PER USCIRE DAL PANTANO SERVE UN PROGETTO ALTERNATIVO

di EUGENIO FRACASSETTI

Nella realtà sociale e politica in cui ci troviamo a vivere in questi anni appare importante, direi fondamentale, il concedere spazio agli intellettuali ed alla “cultura” che essi producono, affinché questa cultura – continuamente affinata dal confronto delle idee (ma, ad un certo punto, definitivamente acquisita come “valore” collettivo di riferimento) possa essere usata come fondamento del pensiero comune, come vessillo per i militanti dell’esercito che chiede “la riforma”… l’lndipendenza! Per questo appare importante al fine di raggiungere, finalmente!, un qualche risultato tangibile dopo 151 anni di regime italico, il riconoscere e l’affidarsi fiduciosi ad un qualcuno – ad un maitre a penser, dicono i francesi – che detti la ragione dei valori per cui lottare e la strategia da adottare per perseguire l’obiettivo. Data l’impossibilità di utilizzare i comuni mass media oggi presenti, si ritiene che questa testata “virtuale”, dotata di un nome così importante ed esplicito, possa essere considerata, finalmente, uno strumento adeguato a questo fine.

Così come la scienza moderna, nata con Galileo Galilei ed acquisita come “valore” a partire dal Naturalismo e dall’Empirismo inglese e dall’Illuminismo francese, ha in questa ultimi secoli nel bene o nel male espresso tutte le sue potenzialità dell’ambito del mondo civile, così la scienza politica moderna che guida le società dei popoli nell’ambito delle democrazie rappresentative parlamentari é stata in tutto il mondo, a partire dalla civiltà occidentale, assunta come fondamento e base di riferimento della democraticità delle istruzioni e delle libertà individuali degli uomini, per vivere e per operare.

Quando, per necessità o per svago, si acquista oggi un prodotto della tecnologia moderna (un televisore, un’automobile, un apparecchio video-fotografico, ecc.), e si esamina da vicino questo “gioiello” scientifico, ci si è mai chiesti il perché ci siano voluti due millenni dell’era moderna per riuscire a raggiungere un tale risultato? Noi ce lo siamo chiesti, e ci siamo risposti, molto semplicemente, che è stato necessario tutto questo tempo per poter arrivare a fare un’analisi approfondita delle caratteristiche chimiche e fisiche della materia che ci circonda, e che solo dopo questa analisi scientifica si è potuto organizzare i vari elementi e le varie conoscenze per produrre cose utili, inconcepibili fino a qualche decennio fa. Quindi, se sono stati necessari tutti questi secoli per comprendere la natura, ciò significa, evidentemente, che questa natura non è facilmente indagabile, e che il singolo individuo, con la sua semplice intelligenza, senza il possesso – e la capacità all’utilizzo – di elaborati strumenti di ricerca (l’analisi matematica, il laboratorio chimico, la strumentazione fisica, il computer evoluto dell’ultima generazione, ecc.) non avrebbe nessuna possibilità – nemmeno oggi – di arrivare a questi risultati.

È stato fatto questo esempio per capire, e per far capire, che non solo l’essenza della natura non è facilmente comprensibile dal soggetto comune non particolarmente attrezzato, ma che la stessa considerazione vale, oltre che per la natura, anche per la scienza che presiede l’organizzazione socio-politica dello Stato. Altrimenti – anche qui! – non sarebbero stati necessari i 1776 anni per arrivare alla Costituzione americana che sancisce i Diritti Naturali individuali e inalienabili dell’uomo, né i 1789 anni per arrivare alla Rivoluzione Francese che, lo si voglia o non lo si voglia riconoscere, rimangono eventi che a tutt’oggi rappresentano il riferimento storico e valoriale di tutte le istituzioni borghesi e democratiche presenti nel nostro mondo civile. Esclusa – a nostro parere – l’Italia… e ne spiegheremo successivamente il perché!

