Europa, lo Stato di Bananas che vuole imporre la sua lingua

di MATTEO CORSINI

“Se vogliamo veramente muovere verso una definizione dei compiti sussidiari dell’Unione, il passo urgente da compiere – urgente da domani – è la nascita della scuola europea e la scelta della lingua ufficiale. Sarebbe la cartina di tornasole della volontà di procedere verso un’Europa unita”. Quando ho letto queste parole di Paolo Savona mi è subito venuta in mente la scena del film di Woody Allen “Il dittatore dello Stato libero di Bananas”, nella quale il capo dei rivoluzionari parla alla folla e, come prima decisione dopo aver preso il potere, dice: “D’ora in avanti, la lingua ufficiale del Bananas sarà lo svedese”.

Così come il problema principale del Bananas non era la lingua, altrettanto non lo è per l’Europa di oggi. Ma in un contesto nel quale si ritiene che spetti al legislatore (meglio se europeo) stabilire per direttiva anche la forma e le dimensioni degli ortaggi, non ci si deve stupire che qualcuno arrivi a proporre di uniformare d’imperio la lingua e i programmi scolastici. Il fatto è che se si vuole favorire la mobilità delle persone tra i Paesi dell’Unione europea, la cosa da fare è eliminare i vincoli burocratici inutili e costosi che ancora limitano tale mobilità. Già oggi, peraltro, molti cittadini dei Paesi cosiddetti periferici studiano o lavorano in Paesi dove la crisi è meno pesante, e generalmente il problema della lingua viene risolto in pochi mesi. Lo stesso dicasi per le imprese che hanno rapporti commerciali con l’estero.

La lingua è un tipico esempio di ordine spontaneo, e il legislatore può tutt’al più prendere atto del fatto che i cittadini parlano una determinata lingua, stabilendo che quella sia la lingua ufficiale. Ma l’evoluzione stessa della lingua sfugge (fortunatamente) ai dettami legislativi. Per di più, considerando come funzionano i meccanismi decisionali a livello europeo, non mi stupirei se la lingua ufficiale finisse per essere il tedesco, che peraltro a livello globale è parlato solo in Germania, Austria e parte della Svizzera. Molto meno dello spagnolo e dell’inglese, che è di fatto la lingua utilizzata per comunicare tra praticamente tutti coloro che non parlano la stessa lingua madre.

Insomma: anche se per legge fossimo tutti obbligati a parlare la stessa lingua (dimenticando peraltro le lingue minori), i problemi dei debiti pubblici elevati da qualche parte e di banche imbottite di attività di dubbio valore da altre parti non troverebbero soluzione più rapidamente. Né parlare la stessa lingua sarebbe segno di maggiore coesione tra europei. Nel film di Woody Allen, il proposito del neodittatore ha vita breve, dato che poco dopo aver stabilito che la lingua ufficiale sarà lo svedese (e che la biancheria intima andrà indossata sopra gli abiti) viene ucciso. Lunga vita a Paolo Savona, ma non alla sua idea di stabilire per legge la lingua ufficiale dell’Unione europea.

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17 Comments

  1. Albert says:

    Paolo Savona non è quello che ha detto che grazie al sud il nord produce? Una risata lo seppellirà.

    • ardiei says:

      gentile albert, si leggesse almeno una ricerca Unicredit sullo stato delle industrie del nord senza il sud, anzi venga a vedere al sud se compriamo più al nord, nulla, morirete voi prima di fame rispetto a noi, almeno l’orto lo tiene chiunque, voi al massimo potete pascolare nelle pianure. Senza il nostro mercato neanche le bollette pagherebbero gli industrialotti, ma i soldi in nero eccome se li prendono..
      Per quanto concerne il problema della lingua e del conseguente mercato del lavoro, che attenzione, la Germania e la Francia non vogliono, va visto come una proiezione strategica, cosa che ovviamente nessuno in Italia tratta, visto che di lingue qui vi sono le solite due opzioni: quelle che vivono usandola come organo lavativo e quelli pagati per poter ritritare il quotidiano politichese pseudo intellettuale. Con questo godetevi anche Bananas, ciò che stiamo per diventare se entro quest’anno non si attuano riforme strategiche e strutturali, perchè sennò dovremmo trovare un posto per le bananas , e credetemi, i primi saranno coloro che vivono di Mirabolanti idee da 20 anni e questa parte. Siamo lì o Sa dda morì… Buonanotte carissimi…

  2. fabio ghidotti says:

    la battuta di Paolo Savona resta una battuta e basta. Non è proprio il caso di (s)fasciarsi la testa. Attenzione a non cadere nel solito tranello antieuropeo, che è l’antitesi del pensiero indipendentista. E’ ovvio che l’Europa sarà sempre una gioiosa babele, e che essere europei significa cavarsela con più lingue (comprese quelle non ancora riconosciute ufficialmente come tali).
    Se poi si affermasse come lingua ufficiale “di fatto” il tedesco, non sarebbe un male. Studiarlo allena il cervello: è quello che dicono del latino, che però è una lingua morta (per fortuna, visto di chi era la lingua ufficiale…). E uno dei suoi padri è Lutero, uno dei protagonisti della ribellione europea all’eredità omogeneizzante dell’antichità romana…

    • liugi says:

