TRA GRECIA E ISLANDA L’UNIONE EUROPEA E’ PIENA DI CREPE

di SALVATORE ANTONACI

Sono tempi davvero cupi per l’Unione Europea questi e non trascorre giorno senza che non giunga dalla periferia dell’impero una cattiva notizia a turbare i sonni di quel manipolo di ottusi burocrati preposti al compimento del folle progetto. Se la Francia di nuovo socialista inasprirà le contraddizioni interne al Leviatano continentale opponendo, almeno a dar fede agli impegni elettorali del neo-Presidente Hollande, il partito della “crescita” (leggi euro bond e ripresa degli investimenti pubblici) a quello del “rigore”, impersonato dall’establishment tedesco, altre crepe si aprono minacciose nell’edificio comune sempre più simile alla casa Usher del famoso racconto di Edgar Allan Poe.

Dalla Grecia, culla della crisi finale e preda del ritorno di spettri ideologici che si credeva debellati, gli scricchiolii sinistri si stanno, infatti, estendendo per ogni dove. Spagna e Portogallo, alle prese con fondamentali economici terribili, rincorrono con sempre maggior affanno i diktat provenienti dall’alto, non meramente geografico oramai.

Dell’Italia abbiamo una fotografia quotidiana che invita al più crudele dei sarcasmi: da secoli retorica e cialtroneria regnano sovrane al mutar dei regimi e dei governi né, ed è la cosa più grave, gli abitanti della penisola mostrano la benché minima intenzione di scuotersi dal giogo di un potere abile come nessun altro a cooptare, corrompere e blandire le proprie vittime. L’esortazione dantesca a proposito dell’ignavia suona ancor oggi tremendamente attuale e condivisibile; purtroppo la ripulsa morale non ci preserva dall’attacco incessante dei demoni istituzionali e non che tentano di uniformare i pochi insofferenti alla condizione di sudditanza semiservile dei più.

Il Belgio, questo Frankenstein politico, come ebbi modo di definire il paese in un precedente articolo, vivacchia in attesa del peggio o piuttosto del meglio che coincide con la separazione consensuale delle due comunità linguistico-identitarie tenute assieme innaturalmente con il collante della monarchia e di un welfare tra i più generosi. Solo una questione di tempo e nemmeno tanto remoto.

Dell’Irlanda e della sua insofferenza alla disciplina di bilancio imposta a forza di balzelli sono piene le cronache, non quelle ufficiali ed addomesticate va da sé, almeno da quando una buona parte dei contribuenti ha deciso di dire basta. E non finisce certo qui: il referendum sul cosiddetto fiscal compact, rimedio estremo o, se preferite, eutanasia dell’eurocrazia, incombe ed il voto del 31 maggio potrebbe esserne l’epitaffio.

La novità del giorno, che non è propriamente una novità a dirla tutta, viene dall’Islanda. Nonostante il governo locale si stia affrettando a portare a termine nel più breve tempo possibile i negoziati per l’adesione dell’isola all’UE, gli amministrati non ne vogliono sapere di una simile prospettiva. Un trend consolidato, peraltro, come si evince da periodiche indagini statistiche. L’ultima, di pochi giorni addietro, è stata commissionata dall’ istituto di ricerca di scienze sociali dell’università di Reykjavik e ha dato questi risultati: 54% no e 27% sì. La consultazione si dovrebbe svolgere in una data imprecisata nel corso del 2013, anche se è convinzione diffusa che prima di allora l’evento verrà cancellato per cessata attività di una delle parti. E non della minuscola ed orgogliosa repubblica scandinava.

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3 Comments

  1. Giorgio says:

    Vi segnalo l’inchiesta http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/05/10/news/sistri_finmeccanica-34879060/?ref=HREC1-3. Purtroppo chi ne è stato coinvolto a qualunque titolo se lo era immaginato: a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca! Io faccio il consulente aziendale e posso raccontare con informazioni di prima mano sullo psicodramma vissuto da migliaia di aziende sul taccheggiamento imposto per tre anni dal ministero dell’ambiente e assicuro che la realtà è ancora più drammatica di quella descritta nel riferimento citato! Molte aziende sono state costrette a buttare migliaia di euro dalla finestra senza potersi minimamente difendere dalla malvessazione del Governo!!!

  2. sandrolibertino says:

    Perchè aderire all’EU???
    Per dover pagare le cavolate altrui???

    Il popolo islandese ha mandanto aff le banche che hanno rovinato loro,
    il popolo islandese non vuole entrare nell’Eu e fà bene.
    Il popolo islandese ferma il governo e sono sicuro che se questi politicanti non la piantano di rompere li il popolo insorge e non solo a parole e col voto e fà bene, questa è democrazia

    Da noi…… lasciamo perdere parole infuocate da tutte le parti ma nulla piu’…..

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