STABILITA’ E CRESCITA, LE PANZANE DEGLI ITALIANISTI

di MATTEO CORSINI

“L’euro è importantissimo per l’Italia. L’Europa, però, doveva fondarsi su due elementi, la stabilità e la crescita. Sul primo si è insistito in modo ossessivo, per via delle pressioni tedesche. Il secondo non è stato sviluppato come si doveva.” (R. Napoletano)

Intervenendo a un dibattito tenutosi in occasione della presentazione di un libro sull’euro scritto da Giorgio La Malfa, Roberto Napoletano, direttore del Sole 24 Ore, ha parlato così a proposito della moneta unica.

Secondo Napoletano, dunque, il problema sarebbe l’ossessione per la stabilità e la sostanziale noncuranza per la crescita. In effetti, il patto voluto nel 1997 dall’allora ministro delle finanze tedesco Theo Waigel per evitare che i paesi meno disciplinati fiscalmente continuassero a fare gli spendaccioni anche dopo l’introduzione dell’euro, fu chiamato “Patto di stabilità e crescita”. Sta di fatto che l’attenzione fu rivolta fin da subito ai due parametri su deficit (che non doveva superare il 3 per cento del Pil) e debito pubblico (con il limite posto al 60 per cento del Pil). Personalmente credo che non avrebbe potuto essere altrimenti.

Mentre un governo può porre in essere manovre per mantenere o riportare i conti pubblici in ordine – e sarebbe preferibile se lo facesse con la minor spesa pubblica possibile, perché solo così potrebbe contenere la pressione fiscale – dal punto di vista della crescita credo possa al più evitare di ostacolarla. In altri termini, non dovrebbe “fare qualcosa” per la crescita, come costruire opere pubbliche finanziate in deficit o incentivare questo o quel settore; bensì dovrebbe “non fare”, ossia evitare di usare la legge per distorcere funzionamento del mercato. Un concetto purtroppo poco condiviso in Europa in generale e in Italia in particolare. E i conti pubblici in disordine dipendono anche da quello, oltre che da un modello di stato sociale inefficiente e tendente a creare parassitismo diffuso.

Credo, tra l’altro, che di tutta l’ossessione per la stabilità a cui si riferisce Napoletano vi sia traccia solo in tempi recenti. Non mi pare, infatti, che il decennio precedente la crisi sia stata vissuto in Europa all’insegna dell’austerità fiscale, in alcuni momenti nella stessa Germania. Sempre che le definizioni di “ossessione” e di “stabilità” che riportano i dizionari non siano errati.

 

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2 Comments

  1. renato says:

    L’ enorme recessione che la zona euro sta soffrendo mostra le grandi lacune esistenti su tale area monetaria, come conseguenza del modo in cui è stata concepita e creata.
    Non si può istituire un’unità monetaria senza una governance economica e fiscale.

    Queste carenze hanno trasformato l’Eurozona in un’entità che sarebbe stata paragonabile agli Usa, con la loro moneta comune, il dollaro, ma non esisteva un governo centrale che, tra le altre funzioni, avesse la responsabilità di redistribuire le risorse del Paese al fine di alleviare le grandi disuguaglianze tra i propri stati, a causa dell’enorme squilibrio che creano i mercati finanziari.

    L’accumulo enorme di capitali in Germania (dovuto, in parte, al calo del reddito del lavoro in quel paese, come documento nel mio articolo “Il problema della zona euro non è in periferia, ma al centro: Germania” [“El problema de la Eurozona no está en la periferia, sino en el centro: Alemania”. Sistema Digital. 09.03.12] ) che, scegliendo di esportare, ha permesso la comparsa di bolle immobiliari (tra le altre bolle) nei paesi periferici dell’eurozona, inclusa la Spagna. Ma oltre a creare bolle speculative, il trasferimento di fondi dal centro alla periferia ha sconvolto l’equilibrio dei pagamenti dei paesi in via di sviluppo, contribuendo alla crescita delle disuguaglianze tra paesi centrali e periferici. Inoltre, le politiche promosse dalla cancelliera Merkel e realizzate dal governo Rajoy, che enfatizzano l’austerità della spesa pubblica sociale e la diminuzione dei salari come mezzo per superare la crisi, non solo peggiorano l’attuale recessione, ma aumentano le disuguaglianze tra il centro e la periferia. L’evidenza di ciò è lampante.

    Qual è l’alternativa?