      Potrà anche essere una battuta, ma in Italia la maggior parte della gente crede davvero che sia impossibile immaginare una società multilingue se non in casi eccezionali.
      Eppure si stima che un normodotato possa parlare a livello fluente più di 5 lingue sin dall’infanzia. C’è persino uno studio condotto su bambini canadesi eptalingui (cioè con 7 lingue apprese dall’infanzia) che non accusano alcun “surriscaldamento” cognitivo.
      Conoscere più lingue è una ginnastica per la mente, rende i fanciulli più svegli, previene l’alzheimer e molte malattie degenerative del sistema nervoso.
      Certe comunità in India e in Africa, hanno una stratificazione di 7-8 lingue che vengono parlate quotidianamente e vengono apprese senza uno studio formale. Anche in Italia, in una regione come la Lombardia, ancora nel XVIII secolo si utilizzavano la bellezza di sei lingue: lombardo, veneto, francese, tedesco, italiano e latino.
      Ne consegue che il multilinguismo è la normalità. Il monolinguismo è una ideologia impostasi dal XIX secolo in avanti. E’ dannosa dal punto di vista cognitivo, porta ad arroccarsi entro lo steccato della propria identità linguistica e comporta la perdita delle lingue minoritarie, e quindi di immensi patrimoni culturali immateriali.

    • Salice triestino says:

      Pienamente d’accordo con Fabio! Su tutto!

  3. Dan says:

    Avete presente il film sul dittatore di Baron Cohen ?
    “positivo” e “negativo” si traducono entrambi con la dicitura “euro” così ce lo mettiamo finalmente in testa che siamo schiavi e nient’altro

  4. Gian says:

    posso tranquillizzare tutti dicendo che Paolo Savona non ha la minima idea di quali siano le politiche linguistiche della comunità europea, che per una volta non sono affatto preoccupanti e dannose come le politiche economiche o stupide come certe corbellerie tipo curriculum europeo.

    Linguisticamente parlando la comunità promuove il plurilinguismo, favorisce l’apprendimento di più lingue e ritiene che oltre alla lingua nazionale e all’inglese sia auspicabile che i cittadini imparino nel corso della vita almeno una terza lingua.

    La comunità non intende scegliere una lingua ufficiale e anzi intende limitare lo strapotere dell’inglese, ritenendo che saper parlare inglese sia importante, ma non basta.

    Infine ha persino un occhio di riguardo per le nostre maderlèngue che riconosce e di cui chiede la tutela, nonostante a roma facciano finta di niente!!!!!

  5. liugi says:

    Non basta usare l’inglese? Tanto già tutti lo parlano.

    • lorenzo S. says:

      Diciamo che è molto richiesto nel mondo del lavoro, che è cosa diversa dal dire che tutti lo parlano.

      Poi c’è sempre il cazzone di turno che crede di sapere l’inglese solo perché ha fatto un corso. Sapre l’inglese vuol dire essere in grado di vedere un film in lingua madre e capire la maggior parte di quello che si dice.

      Quanti sono in grado di farlo?

  6. Bepe says:

    Non sarebbe male, le nostre Lingue Regionali (piemontese, ligure, lombardo, veneto, emiliano-romagnolo, friulano, ladino, etc.) non sarebbero più schiacciate dall’imposizione del toscano.

  7. lorenzo S. says:

    L’Esperanto è una lingua libera, crescitua grazie all’attività dei parlanti, senza alcuna imposizione da parte di un’autorità pubblica, e tale deve restare.

    Invito le persone, anche più scettiche, a studiarlo, almeno nei riudimenti, soprattutto perché è dimostrato che il suo studio facilita l’apprendimento delle altre lingue. A tal riguardo si veda il metodo Paderborn su Wikipedia.

  8. Alberto Pento says:

    Il tedesco è adoperato in Deutschland, in Austria e in Alemagna (Svizzera tedesca) nonchè nel Tirolo italiano, però in tutte queste aree si parla anche la lingua locale che è sempre una variante linguistica di area germanica come sono di area germanica anche le lingue dell’Olanda, del Belgio fiammingo, della Danimarca, della Svezia e della Norvegia e li stessi inglesi della Gran Bretagna e degli USA hanno le loro profonde radici germaniche.
    Una forte influenza linguistica germanica vi è anche in area italica, si pensi che il cognome di Dante Alighieri è germanico.

    • Filippo83 says:

      Aggiungo, che il tedesco é conosciuto (studiato) da grosse fette di popolazione europea, specialmente nell’Europa Centrale: soprattutto verso nord ed est, ma anche nel Benelux, Slovenia, Croazia, e pure nel Triveneto (é quasi indispensabile nei rapporti con le aziende od i turisti germanici). La prospettiva italo-centrica fa, falsamente, ritenere il tedesco una lingua la cui conoscenza inizia al Brennero e finisce a Kiel: al contrario, é la lingua piú parlata d’Europa.

  9. nomenade says:

    se proprio,rinasca il progetto esperantista…

    • Salice triestino says:

      Direi che il cosiddetto esperanto è proprio da rifiutare, tempo perso! Con tante lingue esistenti da poter scegliere, pensiamo ad impararne una veramente parlata! Qualsiasi altra lingua è più utile da sapere, rispetto all’inventato esperanto.

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