INDIPENDENTISTI SI’, SUPERANDO I PARTITI ED ANCHE I PRIVILEGI

di JOSEPH PORTA

La nascita di nuovi movimenti indipendentisti, autonomisti o semplicemente civici spesso è caratterizzata da litigiosità, lotte fratricide che alla fine non fanno che favorire i mantenitori dello “status quo” del quadro politico. Per cercare di superare questo problema, che sembra una costante, e per non generari nuovi “mostri della Casta” (modello Lega Nord tanto per intenderci) forse bisogna analizzarne le cause e combatterle alla radice. Tra queste, individuo il deleterio “effetto stupefacente” che finanziamenti pubblici ed il miraggio di, oggi poche, ma ben remunerate cariche in un consiglio regionale o nel Senato della Repubblica possono causare. Come ovviare a tutto questo?

Movimenti che vogliono segnare una rottura sia della forma partito tradizionale, che del cambiamento del quadro democratico avviando riforme profonde devono immaginarsi, creare, sperimentare (anche a rischio di sbagliare) nuove formule e soprattutto saper rinunciare alla “droga del finanziamento pubblico” e dei privilegi. Immaginarsi, come cittadini che solo temporaneamente saranno al servizio di altri cittadini, non come i novelli Bossi che forse hanno trovato da fare qualcosa nella vita, a spese dei cittadini. Cosa fare quindi ? Butto lì alcune idee.

a) ANDARE OLTRE LA FORMA PARTITO -Nell’epoca di internet, della rete, dove l’intelligenza individuale è in connessione se ne è capace e ne ha voglia con potenzialmente l’universo mondo, è arcaico pensare a forme partito con segretari, segreterie, sedi. Finalmente si può arrivare ad un rapporto diretto del cittadino, eletto nelle istituzioni con gli altri cittadini, i suoi elettori. L’eletto risponde ad un programma con il quale si è presentato sul territorio (Comune, Regione etc.) ed ai cittadini. Senza intermediazioni “terze” di una minoranza, quali sono i “segretari di partito” di “sezione etc”. Importante sottolineare, come con la Rete la coerenza di comportamenti e la condivisione delle proprie azioni diventi un valore aggiunto. Internet ha memoria, ben più di un foglio di carta che il giorno dopo diventa materiale da riciclo o di un servizio radio o tv che vola nella memoria. Con internet quello che si promette, dice, fa rimane e può esservi sbattuto in faccia in qualsiasi momento in caso di promesse disattese. Con internet si possono organizzare votazioni online tra utenti registrati, gli eletti possono chiedere ai cittadini come comportarsi in sede di voto su alcune proposte. Altro che il segretario di sezione!

b) NO AL FINANZIAMENTO PUBBLICO- Ogni movimento che vuole segnare una rottura con il passato, oltre a rispettare il volere dei cittadini, deve impegnarsi a rinunciare al finanziamento pubblico ai partiti, rinato con la Lega Nord nel 1999 sotto la voce truffaldina di “rimborso elettorale”. Si può fare. Basta dichiarlo pubblicamente. Lo ha già fatto per le Regionali del 2010 e lo rifarà per le prossime competizioni il Movimento 5 Stelle promosso da Beppe Grillo che ha lasciato sul banco delle casse dello Stato 1.9 milioni di euro. Ricordiamoci che c’è un referendum da rispettare, quello del 1993. La droga del finanziamento pubblico ai partiti, non fa che allontanare chi fa politica dai cittadini. Si creano dipendenti della politica con segreterie, professionisti, si litiga. Chi vuole finanziare un movimento politico è libero di farlo ma privatamente e registrando i propri contributi regolarmente. Per il resto la politica deve essere idee e “marciapiede” inteso non come il mercimonio che vediamo nelle istituzioni ma come essere il più possibile in strada tra i cittadini. Se il Movimento 5 Stelle è riuscito fino ad oggi a non omologarsi e limitare liti interne ed altro è anche dovuto alla rinuncia di quei fondi. Quando hai da gestire milioni di euro, non sudati con il lavoro, è facile perdere la testa. Se si crede nella produttività non si possono accettare finanziamenti pubblici per far politica, cioè per promuovere le proprie idee.

