen, il Partito per la Libertà di Geert Wilders, il Partito della Libertà Austriaco di Heinz-Christian Strache e il partito belga Interesse Fiammingo) appartengono invece al gruppo europeo NI (non iscritti). I Democratici Svedesi di Jimmie Akesson (anch’essi invitati al Lingotto e che nelle politiche del 2010 entrarono inaspettatamente nel parlamento nazionale svedese conquistando venti seggi) non sono finora mai stati presenti nel parlamento europeo. Questi partiti sono tutti di destra. Tutti difendono l’identità nazionale dei loro paesi contro l’immigrazione incontrollata, specialmente di culture incompatibili (come l’islamismo radicale) e, oltre a ciò, Interesse Fiammingo reclama anche l’indipendenza del popolo fiammingo dal Belgio, stato cui in buona parte appartiene.

Tutto porta, dunque, a pensare che, pur correndo da sola in Italia per le prossime europee, la Lega intenda poi allearsi in Europa con questi partiti. Non è chiaro però se per costituire con essi un nuovo gruppo o appoggiare il loro ingresso nel gruppo degli euroscettici, Europa della Libertà e della Democrazia, dove essa si trova tuttora. Le elezioni europee si svolgeranno il prossimo maggio 2014 e qualcuno già teme una consistente crescita degli euroscettici. Lo stesso M5S, che ha fatto dell’euroscetticismo un suo cavallo di battaglia, se darà seguito alle sue idee, affigliandosi con un gruppo europeo che glielo consenta, farà aumentare la presenza e l’impatto degli euroscettici. E’ ben vero che il Parlamento Europeo ha dei poteri limitati e che chi decide, in ultima analisi (anche se dovrebbe essere il contrario) è il Consiglio Europeo, i cui membri sono eletti dai rispettivi governi degli stati dell’UE, tuttavia esso è comunque un luogo dove si espongono idee, si propongono leggi, si dibatte e si esprimono pareri.

Si porrà dunque tra alcuni mesi la questione su cosa debba fare un indipendentista veneto o padano: astenersi o votare e, nel caso, chi? Dando fede alle recenti affermazioni di Salvini, che dice di voler lottare fino all’indipendenza della Padania, se uno è anche ideologicamente orientato a destra ed euroscettico, non ci sarebbe alcun dubbio su cosa debba fare. Tuttavia, l’idea di uscire dall’eurozona, pur essendo giusto che i cittadini si esprimano democraticamente in merito, potrebbe far storcere il naso a qualche indipendentista benché di destra. In effetti, fino a poco tempo fa il problema era solo l’Italia statalista e clientelare del centro-sud, responsabile, assieme al sistema consociativo del pentapartito, dell’enorme debito pubblico creato negli anni ’80, cui, nei ’90 e successivi, anche per il crescere degli interessi, nessun governo di destra o di sinistra è riuscito a porre rimedio.

Ciò nonostante, nell’ipotesi di una secessione dal resto dell’Italia, le regioni virtuose padane avrebbero potuto aggregarsi a pieno titolo con i paesi nord europei, avendo i conti in ordine ed economie comparabili e compatibili. Ma la secessione non c’è stata e, come aveva previsto Bossi in tempi non sospetti, con la palla ai piedi del resto d’Italia, l’euro si è rivelato deleterio anche per la Padania. Oggi, dopo che la crisi economica e l’inettitudine della classe politica e dirigente italiana hanno completato l’opera di distruzione dell’economia Padana un tempo prospera, possiamo ancora permetterci l’euro? Realmente a questo punto il problema, come un Giano bifronte, ha due facce quella di Roma ladrona e quella di Bruxelles, altrettanto ladra e pure avara. Infatti, non solo il residuo fiscale italiano (e quindi padano) per finanziare il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è a tutto vantaggio dell’Europa, ma con i trattati di stabilità e di rientro dal debito pubblico firmati dall’Italia (Fiscal Compact)* Bruxelles c’impone anche un rigore che presto sarà mortale, impedendoci di mettere in atto quei meccanismi che consentirebbero alla Padania di riprendersi economicamente.

