“Euro un errore”. Lo dice Fassina. E cerca gli antieuro di sinistra

di REDAZIONEeuro

“La bruciante vicenda greca ha un significato politico generale. La mia sensazione e’ che siamo qui oggi, a causa della capitolazione del governo greco nella drammatica notte dello scorso 12 luglio a Bruxelles. Quella notte, secondo la mia lettura degli eventi, ha segnato un punto di svolta. Si e’ trattato di una logica conseguenza: il tabù dell’irreversibilità dell’euro era stato apertamente violato”.

Lo ha affermato Stefano Fassina alla ‘Festa dell’umanita” nel corso del dibattito che ha tenuto nel fine settimana  insieme con l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, l’ex ministro delle finanze tedesco, Oskar Lafontaine, e l’europarlamentare francese Jean-Luc Melenchon, firmatari del manifesto per un piano B per l’Europa.

Per Fassina “Ci sono due punti da affrontare, il primo: il mercantilismo neo-liberista dettato da Berlino e ivi incentrato e’ insostenibile. La svalutazione del lavoro in alternativa alla svalutazione della valuta nazionale, come via principale per aggiustamenti ‘reali’, comporta una cronica insufficienza di domanda aggregata, disoccupazione persistentemente elevata, deflazione e esplosione dei debiti pubblici. In un tale contesto, al di la’ dei confini dello stato-nazione dominante, l’euro porta ad uno svuotamento della democrazia, trasformando la politica in amministrazione per conto terzi e spettacolo. Non e’ un punto economico ma politico. Il significato di democrazia nel XXI secolo. Esiste un conflitto sempre piu’ evidente tra il rispetto dei Trattati e delle regole fiscali da una parte e i principi di solidarieta’ e democrazia iscritti nelle nostre costituzioni nazionali dall’altra”. Secondo Fassina “la moneta unica di per se stessa non e’ la causa della svalutazione della democrazia ma ne e’ sicuramente un fattore peggiorativo. L’euro, secondo l’ingenuo piano progressista, avrebbe dovuto rappresentare una protezione contro la svalutazione del lavoro e della democrazia, generata dalla globalizzazione economica sregolata. In realta’ l’euro e’ stato realizzato come un mezzo per aiutare la grande impresa ad indebolire i diritti dei lavoratori e a debilitare le istituzioni dello stato sociale”

“Dobbiamo ammetterlo: l’euro è stato un errore. Questa rotta è reversibile? Questo – ha sottolineato Fassina – è il secondo punto. E’ difficile rispondere sì. Sfortunatamente, le necessarie correzioni per rendere l’euro sostenibile appaiono non percorribili per ragioni culturali, storiche e politiche. La strada per completare l’unione politica al fine di “democratizzare” la moneta comune richiede molto più di un’operazione di ingegneria istituzionale calata dall’alto. Richiede un livello di solidarieta’ economica tra i popoli europei che al momento manca”.

“I primi due punti dell’analisi – ha proseguito Fassina – portano ad una verità sconfortante: dobbiamo essere consapevoli che l’euro è stato un errore di prospettiva politica. Dobbiamo ammettere che nella gabbia neo-liberista dell’euro, la sinistra perde la propria funzione storica ed e’ morta come forza impegnata a dare dignità e rilevanza politica al lavoro e ad perseguire l’affermazione della cittadinanza sociale quale veicolo di democrazia effettiva. L’ irrilevanza o la connivenza dei partiti della famiglia socialista europea e’ manifesta. Senza il nostro Piano B, continuare ad invocare, come si sta facendo, gli Stati Uniti d’Europa o una ‘riscrittura pro-lavoro’ dei Trattati è un esercizio virtuale che porta a una continua perdita di credibilità politica. Cosa dovrebbe essere fatto? Siamo ad un crocevia della storia. Da una parte, il sentiero della continuita’ legata all’euro, che e’ accettazione della fine della democrazia delle classi medie e dello stato sociale: un equilibrio precario di sotto-occupazione e rabbia sociale, minacciato da alti rischi di rotture nazionalistiche e xenofobe. Dall’altra, una decisione condivisa, senza atti unilaterali, del nostro Piano B per superare la moneta unica ed il connesso quadro istituzionale, e soprattutto per aggiustare la accountability democratica della politica monetaria: una soluzione reciprocamente benefica, nonostante il percorso difficile ed incerto e Il rischio di conseguenze pesanti almeno nel periodo iniziale”.

Infine Fassina ha concluso : “La strada della continuità è l’opzione esplicita delle “grand coalition” a trazione conservatrice e esecutivi “socialisti” (in Francia ed Italia per esempio). La strada della discontinuità può essere l’unica per tentare di salvare l’unione europea, rivitalizzare le democrazie delle classi medie e invertire il trend della svalutazione del lavoro. Per rendere il Piano B un’opzione possibile ed un effettivo asset negoziale, dobbiamo costruire un’ampia alleanza delle forze progressiste in euro zona e in Ue. Il tempo a disposizione è sempre di meno”.

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1 Commento

  1. renato says:

    E’ tipico dei comunisti: concetti astrusi, un sacco di parole per dire niente di concreto, nessuna decisione o proposta realistica. Come si dice: tanto fumo niente arrosto. Tipico alunno della scuola comunista italiana. Se pensa di avere delle idee traducibili in realtà le tiri fuori senza perdersi in espressioni fumose. Tenga presente ciò che disse un letterato lombardo molto tempo fa: “non c’è concetto, per complesso che esso sia, che non possa essere espresso con semplici (e poche) parole”. Se non sa che pesce pigliare si legga dei testi sul tema, non necessariamente di destra, che abbondano.

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