Senza queste pietre miliari nello sviluppo politico delle nazioni, e dopo i traumi spaventosi e cruenti della prima metà del XX secolo, sul piano teorico e su quello pratico noi saremmo ancor oggi sottomessi a spietati regimi assolutistici e coloniali che non avrebbero alcun riguardo per i Diritti Civili e per l’applicazione rigorosa del Principio di Nazionalità ai Popoli ed alle Nazioni. Noi saremmo ancor oggi alla mercé dell’accanimento soggettivo dei potenti (proveniente dall’ottusa interpretazione della volontà di divina), nei confronti del popolo inerme, potere che usava in quel tempo, a piene mani, l’orribile strumento della “santa” Inquisizione per imporre le volontà del potere assoluto. Saremmo ancor oggi – altro che uomini “liberi”! – soggetti al rigido assolutismo di re, imperatori e papi che interpretavano, con piena discrezionalità e con la massima crudeltà, la “loro” giustizia di ispirazione divina!

Non siamo qui per fare propaganda laicista fine a se stessa contro l’istituzione religiosa moderna – e se questa può essere un’interpretazione del nostro pensiero, ce ne scusiamo con tutte quelle persone che, come noi, in buona fede ed in piena legittimità credono in Dio – ma siamo qui per prendere in considerazione la storia così come si è svolta, cercando di evitare ogni genere di interpretazione, eliminando ogni possibile censura per poterla utilizzare secondo la più nobile delle cause, quella di adottarla come magistrae vite. Purché la verità storica trapeli! Del resto, nessuno oggi, crediamo, oserebbe negare la libertà religiosa nella società civile: altra cosa è il considerare a fondo, per tutti i negativi risvolti istituzionali che questo ha comportato in passato e per quello che ancor oggi comporta, il “potere” clericale: sia che questo secondo potere viva in perenne contrasto con il “primo” e legittimo potere, e cioè quello politico emergente dalle libere elezioni, sia, soprattutto, che questi due poteri viaggino in piena armonia fra di loro. Non per niente le due fondamentali rivoluzioni precedentemente ricordate raccomandavano la separazione dell’Istituzione civile da quella religiosa, in una parola, la “laicità” dello Stato, dato che lo Stato ha la finalità di amministrare le cose di questo mondo, non dell’altro…

Pensiamo, a questo proposito, a quanto positiva sarebbe oggi, in termini di pacificazione sociale, l’applicazione di questo principio a quei Paesi (nord e centro Africa, Medio ed Estremo Oriente, ecc.) che adottano la Sharia (i dettami del Corano) quale guida politica per i loro governi… con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti!

Quindi, per semplificare, diremo che, malgrado la società civile moderna non possa essere considerate un “paradiso terrestre” (ma nemmeno “un inferno”, parafrasando una celebre canzone di Adamò di qualche anno fa), ciò nonostante queste comunità umane, e specificamente le loro regole democratiche, vanno considerate come il frutto, come una conquista, come una vittoria dopo precedenti dolorose, tragiche vicende di repressioni, di guerre, di rivoluzioni e di sublimi eroismi, che proprio in virtù di questo, sono riuscite, generalmente, ad affermare “valori” apodittici fondamentali di cui oggi, onestamente, tanti cittadini di queste civiltà riformate ne godono i benefici.

Perché allora, in questo tipo di società liberal-democratica – facendo riferimento specifico all’Italia moderna – c’è la necessità di avere a disposizione una “cultura” aggiornata e l’opera di veri maitres a panser? La necessità deriva dal fatto che, così come la natura che ci circonda non è facilmente indagabile dall’uomo comune senza gli strumenti sopra esposti, ma necessita del lavoro dello scienziato per essere compresa in un modo scientificamente obiettivo, così la società civile moderna, soprattutto quella italiana, necessita di una intelligenza superiore e di una buona dose di onestà intellettuale per la sua comprensione. Il fatto è che il cittadino comune, bombardato suo malgrado da ogni direzione dai mass media di regime (che, è vero, criticano “aspramente” il sistema, ma godono fino in fondo di benefici e di privilegi!), è sospinto – come un gregge di montoni in viaggio verso la tosatura o il macello – verso una ben precisa e prestabilita direzione secondo cui, ad una visione superficiale delle cose, non esistono alternative possibili (pensiamo alle periodiche “stangate” fiscali, pensiamo alle possibili ipotesi alternative per uscire dalle ricorrenti “crisi” politiche, ecc.) se non quelle dettate dal buon senso comune. Così come la natura – dicevamo – era fino a qualche secolo fa sostanzialmente inindagabile perché il potere di allora non avrebbe mai permesso una modifica dello statu quo, così oggi il sistema politico italiano appare sostanzialmente inindagabile ed immodificabile (secondo la cultura di “regime”) ed il popolo, pur democraticamente diviso nei giudizi, approva però – come il gregge dei montoni – la progressiva decadenza dei suoi livelli di libertà, la progressiva decadenza della propria qualità della vita.