    La soluzione è facilmente visibile nell’altra zona monetaria esistente nel mondo, l’area del dollaro statunitense. Qui il governo federale interviene per ridistribuire le risorse tra gli Stati. E questa redistribuzione che trasferisce i fondi federali dagli Stati più ricchi agli Stati più poveri è molto importante, di gran lunga superiore a quella della zona euro (dove non c’è una struttura federale) e anche superiore a quella esistente all’interno dello Stato spagnolo.

    Così, per ogni dollaro che il New Mexico fornisce al governo federale, questo gli trasferisce 2.03$. Lo stesso accade nel resto degli Stati più poveri. Per ogni dollaro che apporta al governo federale, il Mississippi riceve $ 2.02, la Louisiana 1,78 $, West Virginia 1,76 $, North Dakota 1,68 $, Kentucky e Virginia 1,51 $ e Montana 1,47$.

    Al contrario, gli Stati più ricchi ricevono dal governo meno di quanto contribuiscono. Per ogni dollaro che New York paga al governo federale riceve 79 centesimi. Abbastanza simile alla California 0,78 dollari, 0,81 dollari Colorado, Connecticut $ 0,69, $ 0,61 New Jersey, Nevada $ 0,65, e così un gran numero di Stati. Inoltre, il Federal Reserve Board (Fed) ha lo scopo non solo di controllare l’inflazione, ma anche stimolare l’economia e la crescita economica, che spiega come l’economia americana si stia riprendendo molto più velocemente che in Europa. Infatti, il governo federale rappresenta il 19% del PIL, mentre il governo europeo, la Commissione europea, dispone di un bilancio che rappresenta solo il 1,23% del PIL della zona euro.

    Questi fattori contribuiscono al fatto che il divario occupazionale tra i paesi è molto più basso negli Stati Uniti (Nevada 12,7%, il più basso Nord Dakota 3,2%) rispetto alla zona euro (nel febbraio 2012, la Spagna 22,9%,Olanda 4,9%).

    Il governo federale degli Stati Uniti stimola la crescita economica e la creazione di posti di lavoro attraverso interventi pubblici che vanno dalle politiche della Banca Centrale (il Federal Reserve Board) alle politiche redistributive, che favoriscono la domanda aggregata che stimola l’economia. Nessuna di queste politiche esiste nella zona euro. Da qui lo stallo. E ci sono dati che lo mostrano chiaramente. Ignorare questi dati e sottolineare le politiche di austerità è un grave errore.

    Due note finali. La prima è che questa situazione negli Stati Uniti si basa, in parte, su una maggiore mobilità territoriale, in particolare del lavoro, correlata al fatto che negli Stati Uniti la percentuale di persone che vivono in affitto è molto più alta rispetto ai paesi della zona euro. E’ incoerente che il Partito Popolare incoraggi la proprietà della casa e allo stesso tempo richieda maggiore flessibilità, che include la flessibilità territoriale.

    Le politiche adottate dal governo Rajoy favoriscono la proprietà della casa, e oltre a sottrarre risorse a tale settore (che originò la crisi speculativa), impoverendo altri settori più necessari e produttivi, contribuiscono alla rigidità del mercato del lavoro, quindi una delle cause di scarsa mobilità della popolazione da un territorio all’altro in Spagna è una eccessiva percentuale della popolazione che vive in case di proprietà (anche se a debito), piuttosto che in affitto. È un altro esempio della negatività dei suoi discorsi pubblici.

    L’altra osservazione è che il maggior atto redistributivo esistente nell’Unione Europea lo realizza la Banca Centrale Europea, la quale, diretta dal Sr. Mario Draghi, ha trasferito ingenti somme di denaro alle banche europee per aiutarle.

    Dovete capire che l’espressione “aiutare la Grecia o il tuo stato” vuol dire aiutare le banche. Di ogni euro riportato con questo argomento, solo 19 centesimi vanno ad aiutare il governo greco. Il resto va alle banche. La redistribuzione è molto regressiva. E l’ammontare è enorme. La chiamata di aiuto da parte degli Stati è minuscola in confronto. E qui sta una parte del problema.
    IO LA VEDO COSI’ :CIOE’ GLI STATI RICCHI RICEVONO DAL GOVERNO MENO SOLDI DEGLI STATI POVERI ,IN PIU’ E ‘ LA FEDERAL RESERVE RENDE A DISTRIBUIRE NEGLI INTERVENTI PUBBLICI DENARO PER LA PRODUTTIVITA’ CREANDO POSTI DI LAVORO E NON AIUTARE SOLO E IN DOVERE LE BANCHE E BASTA .LE BANCHE SONO UN SUPPORTO DELLA PRODUTTIVITA’ E NON IL CONTRARIO .

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