Alluvioni? Tutti a lavorare, stranieri e pubblico impiego

ministero agricolturadi MARCELLO RICCI
Quale nesso tra dissesto geologico, calamità naturali e invasioni?
Apparentemente nessuno, ma esaminando i fenomeni con meno superficialità, si può asserire che sono perfettamente connessi.
Ogni territorio ha una sopportabilità di antropizzazione strettamente connessa con le caratteristiche orografiche. E’ fattore d’importanza fondamentale; l’eccesso di cementificazione, l’accumulo di emissioni inquinanti sono strettamente correlate alla densità abitativa. Gli squilibri divengono più rilevanti se addizionati all’incuria. Inevitabilmente e puntualmente arriva il conto. Conto salato. Eventi non imputabili solo ai capricci del tempo, storicamente nell ’ordine delle cose. Si pone il problema di stabilire, in rapporto alle caratteristiche orografiche l’entità dell’urbanizzazione.
E’ un’analisi che certamente comporta valutazioni diverse sui singoli territori di un paese stretto e lungo. Di certo stabilito questo primo concetto, si può affermare con assoluta certezza, che l’Italia può al massimo avere una popolazione di 40 e non di 60milioni di abitanti, distribuiti in modo diverso tra pianure e zone montane.
Esistono leggi non scritte, non codificate, per cui quando una popolazione aumenta oltre certi limiti, intervengono fattori correttivi, non imposti , come la contrazione delle nascite. E’ esattamente quello che accade in Italia, ma se follia, malvagità, sporchi interessi, vanificano la correzione naturale del riequilibrio tra uomo e territorio con il trasferimento forzato o comunque indotto di esseri umani, per di più d’ altre razze, da altre terre, s’innescano reazioni umane (vedi Torpignattara) e degrado del territorio.
Questo in un contesto sociale ove le attività svolte dagli abitanti sono inadatte a soddisfare la cura del territorio; quanti forestali che in Calabria o altrove passano la giornata a girarsi i pollici, potrebbero essere proficuamente addetti a curare il territorio?
In modo analogo quanti nell’immenso arcipelago del pubblico impiego passano, nella migliore delle ipotesi, il tempo a gestire i tanti uffici per la complicazione degli affari semplici, potrebbero essere utili in analoghi lavori? Certamente il piano della scrivania lo si gestisce da seduti, mentre la terra è bassa. Parte degli invasori che quotidianamente arrivano, certamente non i minori non accompagnati tutti (certamente sono l’infanzia perseguitata per attività politica), potrebbe in cambio del pane quotidiano e di tutto il resto, lavorare ove serve. Visto che in virtù dell’abusato e molto elastico concetto di “accoglienza” li si deve mantenere e anche pagare, è troppo chiedere loro un contributo di lavoro o anche per loro la terra è troppo bassa?
La ripresa economica non è manna che cade dal cielo, tagliando in modo lineare stipendi e pensioni per la quota eccedente i 5mila euro netti mensili, riconvertendo in modo altrettanto lineare la quota di massa impiegatizia superiore agli standard e utilizzandola per la cura del territorio ferito e dissestato, si innescherebbe il volano dell’economia.
Usare gli immigrati per lavorare, così come i dipendenti in eccesso del pubblico impiego, ridurre le retribuzioni d’oro, sono tappe fondamentali per la ripartenza. Non servono slogan, servono lavoro e concetti standard. Si chiede troppo?

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2 Comments

  1. Venetkens says:

    in certe regioni “i dipendenti in eccesso del pubblico impiego” il posto fisso alla scrivania se lo sono comprato in contanti, pagando qualche alto funzionario, o la mafia. alcuni tutti i mesi devono restituire sottobanco parte dello stipendio statale a chi gli ha fatto ottenere l’impiego pubblico, per sempre. se aspettate che questi prendano in mano il badile per sistemare l’argine di un torrente, beh, campa cavallo!

  2. Dan says:

    Mi piace che i sinistroidi (che fanno rima con….) giustificano l’immigrazione con il fatto che ai tempi anche i nostri facevano uguale ed invece proprio un cavolo.
    Quando i nostri andavano in belgio non partivano perchè là gli promettevano il quattro stelle ed il pocket money: andavano a spalare in miniera e per dormire c’erano i vecchi capanni degli ex campi di prigionia.
    Chi non voleva adeguarsi finiva dritto rispedito a mungere i muli al paesiello d’origine.

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