c) ELETTI A TEMPO DETERMINATO – La “politica di professione a vita” è un altro di quei mali del nostro tempo. Gente che prendiamo sempre l’esempio del caro Umberto Magno, ha trovato nella politica il proprio lavoro. Così si creano le Caste. Quindi è necessario mettere un limite di mandati. Il movimento di Grillo, ha fissato in 2 mandati (10 anni) il limite massimo nelle istituzioni e lo applica sui propri eletti. La cosa non è facile. Anche lì c’è chi scalpita ed il comico blogger ha dovuto ricordare in più di una occasione che i “consiglieri in carica non possono candidarsi ad altri ruoli”. Il tempo e l’esperienza diranno se il movimento dei “grillini” e suoi rappresentanti saranno coerenti su questo punto. Nel caso non lo saranno, proprio grazie alla memoria di internet, verranno svergognati. Il gioco è semplice e vale per tutti. Perché anche i nuovi movimenti indipendentisti non applicano questa regola ? Sarebbe bello vedere in prima linea ragazzi, uomini e donne giovani che fanno questo patto con i cittadini. I vantaggi sono due. Se una persona è un delinquente od un politico scarso al massimo lo avremo tra i piedi 10 anni (ci saremmo liberati di una intera classe politica da un bel pezzo), se è bravissimo continuerà a far del bene ritornando a tempo pieno al suo lavoro e continuerà a far politica come attivista semplice dando consigli a chi verrà dopo di lui.

d) RINUNCIARE AI PRIVILEGI – Un altro patto che gli eletti dei movimenti indipendentisti-autonomisti dovrebbero prendere una volta entrati in Regione o cariche più alte (nei consigli comunali le remunerazioni non sono da Casta) è quello di mettere sul tavolo la rinuncia a diversi privilegi della Casta ed autoridursi lo stipendio versando l’extra (la legge non consente di farlo tornare all’erario) su progetti mirati e comunque discutere con i cittadini che fare di questa somma e rendicontare tutto via internet. La filosofia è sempre quella. Meno soldi pubblici si toccano e meno droga del sistema di potere entra nelle vene del politico.

e) NUOVO CONCETTO DI “PUBBLICO” – Un altro concetto che gli eletti dei movimenti indipendentisti dovrebbero a mio avviso apprendere e far proprio è una nuova definizione di ciò che è “pubblico”, iniziando dai Comuni. “Pubblico” non deve significare “dei partiti” o dei “movimenti politici” ma “dei cittadini”. In maniera diretta. Non mediata e rappresentata dagli eletti nelle istituzioni. In questo caso quindi bisogna astenersi da indicare propri uomini all’interno di enti pubblici o scegliere altri in forma delegata. Lo sforzo deve essere quello per cercare di riformare dal basso questo concetto. Oggi sempre con internet, specialmente nelle società pubbliche comunali, si potrebbe arrivare all’elezione diretta da parte dei cittadini dei membri del consiglio d’amministrazione dopo che le candidature sono state aperte a tutti ed i curriculum messi in Rete. Si potrebbe mettere in discussione il bilancio tra tutti i “soci”, cioè i cittadini che pagano quel servizio, prendere scelte con votazioni online. Volere è potere. L’esempio della democrazia diretta svizzera, applicata sempre più in ogni campo deve essere la rotta da seguire.

A mio avviso, è nell’interesse dei cittadini Veneti, Lombardi, Piemontesi, Sardi, Siciliani , Emiliani, Sud Tirolesi, Liguri, Toscani, Romagnoli, Campani che sempre più movimenti politici adottino questi comportamenti e regole interne per cercare veramente di cambare qualcosa, al di là delle idee sulle singole questioni.

Il dibattito è aperto.

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

8 Comments

  1. Alberto Pento says:

    Condivido lo spirito e buona parte dell’articolazione della riflessione che metto in sintonia con quelle di Enzo Trentin.

    Sentir parlare ancora di LEGA e di Padania me vien el bulegoto el volta buele.

    Come a me vien el samoro a tratar de partiti come quelli italiani o come quelli caregari e di proprietà de uno o di pochi tipo la LEGA di Bossi e company o di Veneto Stato alla Busato/Pizzati/Morosini.

    Per me il fare politica deve in sè (e no “sé”) incarnare il nuovo mondo che si vorrebbe o l’ideale.
    Il tradizionale fare politica sporcandosi le mani e alleandosi anche con il diavolo o i mafiosi se occorresse è proprio il contrario della buona politica, un realismo che mantiene inalterate le cose, un finto cambiamento per mantenere lo stato che c’è ingannando i poveri di spirito, i creduli in buona fede, i figli, i giovani, i vecchi, tutti coloro che si affidano per fiducia e amore a te, a me, a noi.
    No no, no no no se pol pì far le vecie strade!

    Via Italia, via Roma, via LEGA e via Padania!