In tale contesto, se non verranno ridiscussi i termini dei trattati europei per favorire la crescita e il rilancio economico dei paesi dell’UE, l’uscita dall’euro (e forse anche dall’Europa) non sarà più un tabù e la sua possibilità dovrà essere considerata con attenzione. In alternativa, per estirpare il male dalla radice, lo Stato Italiano dovrebbe metter in mobilità almeno 500.000 dipendenti pubblici, ridurre drasticamente il cuneo fiscale, mettendo così i soldi risparmiati nelle tasche degli italiani, e incentivarne i consumi di prodotti italiani nel mercato interno. Il nostro settore produttivo in questo modo si riprenderà, creando nuovi posti di lavoro e riassorbendo anche i dipendenti pubblici messi in mobilità, un necessario travaso di lavoratori ipergarantiti dal pubblico al privato, accompagnato da una nuova regolamentazione del mercato del lavoro che abolisca definitivamente l’obbligo del reintegro, controproducente e anacronistico.

Fatto questo, l’UE e in particolare la Germania (che giustamente non vuole sobbarcarsi il debito pubblico italiano) sarà certamente più disponibile a ridiscutere i trattati con l’Italia e consentirle deroghe. Ma lo faranno i nostri politici nazionali? Troppi sono gli interessi contrapposti e lo scenario più probabile è un lento e progressivo declino dei padani verso la miseria, ma la madre di ogni soluzione possibile per i veneti (e a seguire per gli altri padani) c’è e si chiama indipendenza che li porrebbe, rispetto all’Italia, nella stessa posizione dei tedeschi o degli austriaci una volta pagata la loro quota di debito pubblico italiano. Ai veneti (l’8% circa della popolazione, circa 5 milioni su 60 milioni d’italiani) corrisponderebbero circa 160 miliardi di euro dei 2.000 di debito pubblico complessivo.

In questi mesi che ci separano dalle elezioni europee, avremo modo di giudicare il comportamento della Lega di Salvini, tuttavia, di là da questo, è bene dire che le battaglie decisive per l’indipendenza di lombardi e veneti, indipendentemente dall’avere o meno una rappresentanza comune o distinta al parlamento europeo, si combattono al Pirellone, a Milano e a Palazzo Ferro-Fini, a Venezia, lottando per la realizzazione dei rispettivi referendum per l’indipendenza. Inoltre, pur avendo apprezzato l’attività in particolare dell’eurodeputata veneta della Lega, Mara Bizzotto, documentata anche nelle pagine de l’Indipendenza, c’è sempre il rischio che una volta conseguita la poltrona europea, Salvini & Company si rimangino ogni dichiarazione per l’indipendenza padana e si accontentino di vivacchiare ben retribuiti e spesati in quel di Bruxelles e Strasburgo.

Per tali ragioni, è da valutare positivamente la dichiarazione del Presidente onorario d’Indipendenza Veneta, Alessio Morosin, che recentemente ha escluso ogni possibilità che tale movimento possa concorrere a elezioni europee o politiche. E’, invece, importante che concorra per le regionali, dove può fattivamente contribuire all’indipendenza dei veneti, e anche alle comunali, dove si è visto che molte maggioranze leghiste con liste civiche hanno appoggiato l’iniziativa referendaria d’Indipendenza Veneta. A riguardo è bene notare che le cosiddette liste civiche, benché in parte costituite da tronconi di partiti nazionali, che localmente tendono a frammentarsi entrando in più di queste liste per corrispondere a esigenze e personalità che esprimono i territori, sono di fatto avulse dai partiti nazionali, cui non rispondono e, almeno in Veneto, sono spesso sensibili ai temi dell’autonomia e dell’indipendenza. Centocinquanta comuni variamente amministrati e quattro province venete, su iniziativa di Indipendenza Veneta, hanno, infatti, approvato e sostengono l’attuazione di un referendum per chiedere ai cittadini veneti se vogliono l’indipendenza della loro regione dall’Italia.

In conclusione, la Lega Nord per le europee punterà a raccogliere i voti degli elettori di destra contrari al multiculturalismo, degli euroscettici e degli elettori della galassia indipendentista-federalista-autonomista-regionalista. I primi sono il suo bacino di raccolta più sicuro (da qui l’alleanza con i partiti europei similari invitati all’incoronazione di Salvini) sui secondi dovrà affrontare la concorrenza storica del M5S e ora anche di Forza Italia, mentre dei terzi avrà probabilmente solo il voto di quelli orientati a destra. Non avendo una valida alternativa alla Lega, la posizione degli indipendentisti di centro-sinistra è, infatti, molto difficile, controbattuti tra l’indipendentismo e le loro idee progressiste in termini d’immigrazione, omosessuali, welfare ed Europa.

