Euro: Cipro sarà buttata fuori, mentre il Portogallo vuole andarsene

di CHRIS WILTON

Cucù, i soldi nelle banche di Cipro non ci sono più. Ricordate i controlli sui capitali imposti dalla Banca centrale di Nicosia, ancora oggi in vigore dopo due mesi, dopo il furto con destrezza dai conti correnti per salvare le banche del Paese? Non sono serviti a nulla! Lo dimostra questo grafico, basato su dati resi noti proprio oggi dalla Banca centrale di Cipro. Nel mese di marzo sono spariti dai conti degli istituti ciprioti 3,8 miliardi di euro, mentre in aprile siamo a quota 6,4 miliardi, 10% per cento dell’intera base del deposito bancario in un solo mese. E cosa ci dice chiaramente ancora quel grafico, basandoci sui colori: i cittadini ciprioti hanno fatto sparire 3 miliardi di euro, i depositari europei (leggi francesi e tedeschi) circa 300 milioni e quelli non residenti nell’eurozona, ovvero gli oligarchi russi che la Merkel pensava di aver fregato, qualcosa come 3,1 miliardi di euro, in un botto il 16% del totale del denaro russo sull’Isola. Quindi, o Cipro mette in campo dei controlli che funzionino davvero o a questo ritmo in meno di un anno l’intera base di deposito delle sue banche sarà prosiciugata. Quindi, fallimenti o nuovi salvataggi. E con quali soldi, se l’Ue già al primo giro ha imposto i prelievi forzosi per non pagare l’intero ammontare? Certo, con i depositi a quasi zero, nemmeno un prelievo del 100% salverà Cipro dal default totale e dall’uscita dall’eurozona.

Forse ora trova una risposta la notizia che vi ho dato ieri, ovvero il quarto mese di fila di acquisti di oro da parte della Banca centrale greca (con soldi Ue, straordinario!): visto che già la Bce ha imposto a Cipro di vendere riserve auree per 400 milioni per ripagare gli interessi sui finanziamenti d’emergenza ELA, Atene potrebbe cercare di andare in soccorso dell’Isola protetta e garantirle ancora qualche mese di vita nell’eurozona. Anche perché, se uscirà dalla moneta unica, temo che Nicosia finirà sotto influenza russa (magari gli oligarchi sono stati facilitati nello svuotare i loro depositi, in cambio di garanzie da Mosca sul futuro), vista anche la tensione che sta aumentando nel Mediterraneo a causa della vicenda siriana, con la flotta ex-sovietica che ha attraversato il canale di Suez per la prima volta da decennia due settimane fa.

Insomma, Cipro rischia di essere espulsa dall’eurozona nel modo peggiore. Qualcuno, invece, comincia a ragionare sul fatto che questo epilogo possa convenirle. Mi dice infatti Gianluca Marchi che in base alle ultime rilevazioni, in Italia i tre libri più venduti sono “Inferno” di Dan Brown, “ZeroZeroZero” di Roberto Saviano e “Il bambino segreto” di Camila Lackberg. Bene, non conosco i titoli del secondo e terzo libro in classifica in Portogallo ma conosco quello del primo: “Perché dobbiamo uscire dall’euro”, scritto dal professor Joao Ferreira do Amaral, docente all’Instituto Superior de Economia e Gestao (ISEG). A volte, indicatori simili valgono più di mille rilevazioni demoscopiche o manifestazioni di piazza: i portoghesi non ne possono più di questa Europa. E il professore iconoclasta può annoverare tra i suoi fans più accaniti il capo della Suprema Corte lusitana, Luis Antonio Noronha Nascimento ma anche il segretario generale del Partito comunista portoghese, Jeronimo de Suosa, il quale ha chiesto l’indizione di un referendum su euro ed Europa, visto <il carattere non riformabile dell’Ue, dirottata da un direttorio di poteri dominanti che hanno portato alla morte della sovranità portoghese>.

Insomma, lettori ed estimatori bipartisan. Nel libro si arriva a paragonare l’Ue alla dominazione spagnola inziata con la resa del 1581 a Filippo II, visto che <nel 1992 il Portogallo si è messo ai piedi di una Commissione Europea che parlava sempre e maggiormente tedesco e rispondeva solo alle richieste di Berlino. Non c’è mai stato un referendum, i cittadini non sono stati consultati. Le elites portoghesi, le quali pensavano di beneficiare dei fondi strutturali europei, hanno così rinunciato alla nostra moneta e sovranità. Il resto è storia>. E c’è da dire che il professor Joao Ferreira do Amaral non è il classico saltatore sul carro degli euroscettici, anzi. Fin dagli anni Novanta mise in guardia dal fatto che l’euro sarebbe salito fino a 1,50-1,60 sul dollaro, portando con sé la devastazione finale dell’industria manifatturiera lusitana. E i numeri di Lisbona parlano chiaro. Il debito combinato privato e pubblico (non finanziario) ha un ratio del 370% sul PIl, il più alto al mondo dopo il Giappone, peccato che Tokyo sia la capitale di uno Stato ancora sovrano e con la sua valuta, nonostante i disastri che sta compiendo la Bank of Japan in quetsi mesi. L’economia di Lisbona si sta contraendo del 3-4% l’anno e continua a mancare i suoi obiettivi di deficit, tanto che oggi l’Unione Europea le ha accordato fino al 2015 per rientrare nel parametro del 3%. Qualcuno pensa che la situazione possa avere una svolta irlandese, ovvero tornare alla crescita grazie all’export, nonostante la contrazione della domanda interna e del Pil: peccato che l’export pesi per il 105% del Pil irlandese e solo del 30% di quello lusitano. Inoltre, il tasso di disoccupazione è attorno al 19%, con quello giovanile già al 39%: restare in un’Unione con una moneta sopravvalutata nel cambio di interesse non può che peggiorare le cose per il Portogallo, un Paese che aveva una posizione di investimento internazionale addirittura in surplus all’inizio degli anni Novanta e ora sconta un deficit pari al 100% del Pil. Riuscirà la propaganda europeista a silenziare il dibattito sul totem euro ed Europa? Il fatto che ieri il Wall Street Journal abbia dedicato un bell’articolo al libro del professor Joao Ferreira do Amaral, potrebbe farci propendere per una svolta iconoclasta e l’apertura finalmente di un serio e franco confronto sull’argomento. Ma temo che la paura, ancora una volta, sarà l’unico Dio cui gli europei vorranno votarsi. E la macchina della disinformazione di regime li accontenterà, liberando fantasmi e spettri in grande quantità sulla grande stampa. Ora capisco perché il libro più venduto in Italia è “Inferno”… Attenti, la bomba comincia a ticchettare e il tempo sul timer sta scadendo.

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4 Comments

  1. Emilia2 says:

    “Temo che Nicosia finira’ sotto l’influenza russa”. Meglio l’influenza russa della dominazione Europea (per i Ciprioti e anche per noi)

  2. Dan says:

    “Ora capisco perché il libro più venduto in Italia è “Inferno”…”

    Naaa. La ragione è molto più semplice: non è ancora uscito il nuovo volume sulle barzellette di Totti

    • Albert1 says:

      E ci manca ancora! Pensa la soddisfazione, tra qualche anno, dei lettori di cotanto barzellettiere: potranno dire di aver scoperto, per primi, nell’indifferenza generale, la vivace prosa del… futuro Presidente della Camera! 😉

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