L’€uro, ovvero il fallimento del costruttivismo istituzionale e politico

di NATHALIE JANSON*

Malgrado la soddisfazione generale generata dall’annuncio di Mario Draghi, che ha confermato l’intervento illimitato della BCE sul mercato secondario del debito sovrano, la crisi che l’euro sta attraversando da due anni è una prova ulteriore, semmai ve ne fosse bisogno, del costruttivismo monetario. Infatti, l’euro è il prodotto vero e proprio di una volontà politica che va contro le leggi economiche.

Come avevano giustamente rilevato molti economisti come Robert Mundell, che di aree valutarie ottime si intendeva, l’Unione Europea è lungi dal rappresentare un esempio di questo tipo. Ma ricordiamoci cos’è un’area monetaria ottima. Un’area monetaria ottima è un’area economica integrata sul piano commerciale, nell’ambito della quale è razionale per i paesi che ne fanno parte adottare una moneta unica invece di utilizzare le proprie monete nazionali. Ma l’integrazione commerciale non basta per potersi qualificare come un’area monetaria ottima. E infatti, quando alcuni paesi decidono di utilizzare la stessa moneta, si trovano di fatto ad avere la stessa politica monetaria. Ciò ha implicazioni importanti per la politica economica dei paesi che condividono una moneta unica.

Se i vantaggi di avere siffatta moneta sono evidenti, in termini di riduzione dei costi di transazione e di eliminazione del tasso di cambio e di tutte quelle incertezze che pesano sul suo andamento futuro, altrettanto non si può dire dei vincoli che tale situazione comporta. Se tutti i paesi dell’area monetaria ottima avessero cicli economici coerenti e cicli di sviluppo paragonabili, non vi sarebbe alcun problema in quanto le politiche monetarie adottate dai singoli paesi corrisponderebbero alla politica monetaria condotta dalla banca centrale unica a livello globale. Senonché, dal momento che i paesi che compongono l’area monetaria ottima presentano delle differenze in termini di sviluppo e di ciclo, per essere efficace la politica monetaria deve contare su meccanismi di aggiustamento interni all’area e, in particolare, sulla flessibilità dei prezzi e del mercato del lavoro. Infatti, se un paese si trova in una situazione di recessione mentre gli altri si trovano in espansione, la politica monetaria unica porta il paese in recessione all’abbassamento dei prezzi e, quindi, all’aumento della disoccupazione.

La riduzione dei prezzi dovrebbe sollecitare un aumento della domanda di beni e servizi prodotti nel paese. D’altra parte, l’aumento della disoccupazione dovrebbe condurre alla riduzione dei salari reali e all’emigrazione della mano d’opera locale verso i paesi, appartenenti alla stessa area monetaria, in espansione. Ma se prendiamo il caso dell’Euro, è chiaro nei paesi membri questo processo di aggiustamento non è possibile, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro ; questo non solo perché i paesi che fanno parte dell’area hanno radici culturali molto diverse  – anche solo per le diversità linguistiche – (contrariamente agli Stati Uniti, volendo ricorrere a tale paragone) ma anche perché il mercato del lavoro nei singoli paesi della zona euro è rigido. Questi sono gli aspetti di debolezza che avevano lasciato perplessi gli euroscettici!

All’epoca queste argomentazioni non erano state prese in considerazione dagli artefici del progetto, che avevano accusato quanti la pensavano diversamente di essere degli uccelli del malaugurio, che non tenevano nella giusta considerazione la determinazione dei paesi partecipanti e la capacità di adattamento dei paesi meno sviluppati della zona monetaria. Ci sono voluti 10 anni perchè le falle nell’euro provocassero una crisi può importante! La politica non ha potuto prevalere sull’economia : non c’è da stupirsi…

*Tratto da Liber@mente n. 5/2012

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One Comment

  1. Culitto Salvatore says:

    federalismo autonomia…ma vuoi vedere che alla fine per far funzionare qualcosa (in questo caso l’euro) occorre un forte potere centrale? ci avviamo verso un europa federale…un male immenso perchè servirebbe un governo centrale europeo che prenda le decisioni comuni più importanti che dia le linee guida per le varie legislature, l’euro è solo una moneta e non è la causa di nessun male ne il portatore di alcun beneficio, è (o almeno dovrebbe essere) solo un passo verso un unificazione (possibilmente di tipo federale viste le differenze socio-culturali) di una marasma di nazioni che si “scannano” tra loro per aver vantaggi, l’europa dovrebbe puntare ad un federalismo come quello degli USA, stati autonomi che rispondono ad un governo centrale, ma può esserci in europa u governo centrale? quello che può diventare l’europa è un associazione commerciale e niente di più e l’euro non può che esser altro che lo strumento di chi è più forte per assoggettare il più debole

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