E’ perciò un peccato che non esista alcun partito padano indipendentista e progressista nel gruppo Alleanza Libera Europea, dove questi elettori disorientati possano far convergere il loro voto indipendentista (gli indipendentisti fiamminghi, ad esempio, sono presenti in Europa anche in questo gruppo, con Nuova alleanza Fiamminga, partito di centro-destra moderato) ma quest’assenza non è più colpa della Lega Nord. In passato, infatti, durante la fase secessionista del leghismo, nel cosiddetto “Parlamento Padano” erano rappresentate correnti che spaziavano dall’estrema destra all’estrema sinistra e questo fatto può aver condizionato la nascita di un indipendentismo padano progressista avulso dalla Lega, dopo che questa si spostò decisamente a destra, enfatizzando l’etnonazionalismo contro il multiculturalismo e l’antistatalismo libertario come reazione alla pesante tassazione vessatoria romanocentrica.

* Ecco gli impegni europei dell’Italia nei prossimi anni: versare contributi al MES (125 miliardi in 5 anni), ripagare il debito (40-50 miliardi l’anno) e al tempo stesso mantenere il pareggio di bilancio, oltre a rispettare anche altri parametri. 

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22 Comments

  1. indipendentista says:

    Deh, ma non riuscite a capire la differenza fra essere di destra e essere nazi?
    Salvino ha cercato l’alleanza con movimenti nazi (slovacchi,francesi,belgi,austriaci.. peraltro al momento gli unici che hanno dato il via libera ad un’alleana con lui sono austriaci e slovacchi) oltre che con i vari gruppi nazicalabresi e nazisalentini con cui è in contatto grazie al Tosùn e al Funtanùn.
    Ambisce a diventare il Le Pen italico. Lo chiameremo Il Pene. Peccato che le percentuali che prenderà saranno più da Partito dei Comunisti Padani che da Front National.

  2. Davide says:

    “Bruxelles, altrettanto ladra e pure avara. Infatti, non solo il residuo fiscale italiano (e quindi padano) per finanziare il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità) è a tutto vantaggio dell’Europa,”
    Il MES o ESM è un fondo in conto capitale e non spesa pubblica corrente, che con un versamento ad oggi per L’Italia di 11,5 MLD ha fatto risparmiare nelle stesso periodo di due anni, solo di interessi sul debito pubblico, ben 90MLD, questi si di spesa corrente se non si fossero risparmiati. Grazie ESM e grazie EURO se paghiamo bassi interessi sul debito che ricordiamoci abbiamo fatto noi e non Merkel, BCE.
    Per analisi più completa cito http://www.fermareildeclino.it/articolo/i-fatti-fatti-sono-i-vantaggi-per-i-contribuenti-italiani-dallinvestimento-in-esm

    • Giuseppe Isidoro says:

      Ho letto l’articolo di Boldrin e non lo metto in discussione, tuttavia esiste un calcolo del residuo fiscale italiano nei confronti dell’Europa concernente i fondi comunitari per lo sviluppo europeo e la sola spesa pubblica corrente? Considerato come sono utilizzati i fondi europei per lo sviluppo dall’Italia (tra cui ci metto anche quelli per il TAV) rimane sempre l’impressione, pur con tutto l’autolesionismo italiano e l’incapacità di utilizzare tali fondi, che l’Italia dia all’Europa più di quanto riceve in cambio.

  3. Gino says:

    Invero è difficile mettere sullo stesso piano i partiti citati nell’articolo, che sono seri, con la Lega Nord.
    Per fare un esempio il Vlaams Belang ha il commendevole fine di ottenere l’indipendenza delle Fiandre, e non direbbe mai che quest’ultime comprendono pezzi di Vallonia.
    La Lega Nord invece nella già scricchiolante Padania ci mette dentro Marche, Toscana e Umbria…

