Europa, i debiti non diminuiscono. I contribuenti saranno tosati

di MAURO MENEGHINI

La montagna del debito in Europa continua irresistibilmente a crescere. I Paesi in crisi nei prossimi due anni dovranno rifinanziare il loro debito pubblico. Per poter continuare a gestire e mantenere capacità di movimento gli Stati dovranno pagare i vecchi debiti con nuovi debiti. Chi piazza sui mercati finanziari internazionali i propri titoli di debito di regola dopo un periodo di uno due, cinque o dieci anni (tempi oltre i 10 anni sono rari) deve alla scadenza rimborsare sia il capitale che gli interessi. Siccome i Paesi della periferia dell’Eurozona hanno finanziato spesso i loro debiti con l’emissione di titoli a breve e media scadenza ecco che entro i prossimi due anni andranno tutti in scadenza. Ne consegue che andranno rimborsati alla scadenza i compratori dei titoli sottoscritti.

Alcuni Paesi sono riusciti a mettere la loro spesa sotto controllo, ma rimane comunque il problema dei titoli fin qui emessi. Ecco perché i titoli di stato messi sul mercato dovranno essere rifinanziati per poter onorare gli impegni presi.

La Spagna dovrà rifinanziare l’anno prossimo 68 miliardi di euro l’Italia 191 miliardi e la Grecia 16 miliardi. Il che significa che dovranno esser emessi nuovi titoli di stato per poter far fronte agli impegni fin qui presi. Nel caso della Grecia si tratta d’importi già ridotti nella prima fase del salvataggio per consentire al Paese di rimanere nella casa comune europea. L’ultima trovata creativa su cui si sono accordati Grecia e i suoi soccorritori consiste nel fatto di far scomparire i debiti dai bilanci. Così si crea un avanzo primario fittizio e si possono convincere gli altri membri dell’eurozona che la Grecia sia sulla buona via del risanamento. Null’altro è, purtroppo della famosissima valanga di neve quando vecchi debiti vengono pagati con nuovi debiti.

Insomma gli stati in crisi non intendono proseguire con il risanamento, la riduzione del debito, e a nulla serve inserire nelle costituzioni la norma che preveda un freno all’indebitamento. Le economie si trovano in recessione o danno solo flebili segnali di crescita. Negli ultimi anni gran parte delle banche hanno usufruito dello LRTO1 e 2 (Longer-term Refinancing Operations) messo a disposizione dalla BCE, pari a 1.000 miliardi di euro che ho soprannominato la grande Bertha, per comperare titoli di stato anziché per finanziare le imprese. Lo stesso Mario Draghi ha confermato la cosa nella conferenza stampa di giovedì.

Le banche spagnole hanno impegnato alla BCE 300 miliardi dal programma LTRO ed ora 225 dovranno essere resi. Le banche spagnole negli ultimi due anni hanno aumentato dell’81% il loro portafoglio in titoli di stato passando da 165 a 300 miliardi.

Le banche italiane hanno impegnato presso la BCE 255 miliardi e 233 devono essere ancora rimborsati. Nei portafoglio titoli delle banche italiane ci sono 415 miliardi di titoli del debito pubblico. Negli ultimi anni l’incremento delle banche italiane in titoli del debito pubblico è cresciuto del 75%.

La Francia deve rimborsare ancora 87 miliardi alla BCE. Le banche irlandesi hanno ancora da rimborsare 36 miliardi e le portoghesi 45 miliardi di euro. Le banche greche stanno sul libro dei debitori della BCE per 63,8 miliardi di euro. Quando e se le banche intenderanno rendere il “prestito” concesso dalla BCE è scritto nel libro dei sogni. Ma per potersi mantenere ulteriore spazio di manovra fiscale Francia e Portogallo ora si son fatti venire una nuova idea. I due Paesi intendono con un semplice tratto di penna prorogare la scadenza dei loro titoli.

Il Portogallo intende prolungare la scadenza dei titoli emessi di tre anni, si tratta di titoli del debito pubblico per 6,5 miliardi di euro. Il Paese ricevette dall’Efsf (ombrello di salvataggio) 78 miliardi di euro. Il programma di salvataggio scade nel 2014 e per rimborsare gli impegni il Portoallo intende rivolgersi ai mercati finanziari. Anche la Francia intende seguire l’esempio portoghese. I cugini francesi hanno l’anno prossimo titoli in scadenza per 174 miliardi di euro che dovranno rifinanziare. A conti fatti allungare la scadenza è un pessimo affare per il Portogallo. Allungare la scadenza dei titoli dal 2015 al 2018 costerà al Paese il 4,87%, mentre se fosse rispettata la scadenza del 2015 costerebbe solo il 3,22 %.

Finanza creativa? Nella vita normale questa si chiamerebbe ricorso abusivo al credito. Il giuoco prosegue solamente in quanto gli Stati iperindebitati sperano solamente che prima o poi tutti gli altri Stati europei garantiscano per i loro debiti. A quel punto i Paesi che preferiscono al produrre ricchezza fare debito avranno le castagne tolte dal fuoco. I contribuenti europei verranno ulteriormente tosati. I Paesi avvezzi a far debito non avranno motivo di cambiare nulla nelle loro abitudini. Nulla di nuovo nell’eurozona. Solo che sta diventando disumano.

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One Comment

  1. Roberto Porcù says:

    Negli ultimi anni l’incremento delle banche italiane in titoli del debito pubblico è cresciuto del 75% e così mancano di quattrini per finanziare aziende e sviluppo.
    I politici ed amministratori pubblici minacciano di dover tagliare pensioni, sanità, trasporti, … ed è sempre più urgente e necessario che siano i i Cittadini a tagliare, le teste loro e quelle dei burocrati.
    Sono loro che succhiano il sangue ed i tagli non li riguardano mai.
    C’è un conflitto ancora latente tra i produttori di ricchezza e coloro che da parassiti vivono (molto bene) del loro sangue.
    Sino al ’45 la Sardegna era una landa desolata dove gli abitanti convivevano con la malaria tenendosi lontani dalle coste e dai fiumi e non praticando così l’agricoltura e la pesca. La gente viveva poveramente ed i giovani cercavano di emigrare, magari per fare le guerre dei Savoia.
    Una fondazione benefica americana usò il nuovo ddt per eliminarvi totalmente la zanzara anofele e la Sardegna riprese a popolarsi divenendo il paradiso che tutti sappiamo.
    In Italia vi sono una infinità di parassiti verso i quali bisogna attuare una disinfestazione totale senza remore.
    Poi i giovani riacquisteranno la speranza nel futuro e tutta l’Italia diverrà un paradiso.

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