Referendum sull’Euro: un buon argomento per “arruffapopoli”

di CLAUDIO ROMITI

Sabato 16 febbraio ho partecipato ad Arezzo ad un dibattito promosso da Fare sulle conseguenze di una uscita dell’Italia dall’euro. Ho giudicato molto istruttiva l’iniziativa perchè, a parte alcune interessanti riflessioni del relatore principale – un esperto di economia finanziaria -, ho trovato conferma  circa alcune valutazioni che, soprattutto a partire dalla crisi della moneta unica, sono da tempo indotto a esprimere.

In primis, dopo aver cercato di spiegare all’uditorio presente cosa fosse in sostanza il concetto di moneta cartacea a corso forzoso, mi sto sempre più convincendo che l’idea di una democrazia che pretenda di deliberare su ogni cosa rappresenta una pia quanto pericolosa illusione. Nel merito, preso atto che la maggioranza degli individui usa disinvoltamente i quattrini emessi dalla Bce, al pari della vecchia lira, senza comprenderne i presupposti che li sostengono, mi sembra logico dedurne che la pretesa di sottoporre agli stessi un referendum sull’euro, così come le componenti più populistiche dell’attuale teatrino politico intenderebbero fare, appare del tutto campata per aria. In altri termini, mancano nella massa dei cittadini italiani quelle corrette e decisive informazioni sul valore della moneta cartacea senza le quali è praticamente impossibile formarsi una opinione appena accettabile.

In soldoni, e la cosa chiunque la può verificare facilmente, la gente comune ritiene che la ricchezza finanziaria, dunque i soldi di carta, sia equivalente a quella reale. Al pari di una sorta di pozione miracolosa, ciò porta a ritenere che gli stessi soldi siano in grado di ottenere magicamente ogni cosa. Digiuni dei meccanismi che determinano la creazione di liquidità monetaria, come la stampa di nuove banconote o il sistema Ponzi della cosiddetta riserva frazionaria utilizzata dalle banche, le persone comuni hanno sviluppato la radicata credenza secondo la quale vi sarebbe sempre una esatta corrispondenza tra massa monetaria circolante e quantità di beni e servizi con essa acquistabili. Questo, sempre tradotto in soldoni, significa che maggiore è la quantità di moneta maggiore sarà l’ammontare dei beni e dei servizi da acquistare, come se – per l’appunto – quest’ultimi fossero funzione diretta della medesima moneta.

Partendo da questi assurdi ma diffusi presupposti, qualunque arruffapopoli ha buon gioco nel proporre, ad esempio, l’uscita dall’euro -che per quanto si possa criticare rappresenta pur sempre uno standard ben più serio rispetto alla vecchia liretta fatta in casa- per tornare ad una valuta nazionale. Da questo punto di vista a chi è digiuno delle più elementari nozioni che legano la finanza all’economia non potrà che essere allettato dalla prospettiva, alimentata ad arte dai citati arruffapopoli in servizio attivo permanente, di tornare al vecchio conio, dominato dalla stampa illimitata di ricchezza cartacea, ossia solo fumo e niente arrosto. Ma se gli stessi sprovveduti aderenti al partito trasversale della sovranità monetaria comprendessero con chiarezza che ogni banconota emessa rappresenta un credito per chi la possiede e, conseguentemente, un debito per l’intero sistema economico in cui essa circola forzosamente, allora è molto probabile che costoro rincorrerebbero con le mazze e i forconi chiunque proponga loro una ulteriore forma di indebitamento collettivo targata banchetta d’Italia.

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15 Comments

  1. Federico says:

    Quelli che vorrebbero tornare alla lira per svalutare e quindi per impoverirci tutti (a guadagnarci sarebero gli indebitati: le banche e le imprese esposte con loro) sono davvero fuori strada. Bravo Romiti! Il guaio è che l’analfabetismo, in questo Paese, imperversa… E d’altra parte la gente abbocca alle stupidaggini di Grillo, Berluska e Paolo Barnard… Come se stampare carta moneta ci facesse diventare più ricchi.

    • giancarlo celeste says:

      la quantità di moneta necessaria ad un sistema economico è difficile da stabilire in quanto la massa monetario è data dall’addendo della moneta fisica+ la moneta bancaria x la loro velocità. se questo risultato è troppo vistoso, la quantità di moneta crea inflazione, se è poca crea deflazione e conseguente caduta del pil. mi sembra che se il sistema europa ha perso non so quanti migliaia di mld di euro.a causa della crisi americana del 2008 , per poter ricostruire la giusta quantit° di moneta occorrerebbe aumentare la liquidità e non lasciarla invariata. la mancanza di liquidità del sistema bancario per perdite sui mercati internazionali vuol dire aver praticamente azzerato i mezzi propri e forse avere anche per qualche banca un capitale negativo. gli americani e gli inglesi hanno fatto ricorso alle loro banche centrali e dato i soldi per ricostruire il capitale delle banche ,la nuova moneta aggiuntiva non crea inflazione ,ma stabilisce una giusta liquidità al sistema,questo vuol dire assumere il controllo delle banche . se invece come pretende la germania perchè così sembra sia scritto nei trattati della bce. devono essere gli stati a salvare le banche prelevando i soldi dai cittadini, non si crea liquidità , ma si aggiustano i bilanci delle banche con i soldi dei cittadini. se questa è la bce ,prima si esce meglio è ,se la bce e prima di loro i tedeschi capiscono quello che la loro testa dura non vuole comprendere, allora l’europa intera sprofonderà in una grande recessione alla fine della quale che avrà il denaro si comprerà a prezzi stracciati tutta la economia reale

  2. Andrea Pellis says:

    Un articolo vergognoso che ignora (in buona fede? Ne dubito) il fatto che la maggior parte dei premi nobel per l’economia hanno sempre detto e continuano a dire che il neuro è una aberrazione criminale e che faremmo molto meglio a lasciarlo prima che sia troppo tardi. Per curiosità chi era “l’esperto” di turno, guarda caso a favore del neuro?
    Che vergogna trovare un articolo simile su L’Indipendenza…

    • gianluca says:

      Dovrebbe invece vergognarsi del suo atteggiamento intollerante: contraddica i contenuti anziché prendersela con chi pubblica una cosa…

      • W S. MARCO says:

        Direttore condivido e La apprezzo; l’Euro non è il male – il male è come la merda italica ha interpretato l’euro e successivamente convissuto con lo stesso euro.. Non ha fatto NIENTE per cercare di migliorare i parametri di Maastricht ed in particolare il rapporto debito/pil che anzi è andato continuamente peggiorando con i risultati che ora abbiamo dinanzi agli occhi. E ha sbagliato anche il consesso europeo ad accettarci nell’area euro quando avevamo un rapporto debito/pil già fuori da quelli che erano i parametri fissati e incomparabilmente peggiore di quello delle nazioni più virtuose del nord. E lo stesso è capitato alla Grecia ( della quale ci stiamo preparando a seguire le orme, purtroppo!)

  3. Claudio Romiti says:

    Normalmente sono portato a non rispondere ai commenti a margine dei miei articoli, ma dato il tenore di alcuni di essi mi limiterò ad una laconica notazione. L’impressione, così come ho tentato di spiegare nello scritto, è che un membro di una tribù di cacciatori-raccoglitori del paleolitico possedeva cognizioni economiche più valide rispetto a tanti individui moderni. E’ desolante, ma così stanno le cose.

    • silvano polo says:

      Posso anche capire il Suo sdegno, però, come disse la Regina Elisabetta nel 2009 (in piena crisi) alle massime autorità finanziarie della “city”, Le chiedo “come mai è capitato tutto questo…. ?”. Inoltre, siccome anche Lei (con tutte la Sue conoscenze) fa parte di questa società di “cacciatori-raccoglitori del paleolitico”, com’è che oggi siamo soffocati dai debiti… ?…. come mai le Sue teorie finanziarie (che non ci è dato di conoscere) non sono state applicate, se potevano evitare tutto ciò…. ?

  4. silvano polo says:

    Articolo molto deludente, che non spiega nulla e che – come hanno già scritto alcuni commentatori – non “insegna” nulla …. avrebbe potuto essere l’occasione per rendere il “volgo” un po’ più acculturato, visto che lo si accusa proprio di questo. Mi permetto qualche riflessione; la prima è che per introdurre l’ EURO si sarebbe dovuto chiedere con un referendum al popolo se voleva una nuova moneta; la seconda (ben più seria) con il trattato EMS, in pratica, gli stati possono essere “commissariati” .- dalla UE – con buona pace della tanto osannata “sovranità nazionale” (altro che libertà individuale); infine, il flebile tentativo di spiegare il fenomeno “monetario” con le solite teorie, oramai morte e sepolte, è vuoto e sterile perchè tutte le monete sono divenute “carta straccia” in quanto non più garantite dalle “riserve auree” e i patrimoni nazionali sono irrisori rispetto al montante dei debiti accesi con il “gioco sui derivati”; il totale dei debiti sui derivati mondiali è 3-4 volte il PIL mondiale.
    Questo supertecnico di premier – che ha salvato l’Italia – ha fatto aumentare il debito pubblico di 130 miliardi in quindici mesi oltre ad una manovra da 25 miliardi.
    La verità è che gli interessi si sono mangiati il capitale e le banche, protette e complici del sistema usuraio mondiale della finanza, anzichè finanziare la crescita (e le imprese) si sono lanciate in speculazioni sterili di “prodotti
    finanziari” utili solo a redigere (falsi) bilanci o ad ingrassare (in molti casi) i loro stessi manager. MPS docet !