  4. fabio ghidotti says:

    un “indipendentismo padano progressista avulso dalla Lega” non nascerà mai, finchè la Lega non verrà distrutta completamente. Parola di chi (anche se non mi sento solo) lo rappresenta a volte su queste pagine.
    Il motivo è semplice, e l’ho già scritto tempo fa; molti padani (compresa la stragrande maggioranza di chi si riconosce in questo giornale) preferiscono la compagnia dei “terroni” di destra a quella dei “polentoni” di sinistra. Cioè, l’odio ideologico (quale che sia la sua motivazione) è più forte dell’ “interesse nazionale padano”. Per capirlo, basta la lettura quotidiana di questo giornale, i cui contributi presentati come più autorevoli vengono in buona parte dalla destra statunitense (che se ne frega delle faccende europee ed è cordialmente ricambiata da noi progressisti che abbiamo Roma come unico nemico), e in cui gli articoli contro l’Europa o altri presunti nemici sono ormai prevalenti su quelli contro l’italia in quanto tale.
    Se e quando la Lega dovesse rinascere come partito trasversale di centro come era alle origini, o anche di destra ma rispettosa delle idee di sinistra, potrà nascere un indipendentismo ecc., non importa se dentro, fuori o federato (tipo CyU in Catalunya) con la destra separatista.
    La destra che invece voi rappresentate non è separatista, e se continuate sulla vostra linea, tra un po’ qualcuno comincerà a sospettare che siate una creatura di Roma, visto che qualunque forma di antieuropeismo ha il sicuro effetto di rafforzare il nazionalismo italiano. (Gilberto che stigmatizzi da sempre l’uso dell’espressione “il nostro Paese” riferito all’italia da parte degli esponenti leghisti, se ci sei batti un colpo…)
    Quanto alle prossime elezioni europee, io mi auguro che l’Union Valdotaine progressiste (o anche l’altra, o anche tutt’e due) si accordino con l’ALE per poterla rappresentare nella circoscrizione del cosiddetto nord-ovest, che interessa noi Lombardi. Altrimenti non so che fare, per ora…

    p.s.: non ho capito a chi si riferisce il termine “vallesi” all’inizio dell’articolo.

    • ginobricco says:

      ancora co’ sta storia “NON ESISTONO INDIPENDENTISTI DI SINISTRA AL NORD!!” oh che ti vo far una ragione?

    • Giuseppe Isidoro says:

      E’ una svista, doveva essere valloni che, assieme ai fiamminghi, sono una delle due principali etnie del Belgio.
      Fatta, questa emenda, approfitto per rispondere a qualche commento e chiarire che ho nutrito simpatie per la Lega, ma da qualche tempo ho abbracciato l’indipendentismo veneto. Non conosco bene l’ideologia politica di P2013, ma conosco quella di IV che sembra un movimento di destra liberale (a favore dell’economia di mercato, dello Stato minimo e di poche tasse) e libertaria, in termini di diritti civili, cosa che non si può dire della Lega Nord, la quale è ondivaga sull’indipendentismo ma molto intransigente sull’etnonazionalismo. Sul debito del Veneto, se facciamo bene i conti, ha ragione Erik. Rispondendo a Michele, gli omosessuali, sono una carta che giocano i progressisti e che la destra libertaria non ha pescato o ha scartato, pur non essendo ostile a loro.

  5. erik says:

    Questa storia che al veneto corrisponda l’8% del debito ITALIANO sinceramente non mi va giù. Parte di quel debito e anche verso il Veneto che ha sempre pagato, quindi al massimo siamo noi che dobbiamo chiedere i danni all’italia! Condivido di accollarsi la partedi debito ma solo se agevolano ed in fretta la nostra indipendenza.

    • Gianmarco Rossetto says:

      GIUSTISSIMO ERIK!!
      non gavevo mai pensà a sto aspetto.
      El debito xe tuto italiano.
      El veneto ga xa pagà tuto in anticipo, se paga tuto, e non ga mai avudo gninte da lo stato de più de quelo che ga pagà!
      E la storiella del 75% de tasse che ritorna in Veneto la xe na balla colossale perché in realtà torna solo tra el 20-30%.

    • Giuseppe Isidoro says:

      Hai ragione, ma nell’ipotesi di considerare solo la situazione attuale, senza guardare al passato, per i veneti (l’8% circa della popolazione, poco meno di 5 milioni su quasi 60 milioni d’italiani) la quota da pagare corrisponderebbe grosso modo a 160 miliardi di euro sui 2.000 e più di debito pubblico complessivo. Se fosse divisa in tre o quattro macroregioni indipendenti, per l’Italia sarebbe più facile aggredire tale debito, che gli italiani insieme dovrebbero ripagare, 40-50 miliardi l’anno, per i prossimi quarant’anni almeno, ma che potrebbero diventare molti di più se la recessione continuasse. Molte regioni sarebbero in grado di ripagare la loro quota in tempi rapidi, il che non potrebbero mai fare rimanendo legate all’Italia, e quelle che non ce la farebbero da sole, aiutarle sarebbe un problema minore per l’UE. Dividere l’Italia conviene a tutti e soprattutto ai nostri figli e alle future generazioni.