  2. rosario says:

    Oggi con internet è possibile il voto elettronico certificato, votare via web ogni delibera entro termini ragionevoli.
    Al tempo stesso i responsabili sanno che se non metteranno in atto ciò che viene votato, quanto prima andranno a casa, senza bisogno di cambiare casacca… se sei incompetente i frutti si vedranno subito…

  3. Piemonte Stato oltre ad avere come obiettivo il raggiungimento dell’ indipendenza della nostra regione si prefigge anche l’obiettivo di un ” riordino politico amministrativo” poichè i soldi che finiscono nelle loro tasche vengono sottratti ai servizi per i cittadini. Come esempio vi porto …. questa delibera 2011 — 03430/004

    DETERMINAZIONE: ART. 108 D.LVO N. 267/2000 – NOMINA DEL DIRETTORE GENERALE. IMPEGNO DI SPESA IN ESECUZIONE DELIBERAZIONE G.C. 7.6.2011 (MECC. 2011 3336/04) EURO 589.692,00.
    soldi stanziati per lo stipendio di un anno al Direttore della città di Torino.
    Nel nostro programma:
    due mandati anche non consecutivi
    una sola carica per mandato ( ora troviamo assessori provinciale che fanno anche i sindaci, sindaci che sono anche presidenti di comunità montane ecc…)

    abolizione in toto di tutti i privilegi
    indennità sensata e non indennità da capogiro
    fuori i politici dai CDA
    ai manager pubblici un tetto per il ruolo che rivestono e stop a buoni uscita stratosferici
    Ottenere l ‘indipendenza e non cambiare il modo di fare politica non servirebbe a nulla.

  4. menego says:

    la penso anch’io così.
    com’è che non riesco a trovare altri?
    sembra che per tutti l’unica strada sia nel partito classico e nella via repubblicana della partitocrazia.
    nonostante l’evidenza dei guasti del sistema partitocratico, sembra che tutti coloro che intraprendono la via della politica, ognuno nel proprio piccolo, aspirino ad occupare un posticino che renda qualcosa e che metta al sicuro.

  5. Matteo says:

    “Struttura trasparente e necessaria” – condivido Giulio, ma non c’è bisogno di segreterie. Ci sono le liste elettorali, si fissano regole per farle, per accedervi poi il rapporto è diretto eletti-cittadini. L’eletto deve mettere online buste paga, proprietà. Se tocchi denaro pubblico devi essere trasparente. Con internet oggi tutto cio’ è possibile (per fortuna).
    Volere è potere.

  6. Matteo says:

    @Giulio: perchè no ai limite di mandati ? 10 anni nelle istituzioni in parlamento o consiglio regionale sono tanti. Altrimenti se l’eletto sa che puo’ rimanere per sempre li farà della politica il suo mestiere. Un mestiere dove ci sono cariche ben remunerate, dove l’uso del denaro pubblico è lo strumento per continuare a mantenere il proprio posto.
    ,
    E per mantenere il proprio posto di lavoro a vita, per dirla alla Miglio puo’ portare a storture. Basta vedere quel che è successo alla Lega come a tutti gli altri partiti.

    In realtà tutti devono sentirsi utili nessuno indispensabile per sempre. Vogliamo l’autodeterminazione dei popoli e non quella degli individui staccandoci dal principio del “leader” ? Su bisogna andare oltre.

    Proviamo. Se qualcuno ha già fatto altre esperienze se è idealista farà banchetti e basta se ha già legislature alle spalle. Oppure qualcuno si sente orfano di poltrone oppure si sente il nuovo “unto del signore” che porterà Veneto, Lombardia, Piemonte alla libertà ? Io alle favole non credo piu’. Credo piu’ alle cose facili facili.

  7. Giulio says:

    Concordo quasi in toto su questo articolo: condivido totalmente la parte riguardante il finanziamento pubblico, i privilegi e il nuovo concetto di “pubblico”….Sulla questione di andare oltre la forma partito posso dire che gran parte della riflessione è condivisibile, però devo dire che una vera struttura ben definita e trasparente è necessaria.
    Per quanto riguarda gli eletti a tempo determinato non sono completamente in sintonia. Certo un bel azzeramento totale dell’attuale classe dirigente sarebbe auspicabile, ma penso che chi ben amministra possa aver il diritto di dimostrare per più tempo le sue capacità e la sua onestà, sottolineo onestà morale e intellettuale ( sono consapevole che oggi è quasi inesistente nella nostra classe politica).
    Totalmente contrario ai doppi incarichi di qualsiasi genere.

  8. giorgio says:

    Utilizzo del voto elettronico alle prossime consultazioni elettorali.

Leave a Comment