  5. marco says:

    Potrei dire le stesse cose sulla nuova lira, la nuova lenza…

  6. marco says:

    per Salvatore: potrei dire la stessa cosa sulla nuova lira… una nuova lenza

  7. Alessandro C. says:

    Farci derubare da un sistema a conio italico ,o da un sistema a conio europeo ?? A voi la scelta
    Chiunque difende l’euro sa di essere in malafede !!! Come l’autore di questo articolo .
    Alessandro C.

  8. pippo gigi says:

    Il punto è che il popolo italiano non fa parte dell’Euro, in quanto nessuno ha chiesto la sua opinione. Al massimo Prodi, il firmatario, può dire di farne parte.
    Mi spiego meglio: se un partito ha nel programma l’ingresso nell’Euro e ne spiega ai possibili elettori il costo dell’operazione e gli eventuali vantaggi e vince le elezioni con maggioranza assoluta (51% degli aventi diritto al voto, non dei votanti) allora può firmare il trattato che prevede l’ingresso dell’Italia nell’Euro.
    In tutti gli altri casi occorre un referendum per consultare la popolazione, trattandosi di operazione straordinaria e non ordinaria.
    Non essendosi tenuto alcun referendum sull’argomento ecco perché l’Italia allo stato attuale “non” fa parte dell’Euro.
    Mi pare evidente che si debba porre una pezza alla cosa, fare immediatamente un referendum e ritrattare tutto con l’Europa. Quindi il tasso di cambio all’ingresso, il mancato controllo dei prezzi, la politica agricola ed industriale, quanto l’Italia versa e riceve ogni anno dall’Europa, il costo dei parlamentari europei, ecc.
    Ovvio che se l’Europa non desse risposte soddisfacenti il referendum avrebbe un esito negativo e l’Italia resterebbe fuori dall’Europa.
    Per la moneta nessun problema: il Montenegro senza far parte dell’Euro ne ha adottato la moneta, che ha corso legale, l’Italia potrebbe adottare il franco svizzero, la sterlina inglese, quindi da un giorno all’altro potrebbe abbandonare l’Euro, convertire i conti correnti ed usare, come sta già facendo, la moneta elettronica per evitare problemi iniziali di mancanza di moneta cartacea.
    Tutte le altre considerazioni sono in secondo piano, non ha importanza se ci convenga o meno restare nell’Euro, l’unica considerazione è che non essendo stata consultata la popolazione l’Italia “non ha mai fatto parte dell’Euro”.

  9. muttley says:

    “…mancano nella massa dei cittadini italiani quelle corrette e decisive informazioni sul valore della moneta cartacea senza le quali è praticamente impossibile formarsi una opinione appena accettabile.”

    E’ proprio a questo che serve un referendum: ad aprire un dibbattito con approfondimenti tra comitati pro e contro.

    Questo articolo praticamente dice: dato che la gente è ignorante è meglio che gente illuminata decida per tutti. Ma dove è finita la gente illuminata della Grecia?
    O forse a volte gli interessi di pochi collidono con gli interessi dei molti (che solitamente sono i disgraziati e beceri ignorati che è meglio non interpellare perche si farebbero abbindolare)?

  10. Dan says:

    L’euro ci porterà alla miseria e poi alla guerra.
    Il suo valore commerciale è dato più dalle pratiche di esportazione, come il dollaro, che non dalla qualità e la produzione dei paesi che fanno parte della ue.
    A forza di fare finiremo per scontrarci con le altre superpotenze come gli usa, la russia e forse anche la cina.
    Ci proveremo e perderemo tutto.

  11. salvatore tamburrino says:

    Non sono per niente d’accordo sull’analisi dell’esperto. Si capisce che si tratta di un modo di spiegare l’economia dalla parte di chi detiene la facoltà di manovrare e/o mettere in circolazione nuove quantità di banconote. E’ il ciclo che si conclude dopo l’incetta di ricchezza reale eseguita da chi controlla il denaro. Questo gioco lo abbiamo ormai capito, si mette in circolazione una grande quantità di banconote e si induce le persone a spendere acquistando tutti i tipi di bene, non escluso l’accensione di muti per acquisti di beni immobili, la lenza è stata lanciata! Dopo un buon ventennio, iniziano a tirare su la lenza, chiudono i rubinetti gettando panico finanziario tra i popoli che non riescono a pagare mutui e altro. In sostanza, ti hanno dato dei bit al computer, e si prendono beni reali come le case e le auto and so on!!!
    Vergogna! Noi perdiamo la sovranità monetaria di emettere moneta. L’euro non è altro che il marco tedesco vestito da euro.Non potremmo mai competere, consci di attraversare periodi diffici, ma, ce la potremo fare.No all’euro.

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