  6. michele says:

    bhe io che mi considero indipendentista di centro-destra non ho nulla in contrario alle unioni omosessuali, avranno anche loro il diritto di farsi una famiglia con tutti i diritti e doveri del caso, mi sembra un po’ un’analisi per luoghi comuni

  7. pierino says:

    ma perchè da quando plebiscito2013 organizza il plebiscito indioendenzaveneta cerca di spacciarsi per ‘movimento’ quando è un PARTITO POLITICO?
    che poi dichiari di non concorrere le europee frega nulla, magari gli basta la cadrega italiana. che detto ‘tra noi’ per 20mila euro al mese chi non si butterebbe in politica fregandosene degli altri con i tempi che corrono ?

  8. Giovanni says:

    Articolo oscenamente legacentrico.

  9. Unione Cisalpina says:

    + ke nazista, komunista o kattoromanoleso ci vuole un movimento cisalpino indipendentista e padanista, liberale ed emancipatore ke ci garantiska progresso, libertà e demokrazia (kuindi non giustizialista) x tutti, dando diritti a doveri kompiuti.-

    • Dino says:

      Certo, un movimento che magari insegni a scrivere con il “ch” al posto della “k”. Anche la corretta ortografia è un dovere compiuto.

      • Unione Cisalpina says:

        l’innovazione, semplifikazione, efficenza nonkè praticità, non ti sfiorano …
        menti stantie, abitudinarie ed akritike, kuando non dannose sono inutili … in ogni ambito del vivere civile e progresso …

        le regole grammatikali lessikali sono rispettate … sintassi pure … kosa cerki allora !? … kuali korde sensibili del tuo essere kattoromano sono state sollecitate a kagiòn dell’ortografia!? 🙂

        • Dino says:

          guarda, un aspetto interessante di questo sito è che si può scrivere nelle più svariate lingue: veneto, friuliano, lombardo, piemontese, italiano e… chi più ne ha più ne metta.
          Va da sè che chi desidera esprimersi in una determinata lingua ha l’onere, quantomeno per una forma di rispetto culturale, di utilizzarla in modo corretto. La Lingua Veneta, per esempio, non ha una forma scritta codificata compiutamente, quindi per quanto io possa impegnarmi a scrivere bene in Veneto non avrò mai la sicurezza di farlo correttamente.
          L’italiano invece è perfettamente codificato sia nella forma parlata che in quella scritta: utilizzarlo correttamente non è una forma di sudditanza psicologica nei confronti di un fantasmagorico sentimento “kattoromano”, è una semplice questione di intelligenza.
          Scrivere in un’improbabile lingua sgrammaticata, molto in voga tra i moderni adolescenti e “bimbiminkkia” semianalfabeti, non è una questione di progresso e praticità: è solo una fastidiosa mancanza di rispetto nei confronti della tua intelligenza e di quella di chi ti sta leggendo. Secondo me non vale la pena squalificare in questo modo il proprio pensiero.

          • Unione Cisalpina says:

            dimentiki l’atto di ribellione all’italiano in tutte le sue forme… lingua inklusa, kominciando dall’ortografia ke, pur lasciando invariata la pronuncia, ne principia la divarikazione…

            l’imposizione della lingua italiana è una delle tante armi e strategie messe in atto dall’oppressore x toglierci identità …

            ribellarsi alla dissoluzione kulturale ed identitaria è un preciso dovere di ogni rivoluzionario e vero indipendentista cisalpino nei konfronti di roma e merdionalismo italiko imperante…

            xkè t’inkazzi tanto x difendere la lingua dei tuoi padroni !? … servilismo maskerato, naskosto da konvenienze indecenti, falsa kultura indipendentista prona all’inkoscienza del proprio stato …

            ciaskuno kombatta kon kle armi ke ha e ke meglio krede possano fare il bene della nostra gente, e stato kùi aspiriamo…

      • Paolo says:

        si, hai ragione, con tutte quelle K è illeggibile

  10. Liutprando says:

    È difficile che i sedicenti progressisti, che sono internazionalisti a parole e ferocemente nazionalisti, nel peggior significato del termine, quando al potere, possano concorrere al vero autogoverno. Il loro punto d’appoggio è lo Stato egemone controllato dai politici e non la libertà delle comunità associate in nazione.

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