L’uscita da questo “cul de sac”, allora, non può essere che guidata da un progetto alternativo (ma, sia chiaro, ci vuole un progetto vero e proprio, nero su bianco, non chiacchiere da talk-show!), un progetto studiato da un vero “progettista”, che tenga conto, non tanto non solo delle forze avverse a questo progetto, ma anche delle linee filosofiche che hanno guidato fino a qui l’uomo moderno nella sua ansia di progresso; c’é bisogno cioè, di tutta la cultura storica precedente e di una ben precisa strategia di “uscita”, tenendo soprattutto conto di tutte quelle forze – ben presenti in Europa – che detestano la condizione di “fascismo” (da “fascio”) istituzionale in cui vive – senza forse neppure rendersene ben conto – il popolo italiano. Peraltro già ci sono – ci sono sempre stati – gli “intellettuali”, che giornalmente pontificano sul come uscire dalla “crisi”: questi sono i “professionisti” del pensiero economico, sono i professori universitari che esprimono la loro scienza negli editoriali dei giornali, sono i politici di professione… sono gli anonimi consulenti del Presidente! Del resto la storia ci ha ben insegnato quanto importanti siano state le “colonne di piombo” della stampa di regime per incanalare – per esempio negli anni precedenti la Prima Guerra mondiale – i montoni di Francia, di Italia e di altri Paesi “democratici” verso l’inevitabile macello… utilizzando le pesanti e documentate sovvenzioni date allora dai governi e dalla Russia zarista a questa stampa di regime! Certo, ma é proprio perché esistono questi “intellettuali” di sistema a cui il popolo ingenuamente affida la propria mente, che sarà necessaria la presenza di altri e “diversi” intellettuali capaci di equilibrare la dinamica del pensiero collettivo e portarla verso la verità. Non è un caso che oggi la “cultura” e i “gli uomini di cultura” siano considerati razze in estinzione. Oggi, invece, chi ha qualcosa da dire è bene che si faccia avanti e che sia sostenuto in tutta lealtà da chi ha poteri e strumenti da concedergli, perché gli sia permesso di esprimersi .

Secondo questa impostazione delle cose, così come le abbiamo fin qui espresse, sembra che noi -scrittori “alternativi” – si sostenga chissà quale sovversione, chissà quale rivoluzione violenta, chissà quale nuovo regime dittatoriale! Certo, se guardiamo come nostro riferimento alla Costituzione germanica, alla Costituzione francese, alla Costituzione della Svizzera, a quelle degli Stati Uniti d’America, a quella del Brasile, dell’Estonia, della Cechia, ecc., certo che dobbiamo essere considerati dei pericolosi sovversivi, gente che merita il carcere duro o addirittura la pena di morte! E’ certo allora che, pur con questo rischio, noi dovremmo trovarci degli strumenti di comunicazione “alternativi” – come questo che da qualche giorno utilizziamo – per poter soffiare sul fuoco della sovversione… certo! Ma questa “sovversione” – se realizzata – rappresenterebbe un enorme passo in avanti sul piano della trasparenza economica e dei bilanci (non tanto e non solo dello Stato, ma dei Popoli e delle Nazionalità storiche che hanno radici qui, in questo territorio). Rappresenterebbe un’enorme passo in avanti, dopo 151 anni di regime italico, per uscire da una mentalità nel suo insieme mafiosa, comunista e fascista, un’enorme passo in avanti per avviarci finalmente verso la democrazia liberale, verso la competitività internazionale delle nostre produzioni industriali, verso la certezza dell’equilibrio dei bilanci… verso la rappacificazione degli spiriti!

 

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