CITTADINI DI UN’EUROPA DI PESSIMA COSTITUZIONE

Se non si fosse dato ascolto alla sola propaganda dei media e degli “europeisti interessati”, ci si sarebbe accorti da subito che il Leviatano continentale avrebbe finito con lo schiantarsi contro il muro dell’inefficienza burocratica e del centralismo, con le conseguenze economiche di cui stiamo vivendo in questi giorni solo una parte degli effetti che causerà un disastro economico senza precedenti. Insomma, era tutto già scritto.

di MARIAN L. TUPY & PATRICK BASHAM

Le costituzioni sono figlie del loro tempo. Sono il riflesso di specifiche culture politiche, della forza di interessi diversi e delle differenti preoccupazioni dei loro estensori.

Quella americana è un prodotto del Diciottesimo secolo. La sua principale preoccupazione è quella di mettere in relazione le libertà individuali e il potere coercitivo del governo, al quale sono state delegate alcune funzioni limitate. L’autorità governativa è una concessione dei cittadini che in teoria possono revocarla in qualsiasi momento.

Al contrario, la recentissima costituzione europea (e i trattati vari approvati, ndr) è figlia del socialismo e del welfare state del Ventesimo secolo. L’obbiettivo era quello di rendere l’Europa più semplice, efficiente e democratica, ma il risultato conseguito è che la costituzione europea avrà implicazioni molto negative per la democrazia parlamentare di matrice liberale e, soprattutto, per i principi dell’autogoverno.

La costituzione dell’Unione Europea allontana, anziché avvicinare, il governo dai cittadini. Si allargano le funzioni e le competenze dell’UE, anziché semplificare la sua burocrazia, che anzi crescerà ulteriormente. Non sono state ridotte le 97.000 pagine di leggi e regolamenti esistenti. I poteri dell’UE, sulla carta, vengono limitati, ma una specifica clausola permette alla burocrazia di agire come meglio crede qualora si sentisse limitata dall’opinione pubblica.

Le decisioni di Bruxelles sono determinanti e le leggi dell’UE stanno al di sopra di quelle promulgate dai singoli parlamenti nazionali.

La costituzione europea ignora le limitazioni del potere governativo sia per ragioni pratiche che ideologiche. Ideologicamente, la sinistra europea ritiene che sia il governo ad avere il diritto di agire e per questa ragione appoggia qualsiasi esecutivo che non sia limitato dalle libertà individuali. Diversamente, la maggioranza degli statunitensi pensa che il governo debba solo difendere i diritti dei cittadini e agevolare ogni iniziativa privata. Essendo l’individualismo incompatibile col welfare state, le élite europee lo rifiutano come fosse del tutto alieno al loro sistema politico. In pratica, i “padri costituenti” europei hanno volutamente ecceduto con le ambiguità, al fine di permettere l’espansione incontrollata del potere centrale di Bruxelles.

Inoltre, la costituzione è zeppa di frasi vaghe e ispirate al politically correct del tipo “sviluppo sostenibile”, “solidarietà intergenerazionale”, “economia sociale di mercato”. Di più: il testo cerca di codificare i “diritti sociali”, vale a dire i diritti che singoli o gruppi contrappongono ad altri singoli o gruppi. Un esempio è la cosiddetta “Carta europea dei diritti fondamentali”, che sancisce il diritto al lavoro, realizzabile solo trasferendo le risorse di taluni cittadini verso altri.

Allorquando venne firmata la Costituzione europea originale, questa fu considerata non obbligatoria, ragion per cui la sottoscrisse anche la Gran Bretagna, il cui sistema politico assomiglia di più a quello degli Stati Uniti. E se in America la costituzione rende vincolanti i dieci emendamenti del Bill of Rights, in Europa rende obbligatoria la “Carta” di cui sopra. Due documenti fra loro del tutto diversi, soprattutto per quel che concerne i diritti dell’individuo rispetto allo Stato.

In conclusione, l’adozione della Costituzione europea porterà ad uno di questi due possibili risultati: o verranno ignorate decisamente le questioni sociali di cui sopra, che avrebbero costi proibitivi ed effetti negativi sulla crescita del Vecchio continente, oppure – per garantirne l’applicazione – la regolamentazione non farà che crescere a dismisura. Nel primo caso, ci si troverebbe di fronte ad una débacle politica causata dalla non applicazione dei principi contenuti nella costituzione, nella seconda ipotesi – invece – l’economia europea verrebbe relegata in una posizione secondaria, accantonando per sempre nell’oblio il sogno del Vecchio continente di assurgere al ruolo di competitor degli Usa.

Durante la convenzione per l’approvazione della costituzione europea, un delegato francese, Alain Lamassore, dichiarò: “Il nostro lavoro è paragonabile a quello della Convenzione di Philadelphia”. Al contrario, gli ingegneri sociali europei confondono il loro arzigogolato progetto costituzionale con i chiari e semplici principi su cui si fonda la terra di Thomas Jefferson.

 

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  1. Miglio diceva la cosa giusta

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