Esportazioni: l’Italia tira, ma è l’interno che fa pietà

di REDAZIONE

E’ boom del ‘made in Eurolandia’. E l’export italiano cresce a ritmi tedeschi: +4% nei primi cinque mesi. Merito della flessione dell’euro o colpa della crisi che rallenta l’import, fatto sta che per Eurostat a giugno l’Eurozona ha avuto una bilancia commerciale da record storico: +14,9 miliardi di euro, frutto di esportazioni per 161,5 mld ed importazioni per 146,6 mld. Mai saldo cosi’ alto da quando e’ cominciata la raccolta europea dei dati nel 1999. Il precedente, dieci anni fa: +13,6 miliardi nel luglio 2002 (ma con volumi di circa il 40% piu’ bassi: 95,9 mld di export, 82,2 mld per l’import). Ed e’ record anche per il dato ‘destagionalizzato’: +10,5 mld (+9,7 nell’agosto 2002). Tra gennaio e maggio in Italia le esportazioni totali sono cresciute del 4% rispetto allo stesso periodo del 2011, passando da 154,7 miliardi a 160,8 miliardi. Percentualmente, lo stesso incremento tedesco. Tre volte maggiori pero’ i volumi in Germania, riuscita a vendere al resto del mondo prodotti per 454,8 miliardi. Nel 2011 si era fermata a 436,2. Spia della crisi italiana e’ pero’ la brusca frenata dell’import: -5% (da 172,9 mld a 163,4). Anno su anno, la bilancia commerciale del nostro paese (nonostante la pesantissima bolletta energetica gonfiata anche dalle grandi nevicate) e’ passata da un saldo passivo di -18,2 miliardi ad appena -2,6 miliardi. E prendendo in esame il solo giugno, l’export italiano rispetto a maggio e’ cresciuto del 2%, quello della Germania del 6,6%. Nel complesso, secondo Eurostat, le esportazioni dell’Eurozona a giugno sono cresciute – anno su anno – del 12% (da 143,8 a 161,5 mld) e in una prima stima del primo semestre l’istituto di statistica europea indica una crescita dell’8% dell’export (da 851,2 a 921,5 miliardi (rpt. 921,5)) a fronte di un import in salita di appena il 2% (da 874,2 a 895,3 mld). Valutando i flussi imp-ex dell’intera Ue, Eurostat ha registrato un forte calo delle importazioni da India (-10%) e Giappone (-6%) e una riduzione del deficit commerciale con la Cina (da -62,4 a -56,4 miliardi). Se l’euro in calo sul dollaro puo’ aver dato una spinta alle esportazioni del settore manifatturiero (che per l’intera Ue nei primi cinque mesi sono passate da +90,6 a +133,8 miliardi), i dolori arrivano quando si valutano i costi sul fronte delle importazioni di energia. Il saldo per la Ue a 27 e’ stato di -176,6 miliardi tra gennaio e maggio di quest’anno, circa venti miliardi peggio dello stesso periodo del 2011 (-156,8 miliardi).

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